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Opinioni e commenti
 

La telenovela continua. Declassati i Titoli di Stato, ora tocca alle banche
Pubblicato il 18-07-2012


Come previsto, a pochi giorni di distanza dal declassamento a Baa2 dell’Italia, anche le banche italiane sono state declassate da Moody’s, in linea con il principio adottato dall’agenzia di rating di contenere i rating delle imprese italiane entro i limiti del rating assegnato all’Italia.

E’ TUTTA QUESTIONE DI RATING? – In particolare le banche non possono avere un rating superiore a quello dell’Italia perché, in caso di crisi, sono molti i canali di contagio tra un debitore e l’altro. Eccezioni a questo principio sono possibili unicamente quando una banca può fare affidamento su un supporto finanziario esterno al proprio Paese, oppure quando essa svolge una parte consistente della propria attività all’estero, o ancora quando è limitata la sua esposizione verso i titoli di Stato del proprio Paese. Evidentemente non è questo il caso delle banche italiane. Dato lo status quo, quindi, ogni ulteriore abbassamento del rating dell’Italia si rifletterà in negativo sul rating delle banche italiane.

MOODY’S, L’ITALIA RIUSCIRA’ A SOSTENERE BANCHE IN DIFFICOLTA’? – Inoltre, a questa situazione, ora secondo Moody’s si aggiunge anche il rischio che il Governo italiano non sia in grado di intervenire per sostenere finanziariamente le banche in difficoltà. E quindi, anche per le banche, le prospettive restano negative, soprattutto nel caso di un prolungarsi della fase recessiva dell’economia, di un accentuarsi della dipendenza dalla Banca Centrale Europea per finanziare la propria attività, di ulteriori indebolimenti del merito creditizio sovrano dell’Italia.

CIRCOLO VIRTUOSO O VIZIOSO – Come se ne esce? Secondo Moody’s, le banche possono riguadagnare fiducia degli investitori se si ricapitalizzeranno, se miglioreranno la loro redditività o la qualità dei loro attivi, ma anche se cambieranno di proprietà. E’ chiaro che Moody’s giudica insufficienti le pesanti ricapitalizzazioni appena effettuate dalle banche italiane che le rendono tra le più solide in Europa, i miglioramenti di efficienza degli ultimi anni, il dovuto sostegno delle banche italiane al proprio Paese. Non resta allora che la strada del cambio di proprietà, come se il passaggio magari in mani straniere, possa rappresentare una via per conquistare un migliore rating. Non si capisce come. Il semplice cambio di proprietà non apporta infatti capitali freschi in una banca. Forse Moody’s ritiene che un nuovo azionista di maggioranza, ad esempio arabo, statunitense, francese o tedesco, possa avere una maggiore disponibilità di capitali da iniettare nella banca in caso di eventuale difficoltà.

DOVE STA LA RAGIONE – Questo è il tenore delle analisi effettuate da Moody’s. Ma è davvero qualcosa di augurabile per le famiglie e le imprese italiane? Davvero se le banche italiane fossero in mani straniere, le imprese italiane sarebbero finanziate e sostenute come lo sono ora? Oppure non è più plausibile ritenere che, in un periodo di razionamento del credito, se le banche italiane fossero in mani straniere, dovendo scegliere a quale tra due imprese – una italiana e l’altra del Paese dell’azionista della banca – concedere un prestito per espandere l’attività, a parità di merito creditizio non sarebbe privilegiata l’impresa straniera?

PIU’ REGOLE ALLE AGENZIE DI RATING – Questo è dunque il tenore delle valutazioni effettuate dalle agenzie di rating. Quello che sorprende è come le autorità europee – pensiamo soprattutto alla European Securities and Market Authority – non sia ancora intervenuta per porre delle regole più stringenti a queste società private ma capaci di influenzare il rischio sistemico, e i cui comunicati sono più simili a telenovelas che non ad analisi finanziarie. Urgerebbe dunque un intervento della European Banking Authority o anche della Banca Centrale Italiana, per mitigare le regole che ora conferiscono a queste agenzie un potere così elevato.

CHE FINE HANNO FATTO GLI ACCORDI DI BASILEA – Ci riferiamo in particolare al fatto che gli accordi di Basilea II e Basilea III, che sostanzialmente regolano la quantità di capitale proprio che le banche devono detenere a fronte dell’attività creditizia, presuppongono e, per questa via, legittimano le agenzie di rating. Ovvero è sulla base del giudizio assegnato dalle agenzie di rating ad un determinato debitore, che la banca dovrà detenere una maggiore o una minore quantità di mezzi propri. Peggiore è la qualità del debitore, maggiore è il capitale proprio che la banca dovrà detenere a fronte di quel credito. Il principio è valido. Ciò che è sbagliato è che le Autorità pubbliche assegnino a dei soggetti privati quali le agenzie di rating, che potrebbero avere dei conflitti di interesse, il compito di decidere in esclusiva la qualità del merito creditizio. Sono le banche, come pure gli altri investitori istituzionali, che devono dotarsi di propri modelli econometrici interni e bravi analisti, capaci di stimare il merito di credito dei prenditori.

CREARE UN’AGENZIA DI RATING EUROPEO – Un’altra valida alternativa potrebbe essere la creazione di un’agenzia di rating europeo, di matrice mista pubblico-privata, a cui partecipino sia gli Stati sovrani e sia i principali stakeholders del mercato finanziario, ossia banche, borse, compagnie di assicurazione, fondi di investimento e anche associazioni di consumatori. Non resta che augurarci che questa visione maturi col tempo e sia sempre più limpida ai policy makers, sia a livello normativo che regolamentare, sia europeo che italiano.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Articolo interessante laddove spiegando in maniera chiara la funzione del rating assegnato ad un paese con i relatvi risvolti suggerisce delle alternative che possono essere attuate analizzando poi e sottolinando una incongruenza che sebbene evidente viene ancora oggi tollerata: e’ giusto che le agenzie di rating siano societa’ private??
    Su tal punto fino a quando non verra’ riformata la normativa ogni articolo a riguardo non sara’ mai ripetitivo e sara’ sempre utile a migliorare/modificare questo assurdo sistema.
    Scrivete ancora !!!

    • Come ebbi modo di sottolineare un po’ di tempo fa in altro articolo del redattore il problema resta sempre lo stesso. L’ imparzialità non sarà mai garantita sino a quando non viene reso pubblico il nome di colui che siede nell’ombra della società di rating. Certo una agenzia europea può essere indice di maggior obiettività; ma se al suo comando ci fosse un uomo o una donna vicina alla Germania chi potrebbe garantire la serenità di una valutazione del nostro paese o delle nostre banche?

  2. Le agenzie di rating non sono obiettive,non sono disinteressate e soprattutto non sono innocenti.
    Ormai questo è chiaro a tutti. Lo ha ribadito anche il presidente della BCE,Mario Draghi, rispondendo alle domande del procuratore del tribunale di Trani.
    Ma ribadisco la mia idea che la risposta fondamentale non può essere che politica: la maggiore coesione europea è l’unico argine all’ingiustificato potere delle agenzie di rating.

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