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Opinioni e commenti
 

Permesso di soggiorno per chi denuncia il ‘caporale’
Pubblicato il 06-07-2012


Approvata in via definitiva dal Consiglio dei Ministri la nuova normativa sull’immigrazione che prevede l’acquisizione del diritto al permesso di soggiorno per l’immigrato clandestino che denuncia il suo sfruttatore. La norma che, pur con ritardo, recepisce la direttiva dell’Unione europea 2009/52, prevederà anche un norma transitoria, che offre un salvacondotto sotto forma di sanatoria per permettere ai datori di lavoro di mettersi in regola. «Una norma dalla parte delle vittime» secondo il procuratore aggiunto al tribunale di Torino Paolo Borgna, esperto di immigrazione, intervistato dall’Avanti!online.

PENE PIU’ SEVERE PER I “CAPORALI” – Per combattere il caporalato e lo sfruttamento del lavoro clandestino, dunque, si premia la denuncia con la regolarizzazione: la legge, voluta dal ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi, dovrebbe incentivare la stipula di contratti di lavoro e, in questo modo, il processo di regolarizzazione. Pene inasprite per chi assume e sfrutta un immigrato irregolare: in Italia impiegare chi non è in regola col permesso di soggiorno è già un reato previsto dalla legge Bossi-Fini. Il reato, fino ad ora, veniva punito con l’arresto, da tre mesi a un anno, oltre che con una multa di cinquemila euro per ogni lavoratore impiegato irregolarmente.

Procuratore Borgna, il lavoratore immigrato clandestino che denuncia il datore di lavoro che lo sfrutta illegalmente potrà guadagnarsi il permesso di soggiorno. Cosa ne pensa?

Si tratta di una normativa che molti operatori del settore auspicavano da tempo, perché si tratta di una norma premiale che, in una materia in cui la parte offesa vittima è sempre ricattabile, garantisce protezione per i più deboli: è chiaro che se il denunciante diventa automaticamente espulso questo scoraggia il principio di legalità. Ora invece, i lavoratori sfruttati a causa della loro condizione di illegalità, saranno incentivati a scegliere la strada della regolarizzazione.

Quindi una norma dalla parte dei più deboli?

Avevamo già un esempio in questo senso che conosco bene grazie alla mia esperienza in materia: sto parlando dell’articolo 18 della legge Turco-Napolitano che prevedeva la consegna di un permesso di soggiorno per le vittime di tratta o altre violazioni dei diritti della persona. Molte ragazze nigeriane riuscirono a sottrarsi al giogo degli sfruttatori della prostituzione grazie a quest’articolo. La legge Bossi-Fini poi scoraggiò questa pratica, perché gli immigrati clandestini si trovavano in difficoltà a denunciare visto che questo avrebbe comportato automaticamente l’espulsione.

Ritiene che lo Stato sia in grado di offrire protezione reale a chi denuncia?

Le dico che a Torino, prima dell’introduzione del famoso articolo 18 della Turco-Napolitano, avemmo 27 processi per denunce fatte da immigrati. Due anni dopo l’approvazione da 27 passammo a 110, più che quadruplicati. La norma a cui è stato dato il via libera oggi va nella stessa direzione quindi c’è da aspettarsi che offrirà maggior supporto alle vittime.

Lei parla di Torino, ma non crede che in alcune realtà, penso al casertano o alla Calabria dove le organizzazioni criminali sono molto radicate, possa esporre gli immigrati al rischio di rappresaglie?

Sinceramente non sono in grado di dire se esista questa discrepanza fra differenti realtà del Paese, ma, in generale, sempre facendo riferimento all’articolo 18 della Turco-Napolitano, le associazioni che sono a contatto con il territorio hanno sempre dato un feedback positivo. Nel caso di Torino, le ritorsioni ci furono, ma si verificarono nei paesi d’origine degli immigrati contro le loro famiglie dei  denuncianti.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Confermato quindi in data 25 settembre che la denuncia da parte del lavoratore clandestino non comporta la sua espulsione ma bensì la ricezione di un permesso di soggiorno? Ci sono fonti per documentarsi a riguardo?

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