martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Psi ha 120 anni. L’Avanti a colloquio con Riccardo Nencini
Pubblicato il 22-08-2012


Sul lavoro si costruisce il socialismo. Sul primato del lavoro si basa la Costituzione della Repubblica. Sui diritti del lavoro si dà un futuro a questa nostra Italia, ai giovani, alle donne, agli immigrati, a ciascuna persona. E questo futuro non prescinde da quelle parole d’ordine – lavoro appunto, diritti, persone – che hanno fatto la storia dei socialisti.  Dapprima si chiamò Partito dei Lavoratori Italiani. Quel 15 agosto 1892, a Genova, nacque l’organizzazione politica autonoma della classe operaia e contadina.

Nacque, cioè,  il luogo politico del socialismo. Nacque perché le circa trecento società operaie del Paese decisero di fondersi nello strumento partito ed enunciarono un programma politico nel quale i lavoratori italiani potevano riconoscersi tutti. Il termine “socialista” apparve dopo un  anno (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani), quando si riuscì a mandare una pattuglia di deputati in Parlamento, piccola, ma significativa della volontà di perseguire la via istituzionale, le ragioni del riformismo, il primato del lavoro. Nel 1986 il nome fu quello definitivo: Partito Socialista Italiano (e per inciso la pattuglia parlamentare si quadruplicò). In quello stesso anno nasceva il nostro giornale, quell’Avanti! che avrebbe scritto e raccontato la storia del riscatto dei deboli, la storia dei diritti. All’epoca, secondo alcuni storici, la scelta fu di non limitare il bacino di consenso  ai soli lavoratori dei campi e delle officine – questo si intendeva comunemente per lavoratori –  ma di guardare agli artigiani, agli impiegati, ai maestri elementari, agli intellettuali liberi, insomma appunto ai lavoratori tutti. C’era tutto questo anche nel simbolo, la falce dei contadini, il martello degli operai, il libro dell’istruzione, il sole dell’avvenire, del futuro.

La storia muta simboli e modalità politiche, ma non cambia le ragioni della speranza, lo stile del riformismo, il primato della persona. Le vicende di questi centoventi anni per due volte – per due ventenni – hanno ridotto il Partito Socialista Italiano o alla clandestinità o a una sorta di dannatio memoriae. Ma nell’uno e nell’altro caso – il primo è storia, il secondo lo sarà – il ruolo del PSI si dimostra indispensabile per portare l’Italia fuori dalle devastazioni provocate da quei due ventenni.

Da almeno vent’anni sembra che il lavoro sia privato di diritti in tutte le società avanzate. L’Italia soffre ancora di più di questa dinamica.  Una marea di contratti atipici e di precarietà ci ha portato a oltre due milioni di giovani – un’intera generazione – tagliati fuori dal mondo del lavoro e quindi dalla dignità di cittadini. Come si risale da questa china rovinosa?

Adottando piemamente la riforma Biagi. Lo stesso Biagi lamentava che della sua riforma fosse stata presa solo una parte e che si fosse cancellata quella delle tutele. Un altro modo è quello di mettere in sinergia l’indennità di disoccupazione con attività pubbliche rilevanti. Chi perde il lavoro potrebbe contribuire per il periodo di disoccupazione a rendere più efficaci i servizi forniti dagli enti locali e sostenere il volontariato sociale.

Le destre che hanno governato l’Europa negli ultimi anni hanno impoverito la maggior parte dei Paesi dell’Unione e hanno dato via libera alla supremazia del capitale sulla persona e della finanza sull’economia reale. L’elezione di Hollande e le recenti dichiarazioni di Schulz sul primato della persona possono essere interpretate come chiaro sintomo di una diffusa voglia di socialismo e della volontà di rimettere i bisogni delle persone al centro del dibattito politico?

Si. Ma senza scordare che il primo Governo ad allentare i vincoli alla finanza è stato quello statunitense durante il secondo mandato di Clinton. In ogni caso, oggi c’è bisogno di giustizia, di una ripartizione più equa della ricchezza. Questo riguarda anche la questione delle tasse, che devono pagare tutti. La tassazione progressiva, che abbiamo in Costituzione, all’atto pratico si traduce in un peso ingiusto per i cittadini a reddito fisso, che di tasse ne pagano tante e che le pagano davvero.

