martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Spending review e sanità: tagliati 7 mila posti letto ed è subito preoccupazione
Pubblicato il 10-07-2012


Spending review e sanità: un binomio che continua a terrorizzare cittadini ed istituzioni. Cosa sarà previsto nel pacchetto di tagli alla spesa pubblica in materia di riorganizzazione sanitaria? Ieri, al vertice sul riordino delle cure primarie e la riorganizzazione del territorio, il ministro della Sanità Renato Balduzzi ha dichiarato che a partire dal 2013 ci saranno 7 mila posti letto in meno negli ospedali italiani: «Entro novembre le Regioni dovranno preparare un atto di programmazione sui posti letto» che dovranno passare a 3.7 mila ogni mille abitanti.

«INSOSTENIBILI 2MLD DI TICKET» – All’indomani della notizia riferita dal dicastero, le reazioni non sono state poche e dalle associazioni di categoria fino alle organizzazioni sindacali, l’appello sembra essere unanime come d’altronde le preoccupazioni espresse. Il ministro Balduzzi, ieri, ha inoltre dichiarato: «Ritengo che non siano sostenibili i 2 miliardi di ticket dal 2014: la data è fuori dell’orizzonte temporale di questo governo e di questo ministro, ma ritengo che sia responsabile dire alle Regioni e alle organizzazioni sindacali che questo è un problema. Vediamo di arrivare agli stessi obiettivi in un altro modo, discutiamone». Tra i tagli ai posti letto e l’insostenibilità dei ticket, le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha sollecitato la «ripresa di una discussione tra le Regioni e non solo il ministero della Salute, ma anche il Tesoro», per evitare soprattutto «una rottura istituzionale che non renderebbe poi governabile il percorso» previsto dalla spending review.

MARINO (PD): «TAGLI SOLO PER FARE CASSA» – E sempre dal Pd, si alza la voce di Ignazio Marino. Secondo il senatore del Partito Democratico le scelte del governo in materia di sanità non andrebbero «nella direzione giusta. Dietro all’apparente riduzione di sprechi e inefficienze, ci sono invece tagli e riduzioni irrazionali, giustificabili non con l’obiettivo di maggior efficienza, ma solo per fare cassa». Il senatore ha continuato: «Come si fa a dire che vanno ridotti i posti letto per acuti negli ospedali se allo stesso tempo non si fa alcun cenno ad aumentare quelli per la riabilitazione e la lungodegenza?», Marino ha poi concluso dichiarando che: «Le persone non vanno al pronto soccorso perché pensano che sia il luogo migliore a cui rivolgersi, ma perché nella maggior parte dei casi non hanno scelta perché nessuno ha lavorato per tenere aperti gli studi dei medici di famiglia 12 ore al giorno».

PREITI (CGIL MEDICI): INEVITABILE «RIDUZIONE SERVIZI» – Alla proposta choc del ministro della Sanità ha subito reagito Nicola Preiti, responsabile nazionale Fp Cgil Medici Medicina Convenzionata che ha commentato così: «Mai come oggi è necessario un serio intervento di riorganizzazione strutturale del territorio e delle cure primarie. La spending review produce, tra l’altro, un’aggressiva deospedalizzazione, meno 18.000 posti letto, alla quale non corrisponde una strutturazione dell’assistenza territoriale. Questo significa un’oggettiva contrazione dell’assistenza e riduzione servizi ai cittadini».

ACOI: I PRIMI A SACRIFICARSI SONO I CITTADINI E GLI OPERATORI – L’Associazione Chirurghi e Ospedalieri Italia, attraverso il presidente Luigi Presenti, informa sulla gravità del taglio previsto sottolineando che: «L’intervento sulla sanità è molto pesante, un colpo di scure sul sistema pubblica e sulla qualità dei servizi. Il taglio di 7,9 miliardi in tre anni, la riduzione drastica dei posti letto dal 4.2 al 3.7 per mille abitanti, la conseguente cancellazione di strutture ospedaliere con il pensionamento forzoso o la mobilità di personale, la riduzione della quota di spesa per dispositivi medici al 4.8 per cento – dall’attuale 7 – la riduzione del ricorso a prestazioni private in convenzione, sono provvedimenti che inevitabilmente porteranno ad una contrazione dei servizi per i cittadini». La preoccupazione espressa dal presidente dell’Acoi è che saranno i cittadini, «destinatari primi dei servizi erogati», i primi a sacrificarsi e che «gli operatori sanitari non possono essere lasciati soli ad affrontare le inevitabili rimostranze dei pazienti».


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