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Opinioni e commenti
 

L’Aquila, gli aiuti di Usa e Gb? Solo ‘belle promesse
Pubblicato il 03-07-2012


“Parole, Parole, Parole”. Così cantava la grande Mina nel 1972. E così sembrano cantare anche oggi il primo ministro inglese David Cameron e il presidente degli Stati Uniti d’America, Barak Obama. «Gli Stati Uniti alla fine non hanno dato nulla e neppure la Gran Bretagna», questo lo sfogo del sindaco de L’Aquila Massimo Cialente che ha raccontato ai microfoni di Radio 24 tre anni di promesse non mantenute. Meno “pinocchia”, invece, sembra essere la Russia che ha già messo a disposizione i fondi per la ricostruzione di palazzo Ardinghelli.

 

IL GATTO E LA VOLPE – Certo, se è vero che di fronte alle macerie sia Cameron che Obama avevano espresso “solidarietà”, e che questa si sia mai tradotta nei “quattro soldi” di collodiana memoria, è facile dipingerli dei birichini: ma forse, a differenza del Burattino più famoso del mondo, il premier inglese e il primo ministro britannico, non sono caduti nella trappola del Gatto e la Volpe e della “città dei balocchi”. Non fu una gestione serena quella del dopo-terremoto. Dichiarazioni di Berlusconi a parte, quelle sulla tendopoli definita come “camping e vacanze pagate”, l’ex zar della Protezione Civile che coordinò gli interventi fu raggiunto, nel 2010, da un avviso di garanzia per presunti appalti e corruzione in relazione al G8 de La Maddalena poi spostato a L’Aquila. Rinviato a giudizio, Bertolaso rimane imputato per un giro di scambi di favori, anche di natura sessuale, in cambio di appalti. Lo scorso gennaio Bertolaso è stato iscritto anche nel registro degli indagati dalla procura dell’Aquila per omicidio colposo come responsabile della Commissione “Grandi Rischi”. La Commissione, riunitasi a L’Aquila 5 giorni prima del terremoto, è accusata di avere sottovalutato i pericoli connessi ad un possibile terremoto, causando così la morte di 309 persone.

UN PROBLEMA D’IMMAGINE – Insomma, con queste premesse è il caso di dire che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Del resto, a tre anni dal terremoto, i fondi ricavati dalla vendita del cd Domani’, prodotto da un gruppo di cantanti capitanati da Jovanotti, i cui ricavi ammontano a più di un milione di euro, sono ancora fermi su un conto del ministero dei Beni Culturali. Lo stesso sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente ha dichiarato all’Avanti!online che la ragione, secondo lui, per la quale molti fondi promessi da governi esteri non sono mai stati destinati riguarderebbe anche «un problema di immagine del governo Berlusconi». Il sindaco ha anche specificato che il «Comune sta riprendendo le negoziazioni con i vari Stati, il Giappone e Inghilterra in particolare, direttamente e senza passare per la mediazione del governo». La dottoressa Fabrizia Aquilio, responsabile della promozione internazionale della città e incaricata di coordinare il collegamento delle rappresentanze diplomatiche con i Paesi esteri in merito ai fondi destinati alla ricostruzione del capoluogo abruzzese, intervistata dall’Avanti!online ha dichiarato che, nonostante le parole di solidarietà, il vice-ambascaitore dell’ambasciata di Sua Maestà le ha «mostrato una lettera inviata alla Farnesina sulla quale si affermava che, come governo, gli inglesi non avrebbero sostenuto la ricostruzione, ma avrebbero solamente spinto aziende private ad investire e prodigarsi». Insomma, in pieno spirito liberal e anglosassone, forse i sudditi di Elisabetta hanno deciso di puntare sui privati rispetto che su una gestione governativa come quella del precedente governo: niente imbrogli, siamo British!

Dottoressa Aquilio, il sindaco dell’Aquila ha dichiarato che le promesse fatte da Usa e Inghilterra in merito alla ricostruzione non sono state mantenute, cosa è successo?

È successo che semplicemente i soldi non sono arrivati, non ce li hanno dati. Il premier britannico scrisse una lettera al ministro degli Esteri per dire che non avrebbero partecipato alla ricostruzione dopo che, durante la passeggiata davanti alla stampa, aveva dichiarato solidarietà: insomma, a fronte delle richieste specifiche si è defilato. Da quando ho preso l’incarico ho fatto richiesta di riunione con i paesi del G8 che avevano manifestato solidarietà per ricordare che solidarietà significa interventi, non semplici pacche sulle spalle.

Perché hanno cambiato posizione?

Non saprei. In realtà l’ambasciata italiana nel Regno Unito ha detto che, è un po’ una mentalità del governo inglese quella di non intervenire direttamente ma favorire l’intervento tramite i privati.

E, invece, con gli Stati Uniti? Anche Obama aveva preso un impegno forte durante la visita all’Aquila.

Prima ho incontrato l’ambasciatore Usa in Italia e, in quella circostanza, mi è stato detto che Obama non era interessato alla ricostruzione ma ai giovani. Io ho spiegato che i giovani aquilani sono stati il motore che ha determinato la rinascita della vita in città e come, per loro, l’attenzione alla ricostruzione della memoria storica fosse determinante quanto la ricostruzione delle case. Devo dire che il Dipartimento di Stato si è attivato nel coordinare l’attività di raccolta fondi sollecitato dalla Fondazione degli Italiani Americani (Niaf), attività promossa anche dalla Delegazione dei congressisti italo-americani. Nella maggior parte dei casi si è trattato di raccolte di fondi spontanee organizzate dagli emigranti, fondi che sono finiti alle comunità locali perché è valsa la conoscenza diretta e il rapporto con il territorio di origine.

Spiegazioni ufficiali a parte, non è possibile che, di fronte agli scandali che hanno investito la ricostruzione e la Protezione Civile, alcuni paesi abbiano deciso di appoggiare interventi diretti dei privati per paura di passare attraverso quelle strutture governative finite sotto processo?

Io non posso escluderlo, ma dare questa giustificazione mi sembra troppo comodo. Ci sono paesi come Canada e Australia che non hanno girato la schiena all’Italia. Noi oggi abbiamo un dovere imperativo e categorico, soprattutto rispetto alle prossime generazioni, che è quello della ricostruzione di un patrimonio che non appartiene solamente a noi ma a tutta l’Umanità.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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