domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Rolling Stones cinquant’anni dopo: una mostra a Londra e un libro fotografico
Pubblicato il 12-07-2012


Mezzo secolo fa si esibirono dal vivo, per caso e per la prima volta, tre musicisti che di lì a poco avrebbero rivoluzionato la storia della musica. Tutto iniziò il 12 luglio 1962, la sera di un giovedì, in cui il gestore di un locale londinese specializzato in jazz dal vivo, il Marquee Club, nella centrale Oxford Street, si ritrovò il forfait da parte del gruppo in voga in quel periodo, la Blues Incorporated del chittarista Alexis Korner. La band dovette rinunciare alla serata a causa di un impegno, ma ingaggiò sei giovanissimi loro fan che si esibirono sul palco, suonando lo stesso repertorio blues di Chicago: Willie Dixon e Chuck Berry.

L’ORIGINE DEL NOME “ROLLING STONES” – Tra questi giovani, un po’ provincialotti e un po’ scapigliati, tre di loro rivoluzioneranno la storia della musica: Mick Jager, Keith Richards e Brian Jones, le future “pietre rotolanti”, i “Rolling Stones”, nonostante il primo nome scelto fu “Rollin’ Stones”, per essere fedeli al titolo di un pezzo del loro idolo di gioventù, il noto bluesman Muddy Waters.

I FESTEGGIAMENTI – Grande attesa a Londra per la reunion dello storico gruppo: Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ronnie Woods incontrano oggi i fan per spegnere insieme tutte le cinquanta candeline e celebrare l’inizio della mostra fotografica The Rolling Stones: 50, alla London’s Somerset House, che rappresenta un viaggio nel loro universo attraverso le immagini. Inoltre, in occasione del loro 50esimo anno esce in libreria contemporaneamente in otto Paesi  – tra cui l’Italia – The Rolling Stones: 50. Il libro ufficiale delle celebrazioni è edito da Rizzoli ed è articolato in testi, scritti e firmati dai quattro, ed offre una galleria fotografica di oltre 700 scatti, molti dei quali assolutamente inediti.

IL FUTURO DELLA BAND – Keith Richards, storico chitarrista della band, ha recentemente dichiarato che: «Non avrei mai pensato che saremmo durati così a lungo. A quel tempo le band duravano due o tre anni, giusto il tempo per divertirsi un po’ e vendere qualche disco. I cambiamenti tecnologici ci hanno sempre dato lo stimolo a fare di più – aggiunge – ma mai avrei pensato di arrivare fino ad oggi». Sembra inoltre che il leggendario gruppo stia lavorando per la realizzazione di uno show celebrativo da portare in giro per il mondo. «C’è materiale in cantiere – ha confidato il musicista – sicuramente verrà fuori qualcosa. Quando? Ancora non lo posso dire con precisione. Stiamo provando e le idee ci sono. Poi stiamo insieme sempre volentieri».

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