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Siria: l’opposizione denuncia un’altra strage. Gli Usa, Assad starebbe predisponendo armi chimiche
Pubblicato il 13-07-2012


È l’ennesimo massacro, l’ennesima prova che gli sforzi dell’inviato speciale delle Nazioni Unite- Lega Araba, Kofi Annan, stanno fallendo. Se le informazioni provenienti dalla cittadina di Treimsa, nella provincia di Hama, dovessero essere confermate, si tratterebbe della peggiore strage dall’inizio della rivolta contro il regime di Bashar al Assad: 227 le vittime, principalmente civili uccisi nelle loro case dalle milizie filo-governative dopo ore di pesanti bombardamenti. Come spesso accade in Siria dall’inizio della rivolta 16 mesi fa, non è ancora stato possibile verificare le informazioni diffuse dell’opposizione, per assenza di osservatori internazionali indipendenti.

CONFERME DELLA TV DI STATO SIRIANA Ma, con il passare delle ore, sembra sempre più probabile che di strage si sia trattato visto che anche la tv di Stato siriana ha confermato il massacro, rinnovando le accuse contro «gruppi terroristici» che «in combutta con alcuni media», avrebbero ucciso dei civili per «esaltare l’opinione pubblica» e chiedere un intervento militare alla vigilia di un nuovo incontro del Consiglio di sicurezza Onu. Damasco ha anche denunciato la morte di tre soldati «accorsi per aiutare e proteggere dall’attacco dei terroristi su richiesta della popolazione».

L’ESCALATION DI VIOLENZA – Secondo il racconto degli attivisti dell’opposizione, forze governative avrebbero circondato la cittadina, alle prime ore dell’alba, e iniziato a bombardare con elicotteri ed artiglieria pesante. La provincia di Hama rappresenta uno dei punti più caldi dello scontro, vera e propria roccaforte dell’opposizione. Dopo diverse ore «come a Hula il 25 maggio scorso, quando i morti furono 108, molti i bambini e le donne, sono entrati in azioni i miliziani filo-regime (gli «shabiba»), che a colpi di coltello e armi da fuoco» avrebbero sterminato intere famiglie che si trovavano all’interno delle proprie case.

MOLTE ARMI IN CIRCOLAZIONE – Una delle cause che avrebbe spinto il regime di Assad a cambiare la strategia militare, utilizzando armi pesanti ed elicotteri per aprire la strada agli attacchi via terra, sarebbe la maggiore capacità militare dimostrata dall’Esercito Libero Siriano che, grazie ai consistenti rifornimenti di armi e all’addestramento ricevuto da parte di paesi occidentali, avrebbe recentemente inferto dei colpi all’esercito regolare distruggendo anche dei carri armati.

IL GIALLO DELLE ARMI CHIMICHE  –  Secondo quanto riferito da funzionari della sicurezza statunitense al Wall Street Journal, il governo siriano avrebbe iniziato a movimentare batterie di armi chimiche dai siti di stoccaggio. Il regime di Assad, secondo le fonti di intelligence, sarebbe in possesso di riserve di sarin, gas mostarda e cianuro. Gli americani si sono detti particolarmente preoccupati per le riserve di sarin, il terribile gas nervino, anche se il governo siriano ha negato di aver spostato l’arsenale, parlando di notizie «ridicole e false». Sulla strategia di Damasco, a più di un anno dall’inizio della crisi siriana, gli esperti sono divisi.

IL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU – Intanto, il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrà decidere entro il 20 luglio se prorogare la missione dei 300 osservatori inviati ad aprile e attualmente bloccati nei loro alberghi a causa del degenerare delle condizioni di sicurezza. La Russia, membro permanente del Consiglio con diritto di veto, ha già fatto sapere che si opporrà a risoluzioni di natura militare. L’opposizione siriana continua a chiedere al Consiglio di sicurezza dell’Onu l’adozione immediata di una risoluzione vincolante «urgente e netta, che protegga il popolo siriano» dai crimini del regime.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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