giovedì, 18 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Siria: i ribelli attaccano la “giugulare” del regime
Pubblicato il 19-07-2012


Per il quinto giorno consecutivo è battaglia a Damasco. L’esercito siriano ha bombardato pesantemente i distretti di Qaboon e Barzeh, nella capitale Damasco, mentre in altre zone della città proseguono i combattimenti fra militari e ribelli. Altri scontri sono in corso nella località di Zabadani, nella provincia di Damasco, a Tall Kalakh, nella provincia di Homs, in numerosi quartieri della stessa Homs e ad Aleppo, seconda città del Paese. Particolarmente tesa la situazione nella Capitale il giorno dopo l’attentato che è costato la vita al ministro della Difesa, Daud Rajha, al suo vice Assef Shawkat e a un alto responsabile della sicurezza, Hassan Turkmani.

OFFENSIVA PER DAMASCO – Attraverso le dichiarazioni di un portavoce, il comando centrale dell’Els ha fatto sapere che l’armata ribelle ha lanciato l’«ultima offensiva per la conquista della capitale» sottolineando che «probabilmente i combattimenti andranno avanti per qualche settimana ma alla fine vinceremo». Gli fa eco il ministero dell’Informazione siriano che ha affermato che «il governo conferma che è iniziata l’offensiva per Damasco ma che questa offensiva rappresenterà la fine per i “terroristi” delle forze lealiste per ripulire il Paese dai terroristi».

INSORTI CONTRO BANDE FILOGOVERNATIVE – Numerose fonti hanno riferito che, in molti quarieri di Damasco, sarebbero le “bande” filogovernative “Shabeeha” a confrontare gli insorti. Gli Shabeeha, letteralmente “i fantasmi”, sono entrati in azione più volte durante i 16 mesi di sollevazione, rendendosi responsabili di massacri come nel caso della strage nella città di Hafa lo scorso giugno.

IL BILANCIO DEGLI ULTIMI SCONTRI – Almeno 48 persone, di cui 40 civili e otto ribelli sono morti nelle violenze di ieri in Siria. A riferirlo è stato l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), precisando che nove vittime si contano nei combattimenti in corso in alcuni quartieri di Damasco, in particolare Al Midan, Qadam, Kafar Suseh e Tadamon, dove le forze governative starebbero impiegando anche elicotteri.

LA POSIZIONE TURCA Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha chiesto al presidente siriano Bashar al-Assad di dimettersi. In un incontro a Mosca con il presidente russo, Vladimir Putin, Erdogan ha affermato che «a causa delle spietate azioni del regime di Assad 18mila persone sono morte e ci sono 40mila rifugiati in Turchia, 150mila in Giordania e 20mila in Libano». Il primo ministro turco si è comunque detto contrario a un intervento militare esterno contro il regime di Damasco. «Sarà il popolo siriano a decidere il destino di Assad», ha dichiarato, mentre Putin ha descritto i colloqui con Erdogan come «una buona base per il futuro della Siria».

GLI STATI UNITI – Gli Stati Uniti hanno ampliato le sanzioni contro gli esponenti del governo di Damasco e le compagnie che lavorano con il regime. Vengono colpiti 29 alti funzionari, cinque compagnie che producono missili, armi chimiche e biologiche e una compagnia legate ad un collaboratore del presidente Bashar al Assad. Fra i 29 funzionari, vi sono i ministri delle Finanze e la Giustizia, oltre al governatore della Banca Centrale siriana. «I passi intrapresi riflettono il fermo impegno degli Stati Uniti nel far pressione sul regime di Assad perché metta fine alla carneficina e lasci il potere», ha commentato il sottosegretario al Tesoro per il Terrorismo e l’intelligence finanziaria,

ALTRE DISERZIONI – Nel frattempo gli equipaggi di due elicotteri siriani hanno fatto defezione e sono atterrati con i loro velivoli in Giordania alcune ore dopo l’attentato di Damasco, secondo testimoni oculari. I due elicotteri da combattimento, hanno precisato i testimoni, provenivano dalla cittadina di Daraa, nel sud della Siria, e sono atterrati nella base militare giordana di Mafraq.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento