lunedì, 21 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Assange parla dal balcone dell’Ambasciata ai sostenitori. La Svezia, non concediamo l’estradizione dove c’è la pena di morte
Pubblicato il 20-08-2012


Rivolgendosi ai suoi sostenitori, Julian Assange ha parlato, a Londra, da un balcone dell’ambasciata dell’Ecuador dove è rifugiato dal 19 giugno scorso. Atteso da centinaia di sostenitori riuniti davanti alla sede diplomatica di 3 Hans Crescent, alle spalle di Harrods, Julian Assange si è affacciato al balcone attorno alle 15 di pomeriggio di domenica, accolto da un boato di applausi e grida. Ma il suo intervento non ha spostato di una virgola l’impasse in cui si è avvitata la vicenda del fondatore di Wikileaks. Nel suo primo discorso pubblico da quando è protetto dalle mura dell’ambasciata, Assange, che ieri l’altro ha ottenuto asilo diplomatico dal governo di Quito, si è limitato a poche parole, prima di ringraziamento verso tutti coloro che lo hanno aiutato, poi di accusa nei confronti di quelli che lo perseguono.

«LA GIUSTIZIA, UN GIORNO, VINCERA’» – «Sono qui, oggi, perché non posso essere laggiù, assieme a voi», ha esordito il fondatore di Wikileaks. «Ringrazio il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, il governo e il ministro degli Esteri che hanno difeso il diritto internazionale. Ringrazio il popolo ecuadoriano e anche la famiglia dell’ambasciatrice che hanno subito minacce per avermi accolto qui». Assange ha poi ringraziato «il popolo degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Svezia e britannico» e «tutti coloro che mi hanno sostenuto anche se i loro governi non mi hanno sostenuto. La giustizia un giorno vincerà». Poi si è rivolto alla sua famiglia e ai suoi figli «perdonatemi» e ha assicurato loro che «presto saremo di nuovo insieme».

IL RICHIAMO ALLE PUSSY RIOT – «L’oppressione è unita, ma noi dobbiamo essere determinati e uniti contro l’oppressione», ha arringato il capo di Wikileaks citando le ragazze di Pussy Riot incarcerate in Russia per la “preghiera punk” anti-Putin. Julian è apparso pallido, dimagrito, due mesi nella “cella di fatto” della piccola ambasciata alle spalle di Harrods hanno lasciato il segno.

«OBAMA FERMI LA CACCIA ALLE STREGHE» – Barack Obama «faccia la cosa giusta»: fermi la «caccia alle streghe» contro Wikileaks, liberi l’«eroe» Bradley Manning, da 815 giorni dietro le sbarre senza incriminazioni, e soprattutto «archivi l’inchiesta dell’Fbi» contro chi mette in piazza i segreti di Stato ha aggiunto Julian Assange, accolto in trionfo da centinaia di sostenitori sotto i riflettori dei media internazionali e lo sguardo impotente di decine di poliziotti.

IL GIUDICE GARZON – Pochi minuti prima, il suo avvocato, l’ex giudice spagnolo Baltasar Garzon, aveva annunciato un’azione legale a tutela dei diritti di Wikileaks, senza confermare le voci su una disponibilità di Assange a consegnarsi alla Svezia, dietro garanzia assoluta di non essere mai trasferito negli Stati Uniti.

IL MINISTRO SVEDESE, «NON ESTRADIAMO IN PAESI DOVE C’E’ LA PENA DI MORTE» Il timore di Assange che la richiesta di estradizione da parte della Svezia possa essere il grimaldello per l’estradizione negli Usa è assolutamente ingiustificato, ha detto al Financial Times il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt. «Non estradiamo in paesi che hanno la pena di morte», ha chiarito il ministro. In queste dichiarazioni qualcuno ha voluto intravedere il barlume di una soluzione, visto che, in mattinata, un portavoce di Wikileaks aveva ribadito che un impegno formale da parte di Stoccolma a non estradare Assange negli Stati Uniti sarebbe una «buona base» per «negoziare un modo per mettere fine a questa storia».

IL PROBLEMA DELL’ASILO DIPLOMATICO – «Il Regno Unito non accetta il principio dell’asilo diplomatico, che è lungi dall’essere un concetto universalmente accettato». A sottolinearlo è  stato il ministro britannico degli Esteri, William Hague, dichiarandosi «dispiaciuto» per la decisione dell’Ecuador riguardo al caso dell’asilo concesso ad Assange. Gli fa eco il Dipartimento di Stato americano che ha diffuso una dichiarazione ufficiale nella quale si puntualizza che «gli Stati Uniti non hanno sottoscritto la Convenzione del 1954 dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) sull’asilo diplomatico e non riconosce il concetto di asilo diplomatico come tema del diritto internazionale». Uno dei problemi legali sollevati dal caso del fondatore di Wikileaks, sembra dunque essere quello dell’asilo diplomatico, una figura del diritto internazionale la cui diffusione a livello mondiale è andata riducendosi durante i secoli XIX e XX, tranne in uno specifico subcontinente: l’America Latina. In sintesi, come ha spiegato alla Cnn Matthew Happold, esperto di diritto internazionale dell’Università del Lussemburgo, «in termini generali, si può dire che nel diritto internazionale non esiste di fatto un diritto di concedere l’asilo diplomatico, o per lo meno agli altri Stati non è richiesto di rispettarlo». Tenendo conto, inoltre, che Assange è oggetto di una procedura europea di estradizione per delitti che non hanno un carattere politico, secondo Happold, se il governo britannico chiedesse in via ufficiale a quello ecuadoregno di consegnare l’australiano, le autorità di Quito potrebbero essere obbligate a farlo.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento