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Opinioni e commenti
 

Finanza anonima e vagabonda
Pubblicato il 22-08-2012


Spread che sale e spread che scende, anzi crolla di centinaia di punti finendo per condizionare la vita di milioni di italiani che lottano per arrivare alla fine del mese. Mercati che oscillano trascinando nel baratro del defoult banche, multinazionali, piccole e medie imprese, cooperative e piccoli risparmiatori che vedono le loro risorse assottigliarsi sempre più. A complicare ulteriormente lo scenario è il rimpallo di responsabilità tra governi nazionali, agenzie di rating, sindacati e mercati: ed è subito caccia agli “speculatori”. Fa il punto con l’Avanti! sulla drammatica situazione economica nella quale versa il nostro Paese Loretta Napoleoni, economista e saggista che si è occupata tra l’altro dello studio dei sistemi finanziari ed economici attraverso cui il terrorismo finanzia le proprie reti organizzative. Le posizioni della Napoleoni, sulle quali ognuno può farsi la propria opinione, sono sicuramente in controtendenza a quelle di gran parte degli osservatori. Napoleoni nega che l’uscita dall’euro sarebbe una catastrofe per l’Italia e definisce “grande balla” l’idea che il ritorno alla lira si tradurrebbe nel fallimento del Paese; sostiene che a impedire la ripresa economica sono le sue tradizionali zavorre di corruzione e di incapacità di gestione; prevede un’esplosione causata dall’immobilizzazione dei capitali.

Il crollo della Borsa di Londra del ’75 ha portato alla nascita del socialismo, la crisi del ’29 al nazismo, mentre a quella del 2008 non c’è stata alcuna reazione. Perché?

E’ troppo presto per dirlo, siamo ancora dentro la crisi. Anche se un primo segnale di reazione alla crisi del 2008 è il diffondersi in diversi paesi dei movimenti dal basso: da Occupy Wall Street agli Indignados. La differenza con le reazioni alle precedenti crisi sta nel fatto che quella di questi anni è immersa nella globalizzazione. La gente non vuole più essere governata dalla mega finanza e dai supergoverni. Il rapporto tra i cittadini e l’Europa è negativo. C’è bisogno di un cambiamento e tutto dipende da cosa succederà. C’è una sfiducia diffusa verso tutti i tipi di istituzioni, sindacati compresi, perché si è visto come hanno fallito nel presentare un nuovo programma. I movimenti dal basso sono la reazione alla eccessiva istituzionalizzazione e la risposta alla mancata regolamentazione: la finanza oggi è molto organizzata in corporazioni, ma senza alcuna regolamentazione.

Per spiegare la crisi c’è un rimpallo di responsabilità tra mercati e istituzioni nazioni. Chi specula realmente?

La speculazione non c’è: nel nostro Paese quella al ribasso è vietata dalla legge. La verità è che le obbligazioni italiane e spagnole non le compra nessuno se non gli stessi paesi che le emettono. Quella della speculazione della quale saremmo vittime è una grande balla che il governo italiano ha messo in giro per spiegare crisi. Nell’ultimo anno assistiamo al progressivo abbandono del mercato da parte degli investitori esteri e la presenza in crescita di quelli italiani. Significa che l’Italia fatica a piazzare le proprie obbligazioni: da un lato noi vendiamo alle banche italiane e dall’altro il governo italiano fa pressione sull’Europa per concedere soldi alle banche italiane per comprare obbligazioni.

Ma allora da dove nasce la crisi in Italia?

Dal fatto che il nostro Paese si è indebitato troppo per fare investimenti sbagliati. Abbiamo un debito pubblico ingestibile perché la gestione è stata corrotta, affidata a persone prendevano soldi che invece di ridistribuirli per la crescita economica, l’occupazione e le energie rinnovabili andavano a foraggiare il sistema clientelare. E’ andata così anche in Grecia o in Spagna con aeroporti dai quali non sono mai atterrati aerei.

Come possiamo reagire a questa crisi?

La ricetta consiste nel fare l’opposto di quello che si sta facendo in questi mesi. Occorre una importante presenza dello Stato, cioè trovare risorse che non abbiamo. Quindi l’unica via ritengo sia quella di uscire dall’euro e affrontare i problemi storici dell’Italia e così attrarre capitali. Le maggiori criticità del Paese sono la mafia; la corruzione – sia nel pubblico che nel privato – che da noi è un male endemico perché tollerato; l’evasione fiscale che dovrebbe essere considerato un reato penale con relativo sequestro del patrimonio dell’evasore e non combattuto con operazioni da “pubbliche relazioni” del governo con i controlli della guardia di finanza. Servirebbe una moralizzazione efficace al punto da cambiare i “costumi” dei cittadini. Purtroppo finché abbiamo più di un quarto dei nostri parlamentari condannati o che stanno per esserlo difficilmente la politica riuscirà a dare il buon esempio.

