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Responsabilità civile, Psi e Udc chiedono Suprema Corte di Giustizia per i giudizi disciplinari sui magistrati
Pubblicato il 04-07-2012


Psi e Udc chiedono una riforma della Costituzione per istituire una Suprema Corte di Giustizia che decida per i giudizi disciplinari sui magistrati. In attesa della riforma costituzionale, i due partiti chiedono una legge ordinaria che affidi il giudizio disciplinare a collegi giudicanti scelti per sorteggio nel seno del Csm e non piu’ ad una sezione del Csm rappresentativa di correnti e partiti. Questo il senso di una proposta di legge, annunciata oggi nella sala stampa della Camera dei Deputati dal segretario del Psi Riccardo Nencini, dal direttore di Mondoperaio Luigi Covatta, dal professor Pio Marconi, ordinario di Sociologia del diritto alla Sapienza, e dell’onorevole dell’Udc Enzo Carra.

L’ANTICIPAZIONE DELLA PROPOSTA SU MONDOPERAIO – Proprio la rivista socialista Mondoperaio ospiterà nel prossimo numero, infatti, una proposta di mediazione che bene potrebbe inserirsi nella discussione in corso sulla materia. La proposta viene dal professor Pio Marconi, ordinario di Sociologia del Diritto alla Sapienza di Roma nonché uno dei promotori del referendum dell’87, secondo il quale nell’attesa che si intervenga strutturalmente con una riforma della Carta costituzionale sono possibili due piccole ma significative modifiche relative al Csm, strenuo oppositore di qualsiasi variazione sul tema.

ITALIA FUORI DAGLI STANDARD EUROPEI – Per dare un’idea dell’anomalia italiana, Pio Marconi ha sottolineato che «a sostenere l’assoluta irresponsabilità del giudice sono oggi solo alcuni fra i soggetti attivi sulla scena internazionale e nazionale: l’Ucraina con il caso Timoshenko, il governo dello stato di Kerala legato al caso dei due marò italiani e alcuni settori dell’associazionismo italiano dei magistrati». Il professor Marconi ha, inoltre, ricordato la recente sentenza della Corte Europea di Giustizia del 24 novembre 2011, passata completamente sotto silenzio, sia da parte del mondo politico che dei media, che «ha condannato lo Stato italiano per la disciplina relativa alla responsabilità civile dei magistrati votata dal Parlamento dopo il referendum dell’87» perché, nei fatti, «viene esclusa qualsiasi responsabilità da parte dello Stato italiano che si pone al di fuori delle regole europee del diritto internazionale».

L’OPPOSIZIONE DEL CSM – Secondo Marconi, uno degli scogli più difficili da sormontare riguarda l’opposizione del CSM. Il Consiglio Superiore rileva il rischio che possa costituirsi un ulteriore grado di processo dopo la Cassazione al quale va ad aggiungersi l’assenza di un’autorità riconosciuta in grado di garantire l’accertamento della responsabilità. Per Pio Marconi, che pur riconosce la centralità dei nodi posti dal CSM, una delle riforme da promuovere riguarda, da un lato il ripensamento della responsabilità disciplinare e, dall’altro, l’abolizione del sistema di elezione e quote dei membri del Csm stesso da sostituire con un sorteggio.

IL SEGRETARIO NENCINI, «CAVALLO DI BATTAGLIA DEI SOCIALISTI» – Ricordando il ruolo centrale svolto dai socialisti nel promuovere il referendum dell’87, il segretario Nencini ha espresso preoccupazione per la sentenza della Corte Europea, sottolineando l’importanza di «prendere iniziative con coraggio». Per Nencini, se parte del problema può essere risolto soltanto attraverso la modifica costituzionale, che richiede tempi lunghi, esiste ancora nello spazio di questa Legislatura la possibilità di alcune riforme ordinarie sul tema che, pur minori, possono dare impulso ad un adeguamento agli standard delle democrazie europee. Nencini assicura l’impegno dei socialisti che si faranno promotori di un pacchetto parlamentare ricordando che «la questione della responsabilità civile rappresenta un cavallo di battaglia socialista anche della prossima legislatura, nella prospettiva di una riforma costituzionale».

CARRA UDC, «LAVORARE INSIEME» –  Per il senatore dell’Udc Enzo Carra il nodo della responsabilità civile rappresenta principalmente un sintomo della carenza di idee forti di centrosinistra in grado di portare avanti battaglie importanti in merito a temi cruciali  della vita civile e politica italiana. Carra condivide l’idea di Nencini che si possa «iniziare a lavorare da subito» e per fare questo, aggiunge, «è importante guardarci negli occhi per fare qualcosa insieme sperando di essere presto più numerosi».

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