martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Non vogliamo un’Italia senza capo né coda
Pubblicato il 25-07-2012


Il decreto legge sulla revisione della spesa pubblica presenta forti profili di incostituzionalità. Il Parlamento respinga tagli lineari che non consentiranno alle regioni né di governare il Patto per la Salute, né di gestire la sanità. Ombre si stagliano sui finanziamenti per il trasporto pubblico locale. Infine la riforma delle province. Si tratta della più importante riforma istituzionale dall’Unità d’Italia ad oggi; se non cambia l’indirizzo del Governo nascerà un’Italia senza capo né coda. Si deve e si può fare una riforma delle istituzioni che costi meno agli italiani e dia maggiore efficienza e autorevolezza agli Enti statali nel territorio, ma non è questa la strada. Avremo città metropolitane di una grandezza esagerata e province completamente imbastardite, perché separate dalle loro radici e senza un legame con il futuro dell’economia.

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Commenti all'articolo
  1. Non sono un esperto, ma sugli interventi per razionalizzare le strutture Sanitarie non mi sembrano campati in aria, in quanto si riducono i posti ospedalieri per sostituirli con day-ospital, pronti soccorsi, assistenza domiciliare e di conseguenza si riducono i costi della sanità. Se si rapportano i malati nei reparti di chirurgia, si rileva che la quantità di interventi chirurgici possibili in quello ospedale comporta il trattenimento in ospedale per altri giorni dei malati stessi. Così per le Provincie, le proposte si muovono sulla linea giusta del gradualismo rispetto alla eliminazione delle stesse e spostamento delle funzioni a Comuni e Regioni. Penso invece che mediante l’accorpamento su dimensioni più ampie, avremo anche la riduzione di tutte le strutture costruite a carattere provinciale (Prefetture, Motorizzazioni, ecc.) con un risparmio consistente della Pubblica Amministrazione. Certo va risolta l’anomalia delle Città Metropolitane, la cui elezione erroneamente viene limitata agli elttori dei Capoluoghi. Infine sul Trasporto Pubblico Locale, occore partire dai costi delle corse minime da assicurare e poi vedere l’integrazione di ulteriori orari a carico delle Amministrazioni territoriali coinvolgendo cittadini e Amministratori. Cioè vanno considerati come servizi aggiuntivi di tipo oneroso.

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