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Opinioni e commenti
 

Il Senatore del Psi Vizzini sul semipresidenzialismo: «Si stanno trasformando tutti in partiti di protesta alla Grillo»
Pubblicato il 26-07-2012


Quando è troppo è troppo. D’accordo che la politica è fatta di niet, colpi di scena e di coda, conigli dal cilindro e promesse mal riposte, ma quello che è accaduto l’altro giorno al Senato è esemplificativo del fatto che non ci sia mai limite al peggio e soprattutto che in campagna elettorale tutto è permesso. “Prima si è sottoscritto un patto, quello ‘Abc’ e poi a lavoro finito si è modificata la posizione pur avendo deciso in precedenza che questo tipo di emendamenti non sarebbero stati ammessi, figuriamoci una modifica ad una delle più alte cariche dello Stato”.

DIMISSIONI E CORRETTEZZA – Il senatore socialista Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionali, ieri mattina si è dimesso dall’incarico di relatore in protesta per lo scambio Pdl-Lega su semi presidenzialismo e Senato federale. Ne fa una questione di correttezza e onestà intellettuale più che di principio il senatore del Psi, che ha fatto il punto con l’Avanti! online sulla spinosa vicenda che lo ha visto protagonista nella giornata politica di ieri e con sullo sfondo deputati indignati che escono dall’Aula del Senato e un Pdl con il ritrovato figliol prodigo padano che approvano a colpi di maggioranza, risicata quanto imperfetta, il testo sulle riforme costituzionali. “Mi sono dimesso – ha spiegato il senatore Vizzini – perché ieri è passato un emendamento di Pdl e Lega Nord che modifica il Senato in Senato federale nel quale hanno diritto al voto 21 rappresentanti delle Regioni eletti dalle stesse. Avevo avuto un mandato con una maggioranza diversa da quella attuale e formata Pdl, Pd e Udc. Con l’operazione che si è conclusa ieri mattina il ddl, ammesso che venga approvato anche alla Camera dove molto probabilmente non avranno i numeri, e che passi persino al referendum confermativo, entrerà in vigore soltanto tra due legislature. Non solo non si ridurrà il numero dei parlamentari nella prossima legislatura, ma prima del referendum confermativo sarà eletto un nuovo capo dello Stato che resterà in carica per 7 anni e un nuovo presidente del Consiglio per 5 anni. Per fare fede al mio mandato mi sono dimesso”.

LE VERE MOTIVAZIONI DEL DDL – A questo punto c’è da chiedersi quali siano le vere motivazioni dietro l’intera operazione. I detrattori del ddl hanno parlato di una sorta di “depistaggio” del Parlamento dall’intenzione e possibilità, anche visti i tempi risicati, di mettere mano seriamente ad una riforma costituzionale. Insomma si dà in pasto all’opinione pubblica una finta riforma che non verrà mai alla luce. Ma il senatore Vizzini è andato oltre. Secondo il presidente della commissione Affari costituzionali è stato: “Un modo per agitare la loro bandiera. A campagna elettorale già nel vivo hanno scambiato la bandiera del presidenzialismo con quella del federalismo, ma in questi tempi di crisi la gente potrebbe bruciarle le bandiere, alla gente serve sapere come arriverà alla fine del mese. Morale della favola: chi di grillismo ferisce di grillismo perisce, si stanno trasformando tutti in partiti di protesta dimenticandosi di avere una storia alle spalle e soprattutto delle responsabilità”.

GIU’ DALL’AVENTINO – Adesso toccherà alla prima commissione votare un nuovo relatore e per questo il testo, compresa la parte sul semi presidenzialismo, e’ stato rinviato in commissione. Ieri Pd e Idv sono scesi dall’Aventino per dire ‘no’ insieme ad Api, Fli, Udc e Misto. Il ddl, secondo le forze politiche che non l’anno votato, “finirà alla Camera su un binario morto” e anche “se ottenesse il via libera definitivo del parlamento”, senza una maggioranza qualificata, occorrerebbe un referendum confermativo che ne impedirebbe l’entrata in vigore nella prossima legislatura.

PARLAMENTARI RIDOTTI E PIU’ GIOVANI – Meno parlamentari e piu’ giovani. Stop al bicameralismo perfetto, che diventa bicameralismo ‘eventuale’. Introduzione del Senato federale con dentro i rappresentanti delle Regioni. Tempi certi al governo per l’esame dei ddl in parlamento. E poi, l’elezione diretta del capo dello Stato che ha provocato lo strappo dentro la maggioranza con il Pd salito sull’Aventino assieme all’Idv. Sono i punti principali del testo sulle riforme costituzionali approvato dall’aula del Senato. Nel dettagli i deputati passano da 630 a 508, di cui 8 eletti all’estero. E’ eleggibile alla Camera chi ha compiuto 21 anni (e non piu’ 25). I senatori saranno 250, piu’ 21 rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano che in totale fa salire il numero dei componenti con diritto di voto a 271. A Palazzo Madama si abbassa l’eta’ sia per l’elettorato passivo che per quello attivo: sara’ eleggibile senatore chi ha compiuto 35 anni (ora ce ne vogliono 40); per votarli ne basteranno 18.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. be questo merita chi vent’anni fa ha tradito il suo partito e le sue idee per salire sul barcone del vincitore e del liberismo.mi viene un dubbio non è che ha capito che il barcone è affondato ed ora che si parla tanto di socialdemocrazia anche in italia,cerca di scappare per mantenersi sempre a galla,riavvicinandosi all’antico credo? e non mi si dica che esistono i socialdemocratici di destra,
    troppo tardi on vizzini,ora spero resti a casa.

  2. Quando l’estate scorsa alla festa nazionale dell’Avanti ho visto Vizzini partecipare ad un dibattito e parlottare con Nencini ho sentito un brivido lungo la schiena e ho subito capito dove aveva intenzione di riciclarsi.
    Alla faccia della coerenza e dei principi, ma dove vogliare andare con gente come questa ?
    Fiorenzo

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