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Opinioni e commenti
 

La marcia nera dell’Orgoglio dei minatori irrompe a Madrid: 400km per oltre 40.000 posti a rischio
Pubblicato il 11-07-2012


La marcia nera dell’Orgoglio dei minatori, è arrivata ieri a Madrid dopo venti giorni di cammino. Motivo della protesta la riduzione del 64% dei finanziamenti pubblici previsti dal nuovo piano economico tutto tagli e pochi investimenti, del governo del Partido Popular del premier Mariano Rajoy. “Orgullo minero”. Due parole rosse e nere spiccano in una stazione di bus nella periferia della capitale spagnola rivelano che i minatori stanno finalmente arrivando dalle Asturie, la “regione verde” ma soprattutto la regione nera della cuencas mineras, Leon e Palencia.

400 KM PER 40.000 LAVORATORI A RISCHIO – La marcia dei minatori si è trasformata lungo il percorso nel simbolo della lotta operaia e sociale contro la crisi. “Magari fossi come voi, Siete gli autentici eroi degli spagnoli” così commenta un addetto alla sicurezza in uniforme al lavoro sulla strada al seguito della camminata dei 160 minatori sui 400km delle strade spagnole. La colonna del nord, che riunisce i minatori asturiani e leonesi, da qualche ora sta aspettano del quartiere al settentrionale della capitale l’arrivo della colonna proveniente da Argon. “Una croce troppo pesante da sopportare”. Così i manifestanti vedono i piani di Madrid, ultimi tagli ai finanziamenti che schiacciano quanto resta dell’antica industria mineraria spagnola che negli ultimi venti anni è stata colpita dalla perdita di oltre 40.000 posti di lavoro. “Andremo avanti – dice un rappresentante dei sindacati – finché sarà garantita la sopravvivenza del nostro settore”.

7 MINATORI BARRICATI SOTTOTERRA – La marcha negra segue le proteste di 7 minatori che da quasi un mese sono barricati nelle miniere asturiane per dimostrare il feroce malcontento rispetto all’attuale gestione economica e politica del settore che segue l’ossessiva sequenza di tagli al settore pubblico: i minatori compagni de los mineros in marcia ricevono acqua e cibo per mezzo di un canale attraverso il quale hanno comunicato con l’esterno che non hanno intenzione di uscire alla luce se il governo di Rajoy non ritirerà i tagli annunciati. Proteste e cortei antigoverno, in difesa del più inalienabile dei diritti: il diritto al lavoro accompagnati non solo da scene di giubilo da parte degli spagnoli che in questi mesi sembrano quanto mai distanti da un governo premiato non più di nove mesi fa con una valanga di voti, ma da scontri e arresti (19) con la polizia schierata per contenere le manifestazioni sindacali e i primi cortei.

L’APPELLO ACCORATO DI SEPULVEDA – In Spagna gli operai e le lavoratrici dell’industria mineraria rappresentano storicamente un comparto da sempre impegnato nell’affermazione dei diritti di base dei lavoratori come il riconoscimento della giusta retribuzione e la sicurezza sul posto di lavoro e al consolidamento della rappresentanza sindacale. “Lo sfruttamento delle miniere di antracite, carbone, degli uomini e delle donne sono sempre stati moneta di scambio per i governanti spagnoli – spiega lo scrittore cileno ma asturiano d’adozione Luis Sepulveda – Già nel 1962, quando la Spagna franchista veniva accettata nella Comunità economica europea, Francisco Franco affermava che le miniere di carbone spagnole avevano i giorni contati per favorire quelle della Ruhr, in Germania e in Polonia”. Allora la risposta dei minatori fu il primo grande sciopero, con un’adesione del 100%. Mezzo secolo fa i minatori vinsero, conservarono i loro posti di lavoro. Oggi le miniere attive sono solo 47, ma come allora la dignità dei lavoratori è rimasta intatta.

Sara Pasquot

 

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