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Opinioni e commenti
 

Riforma elettorale: conto alla rovescia ma al Senato è stallo. Vizzini (Psi): «Non sono certo che si arrivi a soluzione»
Pubblicato il 12-07-2012


Giorgio Napolitano torna a incalzare i partiti sulla legge elettorale. L’auspicio del capo dello Stato e’ ancora quello che si arrivi ad un’intesa “o comunque a un confronto conclusivo nella sede parlamentare”. E la riposta del Senato, su questo fronte, c’e’: ieri si e’ costituito il comitato ristretto che ha il compito di mettere nero su bianco, in 10 giorni, un testo base sul quale le forze politiche possano confrontarsi. Ma nei corridoi di Palazzo Madama prevale lo scetticismo. Per il presidente della commissione Affari Costituzionali, il senatore socialista Carlo Vizzini, “e’ giusto riportare la materia nella sua sede naturale, non si possono far saltare i tavoli stando fuori dal Parlamento. Si deve registrare ufficialmente nelle sedi istituzionali se c’e’ la possibilita’ di fare la legge elettorale o no”. Ma, detto questo, nel merito non nasconde tutto il suo scetticismo: “La situazione e’ difficile e non sono certo che si arrivi a soluzione”.

LO SCETTICISMO IMPERA IN BARBA ALLE SCADENZE FISSATE – Nessuno crede che alla fine si arrivi ad una sintesi; le posizioni dei partiti rimangono ancora distanti. Anche se tutti concordano sul fatto che la discussione sia tornata nella sua “sede naturale” e cioe’ il Parlamento. Oggi la prima riunione del comitato ristretto, relatori della riforma Lucio Malan (Pdl) ed Enzo Bianco (Pd). Dopo l’appello di Napolitano i partiti hanno definito un timing da rispettare anche se in realta’ nessuno si preoccupa di slittamenti in avanti rispetto ai 10 giorni decisi due giorni fa dalla conferenza dei capigruppo del Senato. E poi, tempistica a parte, i partiti non cambiano le loro posizioni e sono ancora distanti nel merito.

IL PRESSING DI NAPOLITANO – Il Capo dello Stato ha osservato: “Io non ho notizie di accordi tentati, conseguiti, conseguiti in parte o falliti. Percio’ mi sono rivolto ai presidenti delle Camere chiedendo anche a loro uno sforzo di persuasione verso le forze politiche. Ho solo ritenuto – ha detto ancora Napolitano – che fosse ormai il momento di portare alla luce del sole l’esito dei tentativi d’intesa che ci sono stati. Mi auguro che si arrivi a un’intesa o comunque a un confronto conclusivo nella sede parlamentare”.

VIZZINI (PSI), E’ COME UN LIBRO GIALLO – Sul fatto che si debba giungere a un’intesa o comunque a un confronto conclusivo in Parlamento a Palazzo Madama sono tutti d’accordo. Per il presidente della commissione Affari Costituzionali, il senatore socialista Carlo Vizzini, “e’ giusto riportare la materia nella sua sede naturale, non si possono far saltare i tavoli stando fuori dal Parlamento. Si deve registrare ufficialmente nelle sedi istituzionali se c’e’ la possibilita’ di fare la legge elettorale o no”. Ma, detto questo, nel merito non nasconde tutto il suo scetticismo: “La situazione e’ difficile e non sono certo che si arrivi a soluzione”. E per dirla in modo letterario, sostiene che la riforma della legge elettorale “e’ come un libro giallo e non si sa nemmeno se leggerete l’ultima pagina”.

PD, PDL E IL BALLETTO DELLE PROPOSTE – Paragone dello stesso tenore per il relatore del Pdl, Lucio Malan, che parla di “un romanzo aperto” dove “tutto e’ possibile”. E per il correlatore, Enzo Bianco (Pd), che si definisce un “ottimista per natura”, siamo proprio alla “mission impossible”. Insomma, tutte dichiarazioni che vanno nella stessa direzione. Anche se, naturalmente, domani il comitato ristretto si riunira’ e si comincera’ a discutere per vedere se qualcuno cede su qualcosa. Al momento, le posizioni sono ferme su quelle di partenza. Il Pdl chiede al Pd ‘collaborazione’, anche sul fronte del semipresidenzialismo, che da martedi’ prossimo tornera’ all’esame dell’aula del Senato, mentre il Pd insiste sul doppio turno. E poi, il nodo preferenze si’/preferenze no. In realta’, le possibilita’ tecniche sono numerose, ma la differenza stara’ nella volonta’ politica. I prossimi giorni saranno cruciali per capire se ci saranno i margini per raggiungere un’intesa tra le forze politiche, ma ad oggi questi margini al Senato vengono considerati minimi. Anche se c’e’ chi sottolinea l’importanza del richiamo di Napolitano di andare avanti, eventualmente, anche a maggioranza.

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