lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Sanità, esperti divisi su rischi e opportunità della spending review
Pubblicato il 17-07-2012


La spending review? Non e’ nient’altro che una manovra fatta di tagli lineari. No invece, e’ l’occasione da non perdere per chiudere finalmente i piccoli ospedali. L’operazione di riqualificazione della spesa pubblica messa in piedi dal Governo Monti divide gli esperti. Due in particolare: Angelo Lino Del Favero, direttore generale delle Molinette di Torino e presidente di Federsanita’ Anci, e Nerina Dirindin, docente di Economia pubblica e Scienza delle finanze all’Universita’ di Torino ed ex assessore alla Sanita’ della Sardegna.

DIRINDIN, SONO TAGLI LINEATI MASCHERATI – Nei giorni scorsi sul tema della spending review in ambito sanitario hanno espresso considerazioni interessanti quanto divergenti, stimolando il dibattito che sta tenendo banco in questi giorni. Secondo la docente Dirindin, “dietro lo slogan della spending review si cela una nuova manovra estiva fatta di tagli lineari”, che rischia pero’ di vanificare i risultati raggiunti finora. “La sanita’ – scrive – ha gia’ fatto molto nella direzione della spending review grazie a discipline di bilancio che impongono ai governi regionali di ripianare i deficit e ai commissariamenti. Lo conferma il fatto che negli ultimi sei anni (dal 2005 al 2011) la crescita della spesa sanitaria corrente e’ rimasta al di sotto di quella primaria della Pubblica amministrazione (+15 per cento contro +18 per cento nel periodo 2005-2011). In questo quadro, la spending review impone gli stessi interventi in modo indistinto a tutte le Regioni, penalizzando quelle piu’ avanzate e creando un alibi per quelle meno mature tecnicamente e politicamente”. E in più “non interviene sulla qualita’ della spesa, rischiando di spostare semplicemente i costi dal bilancio pubblico alle tasche dei cittadini, in particolare dei piu’ fragili”.

DEL FAVERO, OTTIMIZZAZIONE DEI COSTI PER MIGLIORARE I SERVIZI – Del Favero, invece, concentra l’attenzione sull’intervento riguardante i posti letto. Non c’e’ piu’ il tetto che decretava la chiusura delle strutture piu’ piccole, ma quella comunque e’ la direzione in cui si deve andare. “Sono almeno vent’anni che gli esperti di organizzazione sanitaria sostengono la necessita’ di chiudere i piccoli ospedali” scrive il presidente di Federsanità Anci. “Sorti qua e la’ nel Paese soprattutto per ragioni elettorali’, sono ‘pericolosi e costosi” e “devono essere riconvertiti in poliambulatori e strutture di ricovero a bassa intensita”, rispondendo cosi’ alla necessita’ di rafforzare l’offerta sanitaria territoriale, ma rinviando le urgenze agli ospedali ‘veri'”. Per Del Favero, “la sfida del futuro e’ nella rete: centri a elevata specializzazione, strutture di ricovero con alti standard tecnologici e poi la rete dei presidi, degli ambulatori, dei punti di primo soccorso”. La spending review, di conseguenza, ‘e’ qualcosa di piu’ di uno strumento di controllo sulla spesa, perche’ impone di riconsiderare il modo stesso con cui si arriva a spendere. Non si tratta solo di ‘tagliare’, ma di compiere una profonda revisione dei processi di attivita’ per arrivare ad avere migliori costi e migliori servizi”.

 

 

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