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Opinioni e commenti
 

SPENDING REVIEW: SALVE LE PROVINCE, I PICCOLI OSPEDALI DOVRANNO CHIUDERE
Pubblicato il 05-07-2012


Pomeriggio convulso rispetto alla famigerata spending review, il taglio alle spese di bilancio che dovrebbe ridare ossigeno alle casse dello Stato in affanno. Il grande timore per la chiusura dei piccoli ospedali con meno di 120 posti letto sembrava rientrato dopo che le prime indiscrezioni erano iniziate a filtrare. Ma poi è arrivata, inesorabile, la smentita. Nonostante le rassicurazioni del ministro della salute Renato Balduzzi che aveva dichiarato che «nessuna chiusura automatica di ospedali verrà imposta da Roma», la decisione finale del governo è che le piccole realtà ospedaliere dovranno chiudere entro ottobre. Resta ancora da vedere se, dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, la spending review verrà passerà anche in Parlamento. Si parte il 31 luglio con l’esame alla Camera.

REGIONI SUL PIEDE DI GUERRA – Sale la polemica fra governo e regioni. «E’ difficile immaginare che la sanità possa subire un ulteriore taglio di 5 miliardi di euro che porterebbe i tagli a un totale di 22 miliardi. A questo punto il diritto alla salute è qualcosa che viene smaltito lentamente». Lo ha dichiarato, alla vigilia del vertice, il presidente della regione Puglia Nichi Vendola che ha aggiunto: «In realtà l’Italia si sta consegnando nelle mani delle assicurazioni private. Il governo deve sapere che le regioni non si faranno complici». Il Governatore della Regione Puglia si è detto anche «disponibile a ragionare ma non sulla base di questi tagli». Sulla stessa linea il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, il quale ha sottolineato: «Di fronte a tagli simili è impossibile far passare il concetto che si tratta di ridurre gli sprechi perché si tratta di mettere in discussione i livelli essenziali di assistenza». Dopo le decisioni del consiglio, con un comunicato, le regioni hanno fatto sapere che si appelleranno al Capo dello Stato.

L’OBIETTIVO DELLA SPENDING REVIEW – L’obiettivo principale, ampiamente ribadito dall’esecutivo sarà quello di evitare, grazie alle entrate della revisione di spesa, l’aumento di due punti dell’Iva previsto per il primo ottobre e di reperire i fondi per finanziare gli interventi nelle zone terremotate: l’incremento scatterà dal primo luglio 2013, mentre a decorrere dal 2014, il rincaro sarà dello 0,5%. I risparmi dovrebbero servire anche per affrontare il problema degli “esodati”. Stretta sul numero di dirigenti e impiegati pubblici, l’accorpamento degli uffici, tagli sui buoni pasto e sulle auto blu della Pubblica amministrazione. Secondo i calcoli del governo, grazie agli interventi, saranno 55.000 i lavoratori ‘esodati’ salvaguardati. Anche Palazzo Chigi risentirà dei tagli vedendosi destinati 5 milioni di euro in meno per il 2012 e 10 milioni a decorrere dal 2013 decurtati dalle spese di funzionamento della struttura.

PROVINCE RIMANGONO – E a sorpresa è saltata la prevista razionalizzazione che prevedeva l’abolizione di 49 province su 110 rimandata, forse, a un successivo decreto il prossimo agosto.

NIENTE TAGLI SUGLI ARMAMENTI – Dietrofront per quello che riguarda la spesa degli armamenti: è saltato, infatti, il taglio di 100 milioni l’anno per il biennio 2013-2014, inizialmente annunciato dal governo. Cancellato anche il taglio di 10 milioni, nel 2012, del fondo per le vittime dell’uranio impoverito.

IL RIEPILOGO DEI TAGLI – Oltre alle spese sulla sanità, sulle auto blu, al taglio dei dipendenti pubblici e del 20% dei dirigenti, la razionalizzazione degli spazi per gli uffici e i buoni pasto che non potranno superare i 7 euro, sono tante le novità in arrivo: le ferie non potranno più essere monetizzate, e gli uffici chiuderanno nella settimana di ferragosto e in quella tra Natale e Capodanno. Saranno sospesi i concorsi per l’accesso nella prima fascia dirigenziale ed è previsto un taglio del 10% sui permessi retribuiti sindacali. Possibile anche un taglio di 200 milioni di euro destinati all’Università.

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