Perché oggi parlare del pensiero keynesiano è una “bestemmia”?

Il governo italiano è super liberista. Oggi le condizioni del tempo (del capitalismo occidentale) non ci sono e quindi la politica neokeynesiana, come quella neoliberista, sta fallendo. I tedeschi hanno operato una riduzione dei profitti da parte del capitalismo e del salario, per la serie lavoriamo meno lavoriamo tutti, ricetta che però nel lungo periodo ha dimostrato di non funzionare. Noi dobbiamo reinventare il capitalismo. La verità è si ha paura di cambiare il futuro.

Tutto questo catastrofismo sulla fine dell’euro è fondato o strumentale?

É solo strumentale: conviene all’elite al governo che ha sostituito Berlusconi e che assolda anche economisti di chiara fama per ribadire l’allarme. Non dimentichiamoci che Monti è il braccio destro di Prodi, ossia tra coloro che hanno traghettato l’Italia nell’eurozona. Rimanendo con questa moneta questi individui continuano a pensare alla loro carriera e non alla gente che soffre. Distruggere il mito dell’euro in poco tempo è difficile e inoltre l’Italia e la Spagna possono finire come la Grecia per la scelta sbagliata della rigidità.

E’ vero che i tedeschi si stanno arricchendo sulle nostre spalle con un’economia che presta denaro a imprese a costi molto più bassi di quelli applicati in Italia?

Non credo che la Germania o altri paesi si stiano arricchendo o stiano speculando sull’Italia: è una leggenda spicciola tutta nostrana. Penso sia invece una malformazione del mercato: i mercati che hanno paura funzionano in maniera strana. Gli investitori comprano obbligazioni tedesche perché sanno quanti soldi potranno perdere al massimo, mentre non comprano quelle italiane o spagnole per le quali non posso basarsi su un “rischio calcolato” di perdite. Con la crisi guadagnano inevitabilmente le economie stabili come quella tedesca e non stabili ma senza euro come quella inglese.

L’Europa sociale dovrebbe tornare a combattere unita?

Non c’è un’Europa sociale, non c’è solidarietà tra paesi, tra movimenti o tra sindacati.

Le spinte populiste di destra in nord Europa sono espressione
dell’insofferenza popolare contro la crisi. E’ un tabù dirlo?

In Italia la destra non è così ben strutturata come nel nord Europa oppure in Grecia, dove prevale un movimento islamofobico che credo non arriverà anche da noi. In Italia siamo più concentrati su nemici interni. La Lega ad esempio attacca l’Islam solo per attaccare “Roma ladrona”.

Come uscire da questa matematica dell’assurdo con fattori come spread, debito pubblico e paura?

Andrà a finire con un esplosione. Non si possono tenere capitali mondiali fermi per troppo tempo senza guadagni. Verranno spostati altrove e si creeranno altre bolle. Oppure senza esplosione ci sarà impoverimento e una forchetta sempre maggiore tra i sempre più ricchi e i sempre più poveri. Era così anche prima solo che l’attenzione della gente era su altre questioni.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Personalmente mi ritengo un “ballista” cioè uno che è convinto che se mandiamo a fondo l’euro ci sarà un impoverimento diffuso e le difficoltà di oggi saranno una bazzeccola in confronto a quello che dovremo sopportare nel futuro. Detto così restiamo nel campo delle “balle” occorre un approfondimento: ha ragione la dott.ssa Napoleoni che nel breve periodo ci potranno essere dei vantaggi, solo finanziari, ma ormai il commercio è globale e le nostre merci non sono concorrenziali, inoltre siamo poveri in Know how perché le nostre industrie hanno prodotto sempre su progetti esteri o merci a basso contenuto di tecnologia e, inoltre, abbiamo distrutto la scuola e l’università. Il problema è politico e la stessa autrice dell’articolo lo riconosce; finché il popolo italiano non si riappropria della Democrazia Rappresentativa la situazione peggiorerà euro o non euro. Per ultimo vorrei far presente che l’euro è nato per forzare la costruzione dell’Europa Unita o vogliamo ritornare al 1914.

  2. se ci divertiamo a fare i “ganzi”, io la butto là:
    Il problema è risolto:
    – rendiamo il debito pubblico irredimibile, così’ non abbiamo più problemi di aste;
    – per le necessità ulteriori del debito pubblico stampiamo “lira-euro” del medesimo valore dell’euro, che può circolare solo in Italia (pensate alle am-lire dell’ultima guerra mondiale o, se siete deboli di memoria, allo SCEC,
    – nazionalizziamo le banche,
    – predisponiamo un piano di rinascita industriale.

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