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Opinioni e commenti
 

Crisi, Fitch: governo credibile, Italia a rischio senza Monti. La ripresa nel 2013
Pubblicato il 22-08-2012


Da un lato la fiducia di Moody’s nella possibilita’ che l’Italia esca dalla crisi entro il 2013, da un altro lato la promozione a pieni voti offerta a Mario Monti da Fitch. Dalle agenzie di rating, non sempre prodighe di valutazioni confortanti rispetto alla situazione politico-economica del nostro paese, giungono in rapida successione due indicazioni positive per l’esecutivo. L’attuale governo italiano gode di “grande credibilita’” e il rischio politico maggiore per il Paese, piu’ ancora delle varie minacce economiche, e’ l’addio di Mario Monti alla guida dell’esecutivo l’anno prossimo, ha dichiarato David Riley, managing director di Fitch, nel corso di un’intervista a Bloomberg sulla crisi dell’eurozona.

NUOVE SFIDE IN ARRIVO – Secondo Riley, l’area della moneta unica dovra’ affrontare nuove pressioni nei mercati se non risolvera’ entro la fine dell’anno la crisi del debito. Una sfida difficile dato che – ha osservato l’analista finanziario – la recessione in Spagna e in Italia “sta erodendo il sostegno politico all’euro e alle politiche di austerita’”. “Se non vedremo progressi entro la fine di quest’anno – ha aggiunto – sono prevedibili ulteriori tagli del rating”. L’Italia, in realta’, secondo Riley di progressi ne ha gia’ fatti parecchi da quando il governo Monti e’ entrato in carica. Proprio per questo, il presidente del Consiglio deve fare tutto il possibile per “creare un minimo di luce alla fine del tunnel” prima di lasciare l’incarico.

MOODY’S – I rimedi alla crisi del debito europeo sono “nel migliore dei casi a meta’ strada”, e prima che raggiungano gli effetti desiderati potrebbero trascorrere “diversi anni”. Lo rileva Moody’s in un rapporto sugli squilibri esterni dell’eurozona diffuso questa mattina. Per quanto riguarda i casi specifici di Italia, Spagna e Portogallo, l’agenzia di rating osserva che potrebbero uscire dalle attuali difficolta’ entro il 2013 se sapranno applicare compiutamente le riforme fin qui varate. Diverso il caso di Grecia e Irlanda, il cui risanamento potrebbe richiedere sforzi fino al 2016.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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