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Opinioni e commenti
 

Messico, il Berlusconi del Centro America è il nuovo presidente: ‘Mamma mia, Here we go again’
Pubblicato il 02-07-2012


“Mamma mia, Here we go again”, ci risiamo. Così apriva, qualche anno fa in copertina, il prestigioso magazine inglese The Economist commentando la rielezione di Berlusconi. Ieri, dopo 12 anni di assenza dal potere, il Partito Rivoluzionario Istituzionale messicano è tornato a guidare il Paese che aveva governato per “soli” 71 anni, dal 1929 al 2000. Enrique Peña Nieto è il nuovo presidente del Messico eletto con circa il 38% dei suffragi raccolti tra i 79 milioni di votanti sparsi per tutto lo Stato federale. Andres Manuel Lopez Obrador, candidato di sinistra, si è attestato sul 31% delle preferenze mentre Josefina Vazquez Mota, candidata del partito dell’uscente presidente Felipe Calderon, il Partito di Azione nazionale, ha raccolto circa il 26% dei voti.

UOMO “MEDIATICO” – All’annunciare la vittoria di Peña Nieto, che verrà ufficializzata soltanto il prossimo mercoledì a spoglio terminato, Calderon, si è detto disposto alla massima collaborazione per il periodo di transizione, che durerà fino a dicembre. Peña Nieto è un uomo “televisivo”: avvocato 45enne, l’ex governatore dello stato di Mexico che ospita la capitale Ciudad de Mexico, è il proprietario del più grande network televisivo del Paese oltre che più grande produttore di programmi in lingua spagnola al mondo, Televisa.

NARCOS, DISOCCUPAZIONE: LE RELAZIONI PERICOLOSE – Vive un momento difficile il Messico. Un Paese testimone di una feroce guerra intestina che ha fatto più di 50000 morti dal 2006. Due i fattori principali che hanno determinato l’impennata di violenza: il primo riguarda lo spostamento del traffico di droga dalla Colombia al Messico. La strategia statunitense del “Plan Colombia”, ha infatti determinato un cambiamento nella ripartizione delle competenze. La piaga del narcotraffico ha coinvolto pesantemente il Messico da quando i cartelli messicani hanno sostituito quelli colombiani nella filiera del traffico di droga propriamente detto: mentre la produzione di coca rimane prerogativa principalmente dei colombiani, il controllo del traffico a livello internazionale, soprattutto verso gli Stati Uniti, è stato preso in mano dai temibili cartelli messicani come Los Zetas e il Cartel del Golfo. A questa dinamica si è aggiunto un elemento detonante per l’esplosione della violenza: la “Guerra la Narcotraffico” dichiarata dal presidente Calderon contro i cartelli della droga che, in precedenza proprio sotto i governi del Pri, in particolare quello del suo mentore Carlos Salinas, erano tollerati per mantenere l’equilibrio.

MANO FERMA – E proprio  per sgomberare il campo da questo passato scomodo Peña Nieto ha chiamato a far parte del suo staff il generale colombiano Oscar Naranjo, famoso per essere aver guidato, all’inizio degli anni ’90, il gruppo che uccise il più famoso narcotrafficante della storia, il colombiano Pablo Escobar. Ma sono soprattutto la campagna mediatica e l’impoverimento del Messico negli anni della guida Calderon, con una disoccupazione in crescita, ad aver aiutato Peña Nieto a raggiungere la Presidenza. La sua campagna elettorale, che ha parlato soprattutto alla classe media preoccupata per la situazione dell’ordine pubblico, si è basata sulla promessa di una “democrazia con risultati” e un “governo efficace”.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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