sabato, 16 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Biografie di sofferenza. A colloquio con Giuseppe Failla, portavoce del Forum nazionale giovani
Pubblicato il 14-08-2012


Per la prima volta dal dopoguerra, ma si potrebbe dire almeno dall’unità d’Italia, una generazione sembra perdere le conquiste di quelle precedenti. E molti gliene fanno persino una colpa. Da qualche anno si è cominciato a parlare di giovani etichettandoli come “bamboccioni” e scansafatiche, che trascorrono troppo tempo sui social network. Da questa considerazione parte il colloquio tra l’Avanti!online e Giuseppe Failla portavoce dell’FNG, il Forum Nazionale Giovani, che conta 80 associazioni e oltre quattro milioni di iscritti. «Innanzitutto i giovani sono le vittime del sistema che è cambiato. La società di oggi è bloccata, non dà opportunità alle nuove generazioni come accadeva prima», spiega Failla, rimarcando che c’è una sensazione di insoddisfazione di questi “figli dell’incertezza” ed è normale in una società che di certezze ne offre davvero poche. Tutti gli indicatori sociali delineano che quelle dei giovani oggi sono vere e proprie biografie di sofferenza. Senz’altro il nostro Paese fa poco perché le nuove generazioni siano attive e in prima linea e Failla concorda sul fatto che «gli enti formativi ed educativi dovrebbero fare di più, così come le istituzioni dovrebbero favorire lo sviluppo e la crescita». Ma Failla non intende proporre una visione meramente vittimistica, poiché «anche i giovani hanno le loro responsabilità. È necessario uno scatto d’orgoglio. Le nuove generazioni devono mettersi in gioco anche se il prezzo è altissimo, non si devono arrendere». La quotidianità presenta, però, uno scenario fosco ai giovani, sempre più spaesati, assaliti dalla globalizzazione che tutto consuma e divora, impigriti, senza prospettive a causa di una crisi economica che non consente di intravedere uno spiraglio di luce. Così a quella economica e finanziaria si accompagna una crisi progressiva dei tradizionali punti di riferimento, delle certezze e delle prospettive di vita: scompare la parola “futuro” e qualsiasi forma di progettualità. Ciò rischia di minare il sentimento di passione civile. Failla, però, non è  pessimista. Secondo lui «la passione civile c’è ancora ed è tanta. Il Forum comprende 80 organizzazioni giovanili e in generale il panorama dell’associazionismo giovanile è ampio e diversificato. Non si può dire che i giovani siano tutti impegnati, ma non è vero che c’è meno slancio». 

L’ALLARME DISOCCUPAZIONE – Secondo l’Istat – l’istituto nazionale di statistica – nel mese di giugno il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10,8%, con 2 milioni e 792mila disoccupati, il 37,5% in più rispetto all’anno scorso. «Dati assolutamente allarmanti, ma devo ammettere di essere stanco di leggere numeri. Il rischio è quello di soffermarsi su dati statistici, di assuefazione al dato», lamenta Failla, che ricorda la necessità di non dimenticare che «dietro queste realtà vi sono ragazzi che non riescono a crearsi un futuro. I dati sono freddi. La generazione attuale vive una crisi che è attuale e sembra destinata a protrarsi, con il rischio di una contingenza negativa permanente. Non dar loro sicurezze oggi, minaccia di farli rimanere nella stessa condizione domani». Il suo monito ha lo scopo di spronare all’azione e alla reazione a questo status quo anestetizzato, immobile. Senza una formazione adeguata non c’è alcuna possibilità di inserimento nel mondo del lavoro.

I GIOVANI, LA POLITICA E LA DISAFFEZIONE AL VOTO «Può esistere la politica senza utopia», dice Failla, sostenendo che i giovani sono capaci di concretezza, ma al tempo stesso che gli adulti devono dar loro il modo di inserirsi nei processi decisionali. Failla ricorda però che un po’ di utopia serve, perché è il segno distintivo di slancio e di ideali, necessari tanto più in quest’epoca in cui gli adulti sembrano averli smarriti. Anche con questo si spiega una crescente disaffezione alla politica, in particolare la rinuncia al voto che altro non fa che ritorcersi contro chi la pratica. Failla in merito ricorda che il diritto di voto «è l’arma più potente che abbiamo in una democrazia. Siamo noi a scegliere i nostri rappresentanti, anche se ora con questa legge elettorale è difficile». Failla parla di «colpa» poiché «non prestare la giusta attenzione alla politica significa delegare il proprio presente e il proprio futuro ad altre persone». «Puoi anche non occuparti di politica, ma la politica si occuperà comunque di te» , disse John F. Kennedy più di 50 anni fa.

LA NEET GENERATION E GLI “EX” GIOVANI SENZA STABILITÀ – Nel discorso generale sulla disoccupazione, in Italia, sono particolarmente allarmanti il fenomeno della neet generation (acronimo inglese di “not in education, employment or training”) – quei giovani che non studiano né lavorano, fuori da qualsiasi prospettiva di vita attiva – e quello degli “ex” giovani senza stabilità lavorativo-professionale. Failla considera entrambi i fenomeni stigmati di una generazione vittima di continui rifiuti e della totale mancanza di progettualità. Pur esortando i giovani a una determinazione, magari a una fantasia maggiore, il portavoce del FNG sottolinea che «le istituzioni devono dare quei sostegni perché le nuove generazioni possano promuovere se stesse», e cita in particolare l’imprenditoria e l’orientamento al lavoro.

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA – Anche la famiglia, primaria agenzia di welfare, è sempre più minacciata nel suo ruolo. Failla spiega che «le nuove generazioni non sono mai state considerate a rischio, perché tradizionalmente la famiglia è sempre stata il primario ammortizzatore sociale». Ma oggi è sempre più difficoltoso per il nucleo familiare far fronte ai bisogni dei giovani, perché «anche le famiglie stanno vivendo il fenomeno di continuo impoverimento che comporta il rischio di entrare in quella fascia di povertà dalla quale poi è difficile uscire». Risulta, dunque, necessario «dare un sostegno alle nuove generazioni, ma senza trascurare un sostegno alle famiglie», ammonisce il giovane portavoce del Forum.

L’IPOCRISIA DELL’ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO – In Italia esiste la differenziazione tra l’elettorato attivo e passivo che Failla definisce «un’ipocrisia». A 18 anni si può eleggere, ma non si può essere eletti, cioè, i giovani sono ritenuti incapaci di rappresentare qualcun altro. «Secondo me – dice Failla – i giovani italiani sarebbero in grado di farlo, anzi forse sarebbero anche più bravi rispetto agli attuali governanti». Il portavoce del Forum ricorda anche che il precedente governo aveva fatto un piccolo passo in avanti poiché «la Camera aveva approvato il testo relativo all’equiparazione del voto attivo e passivo, ma poi l’iter parlamentare si è bloccato. È dunque necessario che il dibattito riparta». «Una lettura diversa potrebbe aiutare le istituzioni. L’Italia in questo modo priva le nuove generazioni del diritto di rappresentare altri cittadini e al contempo si priva di un punto di vista “altro”, che potrebbe generare impulsi diversi e dare risposte alternative alla contingenza che stiamo vivendo». Risposte urgenti e necessarie per i nostri giovani, per sfuggire a una sorta di “eterno presente” e alla condanna a un futuro quasi inesistente. Per esempio, sul tema del lavoro che «un diciottenne affronterebbe in maniera diversa da un settantenne, poiché il primo ha una visione differente per una cultura già intrisa di globalizzazione e di informatica».

Silvia Sequi

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