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Opinioni e commenti
 

Che fine farà l’Istituto degli Studi Filosofici di Napoli. Il fondatore Marotta: la Regione vuole mettere le mani sui nostri finanziamenti
Pubblicato il 31-08-2012


Per quante volte intellettuali, tecnici e politici di primo piano hanno fatto propria la frase “Napoli capitale della cultura”, per altrettante hanno lavorato nella direzione opposta, contribuendo allo svilimento di un patrimonio e di un’identità unici. Ne è una testimonianza, evidente quanto amara, la vicenda che da decenni vede protagonista l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli e che in queste ore sta rischiando di andare alla deriva. “Con una delibera a mio parere ‘illegale’ della Regione Campania si è deciso di affiancare al Fondo di volumi antichi costituito nei decenni, il deposito di libri che la Regione riceve in omaggio, testi effimeri che parlano di burraco o di come si preparano i cocktail”, con queste parole cariche di rabbia il fondatore dell’Istituto, l’avvocato Gerardo Marotta, denuncia all’Avanti! gli strani disegni che alcuni amministratori pubblici sembra stiano mettendo in pratica a discapito, innanzitutto, della “Napoli capitale della cultura”, ridotta a luogo comune e non di sapere.

MAROTTA, MIRANO AI FONDI PER LA DIGITALIZZAZIONE – Allo “stupro” di un patrimonio dal valore inestimabile proprio perché un unicum e allo scempio di un progetto che il suo fondatore porta avanti da quarant’anni si aggiunge la beffa. Anzi a detta dell’avvocato Marotta dietro l’intera operazione ci sarebbe un preciso disegno speculatorio ad opera di amministratori pubblici attraverso la futura messa in essere di appalti gonfiati per la digitalizzazione, non dei volumi rari del Fondo, bensì di quelli “effimeri” sul gioco del burraco e simili. “Dietro l’ultima delibera della Regione ci sarebbe un disegno equivoco – rivela l’avvocato Marotta – che mira all’acquisizione di 1.800.000 euro per la digitalizzazione di libri ‘fasulli’ a prezzi gonfiati”.

QUELLA ‘CREATURA’ NATA NEL ’75 – Per comprendere l’importanza del patrimonio culturale a rischio occorre fare un passo indietro. La “creatura” fondata nel 1975 dall’avvocato Gerardo Marotta, consapevole di cosa significhi una grande biblioteca nell’avanzamento del pensiero e della coscienza morale di un’epoca, trovò una sua molto parziale e temporanea collocazione – dal ’82 e per volontà dell’allora ministro dell’Interno Scotti – a Palazzo Serra di Cassano nel cuore della città partenopea. Parziale perché in attesa di una sede capace di ospitare in maniera organica e fruibile a ricercatori e studiosi di tutto il mondo gli oltre 300mila volumi e riviste rarissimi. Nel frattempo questo prezioso patrimonio è costretto a giacere in ben 14 depositi sparsi per la città.

L’ACQUISTO DELLA NUOVA SEDE – Nel 2001 sembrava essere arrivati ad una svolta con una delibera della Regione che individuò come sede della biblioteca i locali dell’ex-Coni in piazza Santa Maria degli Angeli a pochi passi da Palazzo Serra di Cassano, al fine di garantire la necessaria vicinanza tra la biblioteca e il luogo in cui quotidianamente si svolge un’intensa attività di seminari. Negli anni la Regione ha ottenuto un finanziamento comunitario di ben 7.800.000 euro per l’acquisto e la ristrutturazione dello stabile deputato esclusivamente ad ospitare la “creatura” di Marotta che per l’Unesco non ha termini di paragone nel mondo. Del finanziamento, 4 milioni di euro vengono spesi per l’acquisizione dell’immobile.

SCEMPIO IN VISTA – Ma oggi quello che sembrava un sogno che diventa realtà rischia di svanire e quasi quarant’anni di attività: 40mila seminari, oltre tremila borse di studio assegnate a giovani ricercatori, sedici sedi internazionali e oltre trecentomila volumi di rilevanza internazionale potrebbero continuare a giacere in depositi chiusi al pubblico o peggio l’unicum rappresentato dallo sterminato fondo di volumi antichi potrebbe essere affiancato da libri di cucina o che insegnano le regole del burraco. L’attuale Giunta regionale, infatti, ha emanato nel 2011 un nuovo atto che opera una radicale inversione di rotta: viene infatti prospettata per i locali individuati l’utilizzazione “come fondo iniziale dei volumi che obbligatoriamente vengono trasmessi in copia alla Regione Campania da editori e aziende tipografiche allorquando pubblicati” e l’attivazione di una “Biblioteca pubblica a scaffale aperto”.

MAROTTA, IL CNR HA GIA’ DIGITALIZZATO GRATIS 100 VOLUMI DEL FONDO – La delibera incriminata è “illegale – rileva Marotta – perché scavalca la Soprintendenza per i beni librari e documentari della stessa Regione Campania vanificando quanto ha più volte ribadito, ovvero il fatto che l’Istituto è tenuto a tutelare l’unicità e la scientificità del Fondo. E’ chiaro che con l’accorpamento dei volumi “effimeri” della Regione questo non sarebbe più garantito”. Ma cosa c’è dietro? Inadeguatezza al ruolo, mancanza di sensibilità da parte dell’amministrazione pubblica oppure un disegno di altra e più oscura natura? “C’è l’inerzia, il menefreghismo – sottolinea l’avvocato partenopeo – ma anche un disegno equivoco che mira all’acquisizione di 1.800.000 euro per la digitalizzazione di libri ‘fasulli’ a prezzi gonfiati. Vogliono mettere le mani su parte dei finanziamenti europei elargiti per l’acquisto e ristrutturazione della nuova sede dell’Istituto. Cifre gonfiate: basti pensare che una ditta specializzata mi ha offerto di digitalizzare la parte più antica del Fondo, 800 volumi del ‘600-‘700, ad una cifra accessibile, 50mila euro. E nel frattempo il CNR ne ha digitalizzati un centinaio gratuitamente”.

L’APPELLO AL MINISTRO E IL TAVOLO TECNICO – E  la Soprintendenza? “Non è stata informata prima: è rimasta esterrefatta e amareggiata nell’apprendere l’iniziativa della Regione a cose fatte. Noi invece non abbiamo impugnato l’atto perché convinti che la Regione non ‘facesse sul serio’. Rendendoci conto che così non era abbiamo rivolto un appello al ministro della Cultura, Ornaghi, affinché intervenisse”. Per fortuna una risposta non si è fatta attendere. La Regione Campania e l’Istituto hanno deciso di formare un Gruppo di lavoro tecnico-scientifico al fine di affrontare tutti i problemi connessi con una collocazione della Biblioteca dell’Istituto nel Palazzo dell-ex Coni. Il Gruppo di lavoro sarà costituito da esperti indicati rispettivamente dalla Regione Campania e dall’Istituto, con la partecipazione in primo luogo della Soprintendenza ai Beni Librari della Regione Campania. “Questa volta – conclude Marotta – sono fiducioso che le nostre richieste vengano finalmente accolte. Ho 85 anni e mi auguro di poter vedere prima della mia morte la Biblioteca finalmente allocata nella sua giusta sede”.

Lucio Filipponio

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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