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Opinioni e commenti
 

Strage di cristiani in Siria. Nunzio apostolico di Damasco: «Poco spazio per guardare all’immediato futuro con serenità e fiducia»
Pubblicato il 24-07-2012


Strage di cristiani in Siria. Cittadini siriani di religione cristiana del sobborgo di Bab Touma, a Damasco, sarebbero stati attaccati da gruppi di ribelli con l’accusa di essere collaboratori del regime di Assad: l’intera famiglia di un funzionario civile sarebbe stata sterminata ad un posto di controllo dei ribelli. Secondo i testimoni, i militanti islamici avrebbero bloccato l’auto di Nabil Zoreb, pubblico ufficiale civile, facendo scendere l’uomo, sua moglie Violet e due figli, George e Jimmy, e uccidendoli tutti a bruciapelo. Responsabile dell’attacco sarebbe il gruppo Liwa al-Islam”, “La Brigata dell’Islam”, che nei giorni scorsi ha rivendicato l’uccisione di alti generali del governo Assad. Ma il Nunzio Apostolico di Damasco rassicura.

UNA TRADIZIONE A RISCHIO? – Sono circa l’8% della popolazione i cristiani di Siria e, da secoli, sin da quando Paolo di Tarso, San Paolo, fu “folgorato sulla via di Damasco” abitano in quel crocevia piantato nel cuore del Medio Oriente. Ma, nonostante la tradizione di rispetto verso la comunità cristiana, sono sorti numerosi interrogativi legati agli sviluppi dell’insurrezione che, negli ultimi mesi, ha conosciuto una escalation sanguinaria. Non è infatti un mistero che, tra le fila dei ribelli dell’Esercito Libero Siriano si annidino brigate di combattenti islamici, alcuni dei quali provenienti anche da altri Paesi e appartenenti alla rete globale della Jihad.

NUNZIO APOSTOLICO, «PER ORA NON CI SONO SEGNALI PREOCCUPANTI MA NON ABBASSARE LA GUARDIA» – A San Paolo i cristiani di Siria hanno dedicato l’omonima chiesa che sorge nei pressi della storica porta della città vecchia, Bab Kissan. Da almeno un secolo proprio in Siria i cristiani di Oriente hanno trovato un porto sicuro in cui approdare: come ha ricordato il Nunzio Apostolico di Damasco, il monsignor Mario Zenari, intervistato in esclusiva dall’Avanti!online, «la Siria è sempre stata un esempio di tolleranza e di convivenza». Ma, con il peggiorare della situazione nel Paese, ormai sconvolto da 16 mesi di sollevazione contro il governo del presidente Bashar al Assad, cresce la preoccupazione per il rischio al quale possono andare incontro i cristiani se lo scenario politico dovesse cambiare.

Monsignor Zenari come state vivendo questi giorni drammatici?

La Nunziatura Apostolica si trova nella zona delle ambasciate a circa 300 metri dalla residenza dove la settimana scorsa si sono verificati gli attentati che hanno colpito i vertici militari di Assad. Abbiamo sentito l’esplosione e ci siamo subito resi conto che non si trattava del tipo di esplosione alla quale siamo stati abituati in questi anni. Pur trovandoci in una zona così vicina, infatti, non si sono rotte le finestre e da lì abbiamo capito che la bomba si trovava all’interno dell’edificio e che non era la classica autobomba.

La comunità cristiana come sta vivendo la violenza diffusa in Siria?

Nelle zone interessate dai combattimenti di questi giorni abbiamo 100 membri della comunità cristiana che sono rimasti intrappolati e con loro, ad assisterli, ci sono 3 sacerdoti. Poi c’è anche un monastero di suore italiane, fondato due anni fa nei pressi di Homs sulla autostrada che porta verso il mare: il monastero è vicino ad uno dei punti più caldi dove si sviluppano i combattimenti ma le tre sorelle hanno scelto di rimanere. Ho parlato con loro e mi hanno riferito che, nonostante la difficoltà della situazione, vogliono continuare la loro opera. Rispetto alla guerra in sé, i cristiani soffrono la guerra come gli altri: le bombe gli cadono in testa così come gli alawiti, come i sunniti e soffrono per la violenza che si sviluppa intorno alle loro case.

Come cristiani avete paura che un cambio di scenario politico possa ripercuotersi sulla sicurezza della comunità?

In questo Paese c’è stato sempre un buon clima, con ottime relazioni interreligiose. In Siria ci sono tanti esempi di villaggi misti dove nessuno ha mai avuto problemi e si vive in pace. Voglio sperare che questa situazione rimanga così com’è. Ma bisogna sempre essere vigili perché non si sa mai come può evolvere lo scenario. Oggi è lo scontro fra ribelli e forze governative che tocca tutti, ma domani non sappiamo cosa potrebbe succedere. Occorre dunque vigilanza da parte di tutti, in Siria come fuori, anche perché ora è difficile immaginare il futuro. I cristiani fino a questo momento sono stati sempre rispettati in quanto tali: voglio ricordare che la Siria è sempre stata un esempio di tolleranza e di convivenza, come recentemente ha ribadito il Santo Padre. Certo in questi giorni ci sono stati casi di attacchi ai cristiani ma questi vanno contestualizzati: spesso si tratta di regolamenti di conti per questioni private che montano nel clima di disordine.

Che pensa del futuro c’è ancora spazio per un negoziato o decideranno le armi?

Come cristiano è mio dovere coltivare in ogni situazione un filo di speranza: l’Uomo ha sempre aperte davanti a sé due possibilità, quella del Bene e quella del Male. Come uomo di fede dunque voglio sperare che si riesca ad arrivare ad una soluzione e mi auguro che chi occupa posizioni di responsabilità riesca a porre fine a questa perdita quotidiana di vite umane, soprattutto dei tanti bambini che rimangono vittima dei combattimenti. Ma, osservando la situazione, temo che ci sia davvero poco spazio per guardare all’immediato futuro con serenità e fiducia.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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