lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Nasce Di Pietrendola?
Pubblicato il 03-07-2012


Si sono presentati insieme alla conferenza stampa per dire chiaro e tondo che nessun Bersani li può separare. Vendola non accetta la “conventio ad exludendum” nei confronti di Di Pietro, che Bersani aveva ipotizzato anche per intercettare l’adesione di Casini al suo governo dopo le elezioni. E se le carte restano le attuali, ma da qui alle elezioni ne succederà d’ogni colore, Bersani si troverà alle prese con una difficile scelta: o quella di continuare nel suo progetto anche senza Vendola, che con Di Pietro formerà a quel punto una sorta di nuova sinistra radicale, o quella di tornare alla foto di Vasto rinunciando a qualsiasi rapporto col centro.

Casini, definito addirittura “assassino” da Di Pietro, non credo che potrà infatti mai accettare di collaborare con una maggioranza che comprenda un suo così truculento accusatore. Penso che ancora una volta la tecnica della politica, vedasi legge elettotale, sarà subalterna alle scelte delle alleanze. E che nella legge elettorale (se mai verrà cambiata) si ritroveranno le diverse opzioni politiche. Fino alle elezioni amministrative pareva scontata come soluzione la cosiddetta bozza Violante, che prevedeva la fine del bipolarismo con la cancellazione del premio di maggioranza e il ritorno a un sistema proporzionale corretto che con le elezioni doveva eleggere un Parlamento e non scegliere un governo.

Era l’ipotesi funzionale alla continuazione del governo Monti o di un governo politico di unità nazionale, che si giudicava indispensabile perché l’emergenza economica italiana non finisce certo nella primavera del 2013. Poi, con il travolgente successo di Grillo e il fenomeno dell’astensionismo così elevato ma, soprattutto, con i problemi sociali procurati da alcune leggi del governo Monti che andavano di pari passo con la sua perdita di consensi nel Paese, soprattutto il Pd innescò la clamorosa retromarcia, tentando di ribaltare la sua posizione. E tornò a parlare della validità del bipolarismo e della ricerca di una coalizione alternativa al centro-destra già prima delle elezioni. Adesso siamo a metà strada, nel senso che la proposta di Bersani suppone una coalizione prima delle elezioni che, dopo le elezioni, dovrebbe allearsi con un’altra coalizione, tenendone presente però da subito le condizioni.

Siamo alla sintesi della tesi (bozza Violante) e dell’antitesi (riproposizione del bipolarismo elettorale). D’Alema parla addirittura di un centro-sinistra europeo del quale anche Monti farebbe parte, mentre il nostro presidente del Consiglio riprende quota dopo il positivo recente vertice europeo e si parla apertamente (lo fa Casini) di un governo Monti-Bersani che comprenda naturalmemte lui stesso. Vedremo come evolverà il confronto sulla legge elettorale (se vogliono allearsi Di Pietro e Vendola dovrebbero schierarsi apertamente per il proporzionale se no rischiano di fare la fine di Bertinotti) e da quale finestra si riaffaccerrà il confronto politico. Per quanto riguarda il Psi non c’è proprio nulla da cambiare. Da Montecatini a Perugia a Fiuggi abbiamo sempre parlato di un rapporto diretto tra la sinistra riformista e un centro laico e cattolico.

Perché mai dovremmo cambiare idea proprio adesso e magari metterci a inseguire Vendola, che insegue Di Pietro, che insegue Grillo? Quello che alcuni compagni non capiscono, o fanno finta di non capire, è proprio questo: che al centro-sinistra italiano ed europeo si può opporre solo la foto di Vasto e, se Bersani, come credo, la ripudierà, aderire al Di Pietrendola, che per i socialisti dovrebbe essere una minestra davvero immangiabile. E penso anche difficile da digerire per l’Italia.

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