martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Rai: Anna Maria Tarantola, terza donna presidente a Viale Mazzini
Pubblicato il 13-07-2012


Dopo settimane movimentate di diatriba politica ed istituzionale, finalmente la commissione di Vigilanza della Rai ha eletto il nuovo presidente dell’ente televisivo pubblico, Anna Maria Tarantola, designata con 31 voti favorevoli, una scheda nulla, due schede bianche e sei assenti. Aldilà del computo dei voti, l’elezione sembra finalmente aver messo d’accordo un pò tutti: dall’Usigrai e dalle file del Pd si festeggia il nuovo leader anche dalle fila del Pdl sembrerebbe esserci approvazione. Tuttavia, nel giorno dell’elezione, non mancano polemiche intorno all’ente televisivo pubblico: il segretario dei democratici Bersani ha criticato fortemente l’incontro tra Pdl e il Premier Mario Monti a Palazzo Chigi.

DA PALAZZO KOCH A VIALE MAZZINI – Anna Maria Tarantola lascerà ora le ovattate stanze di Palazzo Koch, la sede della Banca d’Italia della quale è vicedirettore generale dal 2009, e dove ha trascorso praticamente tutta la sua vita professionale fino a ieri: data ufficiale del suo approdo nelle sale piene di insidie della tv pubblica, al settimo piano di Viale Mazzini. L’indicazione del suo nome era arrivata a sorpresa alla commissione di Vigilanza dal Governo lo scorso 8 giugno, come una sorta di coniglio uscito dal cappello. Classe 1945 (non proprio una giovinetta) Anna Maria Tarantola è il terzo presidente Rai donna dopo Letizia Moratti e Lucia Annunziata. Dopo la laurea in Economia e Commercio nel 1969, fa il suo primo ingresso a Palazzo Koch due anni dopo dove fu assunta all’Ufficio Vigilanza della Sede di Milano. Dopo trentotto anni alla Banca d’Italia, tra peregrinazioni nelle varie sedi sparse nello stivale, arriva la nomina del 2009 che la fa salire fino al gradino di vicedirettore generale.

LA GIOIA DELL’USIGRAI – Il primo a gioire è stato Carlo Verna, segretario dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti di Viale Mazzini che, in maniera quasi liberatoria, ha commentato l’elezione del funzionario generale della Banca d’Italia: «Finalmente la Rai ha un vertice con cui potremo confrontarci. Il Cda presieduto da Annamaria Tarantola, cui auguriamo buon lavoro, può cominciare a fare quel che deve, sperando che lo riesca a fare con quello spirito d’indipendenza che si riconosce alla Banca d’Italia, da cui la dottoressa Tarantola proviene». Carlo Verna ha concluso affermando che la missione del nuovo presidente della Rai è una “missione possibile” e il clima sembra già parecchio diverso da quello della settimana scorsa quando i giornalisti dell’Usigrai minacciavano scioperi generali.

BERSANI (PD): LA RAI NON È DEL PDL – Nel giorno della nomina il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commenta l’incontro tra Pdl e il Premier Mario Monti a Palazzo Chigi: «Mentre la gente sta vivendo i problemi che abbiamo, ho visto che l’intero gruppo dirigente del Pdl è stato ricevuto a Palazzo Chigi per discutere di Rai. Se il Pdl ritiene di essere il padrone della Rai, vorrà dire che il canone lo pagherà lui».

LE PUNTUALIZZAZIONI DI ZAVOLI E MORRI (PD) – «Da oggi la Rai e il Servizio pubblico sono una realtà diversa». Questo è stato la considerazione a caldo del Presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli che ha precisato come «per legittimare ogni aspetto strutturale della nuova governance potrebbe occorrere una seconda fase, quando la Vigilanza sarà tenuta a proseguire il proprio compito istituzionale indirizzando l’iter del processo rifondativo». Dal Pd arriva l’approvazione di Fabrizio Morri, capogruppo del Pd in Vigilanza che esprime la soddisfazione del proprio partito: «Si chiude un iter faticoso, ma è finita bene. La Rai ha un presidente che non taglierà solo nastri, ma avrà le deleghe per decidere».

DISTANZA DAL PDL – Dall’altro lato, il capogruppo del Pdl in commissione Vigilanza Rai Alessio Butti, nel giorno dell’esito della votazione, riprende le polemiche delle scorse settimane dichiarando che: «Il Popolo della Libertà ribadisce la propria convinzione in materia di conferimento delle deleghe e poteri al presidente della Rai e di prerogative del Parlamento (…). La nostra condotta non è mai stata viziata da pregiudizi personali nei confronti di chicchessia, nè da secondi fini e se il presidente della Vigilanza non avesse ostentatamente ignorato la richiesta di svolgere audizioni conoscitive, avanzata dalla maggioranza della Commissione, avremmo argomentato la nostra posizione con dovizia di particolari».

GASPARRI (PDL) E LA SUA LEGGE “DA CAMBIARE” SECONDO IL PD – Gasparri (Pdl), «nel fare gli auguri alla nuova Presidente Rai», commenta le parole del capogruppo Butti, aggiungendo che «come avevo previsto da mesi al rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Rai si è arrivati applicando puntualmente la vigente normativa, ovvero la cosiddetta Legge Gasparri». E proprio contro la legge Gasparri continua la nota di Morri (Pd): «Accompagneremo questo sforzo in Parlamento, bisognerà modificare in maniera più radicale la legge Gasparri e assicurare che la Rai sia servizio pubblico reale».

ORFINI (PD): ATTENZIONE AL TG1 – Intanto, il responsabile Cultura e Informazione del Pd, Matteo Orfini, lancia una polemica che lega alla nomina del neo-Presidente Rai Anna Maria Tarantola, la discesa in campo di Berlusconi: «Torna in campo Berlusconi e il Tg1 torna a dedicargli servizi scandalosamente straripanti, sommando servizi a servizi ai rappresentanti del centrodestra. Non v’è piuù dubbio che questo sia un tema che i nuovi vertici della Rai debbano affrontare».

Vittoria de Petra

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