martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Corvogate, a giudizio il maggiordomo del Papa. A casa conservava un assegno di 100mila euro
Pubblicato il 13-08-2012


La magistratura vaticana ha rinviato oggi a giudizio Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa accusato di furto aggravato delle carte riservate del Papa. Nella sentenza del giudice istruttore Piero Antonio Bonnet si rivela che Gabriele viene rinviato a giudizio per concorso in furto aggravato, favoreggiamento e violazione del segreto in concorso anche con una seconda persona. Si tratta di Claudio Sciarpelletti, dipendente della segreteria di Stato, informatico, arrestato, senza che sinora se ne sapesse nulla, lo scorso 25 maggio. Il suo ruolo nella vicenda, secondo quanto ha puntualizzato il portavoce vaticano Federico Lombardi, sarebbe «marginale».

L’ASSEGNO – A casa di Paolo Gabriele in Vaticano sono stati ritrovati insieme ai documenti anche un assegno di 100mila euro destinato al Pontefice, una pepita d’oro e una copia preziosa dell’Eneide che risale al Cinquecento. Inoltre un dossier di 37 altri documenti è stato ritrovato nell’abitazione in uso a Castel Gandolfo. L’assegno bancario è intestato a «Santidad Papa Benedicto XVI», ed è datato 26 marzo 2012, proveniente dall’Universitad Catolica San Antonio di Guadalupe; la pepita presunta d’oro, era invece indirizzata a Sua Santità dal signor Guido del Castillo, direttore dell’Aru di Lima (Perù); la cinquecentina dell’Eneide è una traduzione di Annibal Caro stampata a Venezia nel 1581, dono a Sua Santità delle «Famiglie di Pomezia».

PERIZIA PSICHIATRICA – Le indagini nei confronti di Paolo Gabriele hanno portato anche, tra giugno e inizi luglio, a una perizia psichiatrica. La richiesta, ha detto padre Federico Lombardi, è stata «avanzata dal promotore di giustizia, ma poi alla richiesta si è associata anche la difesa di Gabriele». La perizia mirava a far luce sul contrasto tra le testimonianze su Gabriele, descritto come «persona corretta e normale» e la confessione in merito al suo operato che i riscontri investigativi indicavano come il frutto di un «atto estremamente grave».

L’INCONTRO CON IL GIORNALISTA GIANLUIGI NUZZI – Negli interrogatori a cui è stato sottoposto durante la detenzione, Paolo Gabriele ha raccontato di avere incontrato il giornalista Gianluigi Nuzzi, autore del best-seller di “Sua Santità”. L’incontro sarebbe avvenuto nell’appartamento di quest’ultimo. Gabriele ha precisato, secondo quanto si legge nella sentenza di rinvio a giudizio, di non aver «ricevuto versamenti in denaro o altri benefici» e di aver agito spinto «da diverse ragioni quali i miei interessi personali, inoltre ritenevo che anche il Sommo Pontefice non fosse correttamente informato su alcuni fatti. In questo contesto fui spinto anche dalla mia fede profonda e dal desiderio che nella Chiesa si dovesse far luce su ogni fatto».

GABRIELE «IO CAPRO ESPIATORIO» – Nel documento, presentato oggi in Vaticano, si riferisce anche di un confronto tra Paolo Gabriele e il segretario del Papa, mons. Georg Gaenswein. L’incontro sarebbe avvenuto nel momento in cui il monsignore, accertato il furto delle carte riservate, ha comunicato a Paolo Gabriele la sospensione “ad cautelam”. In merito al contenuto dell’incontro Gaenswein ha dichiarato che Gabriele «ha detto che in questo modo era stato trovato il capro espiatorio della situazione. Molto freddamente mi ha poi detto che era tranquillo e sereno avendo a posto la coscienza dopo un colloquio con il suo padre spirituale».

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