martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

New York: vietata la vendita di bibite gassate ‘big size’, immediate le proteste
Pubblicato il 16-07-2012


Tra poco niente più bevande dalle dimensioni titaniche a New York: se il Dipartimento della Salute della città approverà la proposta avanzata un mese fa dal sindaco Michael Bloomberg, la vendita di bevande ad alto contenuto di zuccheri, con una dimensione maggiore di 16 once, equivalenti ai nostri 373 millilitri, sarà vietata. Dopo il divieto di fumo nei parchi, il “Mayor” Bloomberg si cimenta così nella battaglia contro l’obesità. In città però la proposta non sembra essere accolta con entusiasmo, e contro l’ingerenza del governo nella libertà di scelta “alimentare”, i cittadini si mobilitano.

PRO E CONTRO DEL DIVIETO – Soda, caffè e tè, succhi di frutta e sports drinks: sarà tutto messo al bando ad eccezione delle bevande versione diet e calorie-free. Tante le contraddizioni che riguarderebbero la messa in pratica del “ban”: la restrizione infatti non verrebbe applicata per quanto riguarda la prassi del “free refills”, grazie alla quale i clienti che hanno ordinato da bere, hanno la possibilità di riempirsi il bicchiere tutte le volte che vogliono, gratuitamente. Inoltre, non sarà poi così difficile trovare le titaniche lattine iper zuccherate: i supermercati infatti potranno continuare a distribuire indisturbati questi prodotti. Soltanto i ristoranti che prevedono un “health inspection report” saranno coinvolti dalla nuova legge, come i teatri e i cinema che sono forniti di punti di ristoro, i luoghi sportivi e i coffe shop.

UN’ASSOCIAZIONE CONTRO IL DIVIETO – A Washington Square, nel cuore dell’East Village, tra i turisti che si mettono a mollo nella fontana centrale negli afosi pomeriggi newyorkesi, e gli studenti della New York University che riempiono prati e panchine, alcuni giovani dalle magliette firmate “Nycbeveragechoices” fanno il giro del parco, Ipad alla mano, per far firmare la petizione contro il divieto. Fanno parte della “New Yorkers for Beverage Choices”, l’organizzazione creata dai residenti di New York e da aziende che operano nel settore del ristoro, nata in reazione alla proposta del Sindaco. L’obiettivo: raccogliere 50.000 firme da presentare al Department of Health e al City Council, per fermare il divieto di Bloomberg.

PER LA LIBERTA’ DI SCELTALa domanda che ci si pone è: oggi si interviene sulle dimensioni delle bibite, e domani? Il governo deciderà sulla quantità di cibo che ciascun newyorkese deve ingerire? Insomma, la proposta dell’ ex Repubblicano Bloomberg è vista come eccessivamente paternalistica. John, uno dei ragazzi dell’organizzazione, cerca firme. Per ora ne sono state raccolte 8.000, ma il numero cresce velocemente, dice. Secondo lui bisogna puntare all’educazione alimentare piuttosto che mettere in atto queste iniziative- show. Un esempio: mettere in atto strategie come quella di Michelle Obama, che grazie all’orto biologico della Casa Bianca da lei stessa curato, sta avendo un impatto positivo nell’educazione alimentare, soprattutto in quella giovanile. Qualche idea? John propone la costruzione di farms, fattorie, nei dintorni di New York; luoghi dove produrre prodotti di prima qualità, inserendoli sul mercato a prezzi concorrenziali. Gli americani continueranno a mangiare da McDonald’s fino a quando i prezzi del junk food saranno così bassi. Sarebbe allora il caso di intervenire sugli ingredienti spazzatura usati nella preparazione dei cibi: in quel caso il divieto sarebbe sensato e porterebbe a risultati concreti.

SOFT DRINKS E OBESITA’ – L’organizzazione punta il dito sulla scelta del sindaco: non sono i soft drink la causa dell’obesità dilagante negli Stati Uniti. Secondo la CDC, il Centers for Disease Control and Prevention, importante organismo che opera all’interno della sanità pubblica americana, il consumo di queste bevande è sceso negli ultimi anni del 39%, soprattutto grazie alla diffusione delle bibite low- e zero-calorie. Nonostante ciò, il tasso di obesità è aumentato vertiginosamente. Secondo i dati del governo le bibite ad alto contenuto di zuccheri rappresenterebbero solo il 7% delle calorie nella dieta media americana. E’ tempo quindi di intervenire sul restante 93% rappresentato dal cibo spazzatura, dice John. Adesso si attende l’approvazione della legge da parte del NYC Department of Health, mentre in molti sperano di raggiungere le firme necessarie per bloccare la proposta del Mayor Michael Bloomberg.

Benedetta Michelangeli

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