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Opinioni e commenti
 

Per amore dell’Italia, Beppe Englaro: «La battaglia della nostra famiglia e di Eluana fu una battaglia di civiltà»
Pubblicato il 20-07-2012


 

«Oltre 20 anni fa una famiglia socialista si è ritrovata a dover combattere una battaglia con una figlia molto forte e molto libera che aveva le idee chiare sulla propria vita: come famiglia ci siamo trovati a dover affrontare una battaglia etica scontrandoci contro dei poteri che non erano allineati con la Costituzione». Così apre il suo intervento al meeting Per amore dell’Italia, organizzato dai socialisti del Psi, Beppe Englaro, padre di Eluana e simbolo di una battaglia di civiltà che ha reso migliore il nostro Paese e che rimane ancora oggi aperta.

DAVAMO VOCE ALLA DETERMINAZIONE DI NOSTRA FIGLIA – «Davamo voce a nostra figlia che non aveva più voce per chiedere che venisse presa in considerazione la sua volontà espressa precedentemente» ha detto Englaro andando indietro con il ricordo ai dibattiti in quella famiglia socialista, quella famiglia dalla forte coscienza civile in cui si era discusso della problematica. «Parlavamo con cognizione di causa e la ragazza ha dovuto trasformarsi in una vittima sacrificale di questi poteri che non accettano i principi della Costituzione». Volevano privare la famiglia Englaro del sacrosanto diritto di «dire no grazie all’accanimento terapeutico» per non dover continuare a vivere una vita lontana dalla stessa idea di vita che Eluana e la sua famiglia avevano.

RIVENDICAVANO UNA LIBERTA’ CIVILE E UN DIRITTO COSTITUZIONALE – «Noi rivendicavamo una libertà e una diritto costituzionale e per questo ci rivolgemmo alla magistratura» ha raccontato Englaro con la voce di un uomo che ha sofferto ma che ha trovato la determinazione nella forza dei propri principi e delle proprie convinzioni: «per avere la risposta definitiva, che chiedevo dal gennaio del 92, ci sono voluti 15 anni e 9 mesi». Ma la risposta è stata chiara: è un diritto di autodeterminazione sia nel caso in cui si è capaci di intendere e volere che quando non si è più capaci, «un diritto fondamentale come quello di parità fra bianchi e neri affermato da Nelson Mandela».

CE LA FACEMMO CON LA SOLIDARIETA’ DEI COMPAGNI SOCIALISTI – Poi, quando arrivò il decreto attuativo, intervenne la peggiore politica, quella del presidente della Regione Lombardia Formigoni, dell’allora ministro Sacconi e dell’ex premier Silvio Berlusconi a boicottare questo diritto. Una classe politica inadeguata sollevò un conflitto di attribuzione contestando le decisioni della magistratura accusata di “giustizia creativa”. Sollevarono il conflitto portandolo alla Corte Costituzionale che ritenne inammissibili le contestazioni. In quell’occasione ricevemmo l’appoggio dei socialisti del Friuli che «ci aiutarono a trovare una soluzione quando il ministro Sacconi e Formigoni iniziarono a ricattare le strutture sanitarie e alla fine abbiamo vinto una battaglia di civiltà e diritto che rimane aperta ancora oggi».

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