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Opinioni e commenti
 

Governo, legge elettorale verso l’intesa. Nencini, no a larghe alleanze per il bene del Paese
Pubblicato il 27-08-2012


L’aria è già quella da campagna elettorale, con scambi di accuse incrociate tra i partiti e lo ‘sberleffo’ di Beppe Grillo, ma in realta’ l’ipotesi del voto a novembre si allontana. Anche se, come sembra, questa settimana dovrebbe chiudersi tra i partiti di maggioranza l’accordo sulla riforma elettorale. “Siamo determinati a fare una nuova legge”, assicura Angelino Alfano che, come ieri Pier Luigi Bersani, nega un automatismo tra la riforma del Porcellum ed il voto, che a questo punto, si ragiona nei partiti, potrebbe svolgersi solo con un leggero anticipo tra febbraio e marzo.

NENCINI (PSI) E IL QUADRO DELLE ALLEANZE – Sul punto è tornato anche Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi affermando che: “Si sta delineando il campo delle alleanze: un centrosinistra -senza Di Pietro e l’ala massimalista – con PD, Sel e Psi che ricercheranno l’alleanza con i cattolici democratici. Una destra con poco centro, Lega, Storace e gli ex fascisti che occupano le prime file rispetto alla vecchia Forza Italia, per ora orfana di leader. Se avessimo scritto da soli il copione, la sceneggiatura non sarebbe stata migliore”. Commentando anche l’ipotesi di un governo di larghe intese, il segretario Nencini aggiunge: “siamo contrari, per il bene e la buona governabilità dell’Italia. I cittadini hanno il diritto di decidere chi governerà, quale sara’ la maggioranza e quale l’opposizione”.

IL DOPO PORCELLUM – L’intesa per cambiare il Porcellum, spiegano fonti del Pd, e’ ormai solo una questione di volonta’ politica: i nodi principali, premio al partito e un mix tra collegi e liste bloccate, sembrano sciolti ma l’accordo potrebbe ancora una volta saltare se uno dei partiti di maggioranza decide di prendere ancora tempo. Se l’intesa c’è si vedrà mercoledì alla riunione ristretta del comitato al Senato dopo che tra lunedi’ e martedi’ gli sherpa del Pdl, Pdl e Udc valuteranno il quadro complessivo della riforma, a partire dal nodo collegi, e se arrivare a Palazzo Madama con una bozza. Sulla legge elettorale, il segretario socialista ha aggiunto: “E’ tempo di varare una legge che tenga conto di due criteri fondamentali: il primo, restituire agli italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Il secondo – prosegue Nencini – a un minuto dalla chiusura dei seggi, dopo il voto, i cittadini dovranno sapere chi governerà il paese. Sarebbe una buona prova di democrazia, per tornare ad essere un paese più libero e civile”.

ELEZIONI E LEGGE ELETTORALE – Anche il Pdl, stando alle parole di Alfano, sembra aver rotto gli indugi sulla volonta’ di chiudere. Precisando che, comunque, una nuova legge non alza il sipario sulle elezioni anticipate. “Intanto – spiega il segretario Pdl – facciamo la legge, poi usiamo al meglio il tempo che abbiamo per avviare una svolta economica e quindi andremo al voto tra sei mesi nella chiarezza e nella distinzione delle squadre e dei programmi”. Tempistica che anche il governatore lombardo Roberto Formigoni conferma: “Ci potrebbe essere un leggero anticipo delle prossime elezioni politiche perché si tengano non a marzo ma a febbraio”. I partiti insomma si preparano ai blocchi di partenza. Perche’ anche per Alfano, come per Bersani, l’ipotesi di un bis di grande coalizione e’ un ipotesi molto remota. “Silvio Berlusconi guida una campagna elettorale per puntare al pareggio? Noi corriamo per vincere e governare”, sostiene con convinzione annunciando che il programma del Pdl sara’ “un grande piano “contro la rassegnazione”.

POLITICA E POLEMICHE – Parole che suscitano l’ironia di Fli orientato a costruire, insieme all’Udc, quella che il segretario centrista Lorenzo Cesa chiama “una via nuova per i moderati italiani, rifiutando le suggestioni di un bipolarismo primitivo che “è morto e sepolto”. Ma l’ipotesi dell’Udc che, dopo il voto, sceglie di governare insieme al Pd, ormai sempre piu’ ai ferri corti con l’Idv, scatena l’ira del Pdl. “Ma Casini non si sente alieno dal Pd post-comunista?”, provoca Fabrizio Cicchitto. “Oggi è indubbio che l’Udc è più vicina al centrosinistra che al centrodestra”, replica a distanza Rocco Buttiglione che chiede a Bersani di ‘garantire’ per Vendola sulla necessita’ proseguire con la linea del rigore avviata dal governo Monti.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Il mio timore è quello di un frazionamento eccessivo che porti all’ingovernabilità, visto che il M5S è ormai accreditato da tutti i sondaggi di percentuali tra il 15 e il 20%. Bisognerà sicuramente modulare una buona legge elettorale ma in ogni caso il centrosinistra non può pensare già ora di avere vinto, come accadde nel 2006 quando poi si arrivò ad un sostanziale pareggio e alla brutta caduta di Prodi dopo soli due anni. Inoltre, l’idea di un governo che vada da Casini (e Fini-Bocchino, pure) a Vendola mi pare un pò azzardata. Auguri.

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