martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Corte di Cassazione: l’incapacità lavorativa può essere rinfacciata, ma con stile
Pubblicato il 23-08-2012


Accade spesso che nell’ambito lavorativo, tensioni o antipatie sfocino in litigi più o meno accesi. Che possono anche finire a colpi di denunce. Il caso di questi giorni riguarda un avvocato del Foro di Teramo che ha dovuto sostenere una multa di 600 euro per il reato di ingiuria nei confronti di un collega ed ex-collaboratore. Ma la sentenza 32987 della V sezione penale della Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che l’incapacità sul lavoro può essere rimproverata. Le critiche – seppur aspre – devono però esser mosse ed espresse con un certo stile e non devono “screditare la persona” cui sono indirizzate.

IL FATTO ACCADUTO E LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE – A mezzo di fax, il legale Carlo A. aveva lamentato la scarsa professionalità del collega – che aveva omesso di depositare un atto importante dello studio – definendone l’operato “stravagante”, “bizzarro”, “banale” e dettato da “ignoranza”, preannunciando inoltre l’intenzione di interrompere la collaborazione professionale. I  giudici della Suprema Corte, vocabolario alla mano, hanno ricercato l’etimologia delle espressioni usate dall’avvocato accusato d’ingiuria e  condannate dal giudice di pace e dal Tribunale di Teramo. In questo modo il termine “stravagante” si è scoperto provenire dal latino medievale “extra vagari” e corrisponde a “fuori dell’uso comune, strano, bizzarro”; la parola “bizzarro” – dallo spagnolo – equivale a “vivace, singolare”; il termine “banale” deriva dal francese e corrisponde a “comune, ordinario, corrente”. Quest’ultimo aggettivo, hanno aggiunto i supremi giudici, corrisponde all’ignoranza attribuita dall’avvocato al collega per aver omesso di depositare un atto importante dello studio. Tutto questo, insomma, per dimostrare che la «sfiducia e disistima nei confronti del collega – hanno concluso i giudici – è da considerare come espressa in maniera formalmente proporzionata». La Suprema Corte ha infine osservato che «le affermazioni critiche di Carlo A. sulla capacità professionale del querelante hanno complessivamente una causa legittimante la rimozione dell’antigiuridicità della condotta ingiuriosa in quanto rientrano nel corretto esercizio del diritto di dare giustificazione all’interruzione del rapporto fiduciario con il collega».

Silvia Sequi

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