L’esplodere dei movimenti, da Occupy Wall Street agli Indignados, di fatto, sembra chiedere una rivoluzione tout court. Come può il riformismo, che è la cifra della storia del PSI, raccogliere le ragioni della protesta e trasformarle in azione politica?

In Italia tornando al Governo. In Europa dotandosi di una visione intellettiva né tradizionale, né venata da un flusso di liberismo, come  è successo in Inghilterra negli anni ’90. Siamo di fronte a un cambiamento epocale che richiede una nuova visione. Sottolineo solo tre punti. Il primo riguarda la definizione di nuove regole del mercato, il ritorno al mercato vero contro il predominio della finanza. Poi serve, appunto, una ripartizione della ricchezza, che negli ultimi anni è stata iniqua. Oggi una ricchezza apicale altissima e una base di povertà più estesa, una situazione paragonabile a quella di cento anni fa, prima che la socialdemocrazia definisse lo Stato sociale. Infine, la sinistra socialista deve preoccuparsi di come declinare la parola democrazia. Oggi la democrazia rappresentativa da sola non basta.

Che contributo e che utilità porta il PSI alla definizione di un nuovo quadro politico del Paese dopo la stagione dei tecnici?

Portiamo la copertura del fianco laico, quello dei diritti della persona. Portiamo  un riequilibro entro la sinistra, perché contribuiamo a cancellare la foto di Vasto. Una foto con Pd, Psi e Sel è una foto con un significato europeo,  rispetto a una con Pd, Idv e Sel di certo più provinciale. È una foto che avrebbero potuto scattare i  fratelli Alinari. E portiamo un po’ di vento garibaldino e azionista.

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Commenti all'articolo
  1. Mi piace!
    Vorrei fare una osservazione facendo riferimento alla domanda “…dato il via libera alla supremazia del capitale …”; personalmente sono contrario a quanto afferma il partito sull’abolizione dell’IMU perché i possessori di casa (anche di una sola) sono possesori di capitale e perciò devono pagare le tasse. L’IMU, inoltre, se ben strutturata potrebbe dare un gettito (che personalmente stimo intorno ai 25 miliardi) notevole che ci permetterebbe di affrontare i molti problemi del nostro Paese. IMU “ben strutturata” significa che non dovrebbero esserci notevoli scostamenti tra una casa a Roma e una in un’altra città a parità di valore di mercato.

    • Sono sostanzialmente d’accordo in linea di principio. L’IMU è in teoria una patrimoniale e le tasse da diminuire sono quelle sul lavoro. Ma ricordo che l’acquisto della casa di abitazione è da sempre, in Italia, la prima forma di risparmio, quel risparmio che la Costizione definisce meritevole di tutela. La risposta di Nencini sui redditi fissi che sono gli unici a pagare davvero le tasse, può essere trasportata anche su questo aspetto. L’abolizione dell’ICI entro una certa soglia di reddito (che peraltro andava verificata nel caso dilavoro autonomo, ma questo vale per tutte le tasse) era un provvedimento congruo. L’averla tolta del tutto è stata pura demagogia, purtroppo vincente in cabina elettorare. E ha abbondantemente contribuito a dissestare ulteriormente i conti pubblici, soprattutto quelli degli Enti locali. Mi sembra evidente che l’Imu (che contrariamente all’Ici non finanzia solo gli enti locali ma anche lo Stao centrale) vada rivista. Anche nel senso auspicato dal lettore che mi precede.

  2. buon compleanno, PSI !
    Speriamo, sia per il partito, sia per il paese, che il prossimo ventennio riporti il PSI li, dove noi ce lo sognamo: al governo , per garantire un futuro più degno e sociale per le prossime generazioni . Avanti !

  3. Concordo con le considerazioni fatte sull’IMU, che è sbagliato e demagogico indicarne la soppressione, mentre è più valido e convincente prevedere l’esclusione dei possessori fino ad un certo reddito e valore (Legge Prodi che escludeva il 40% delle case). Utilizziamo i 120 anni del PSI, per sollecitare a tutti quelli che sono interessati ad eliminare l’anomalia italiana dell’assenza di un robusto Partito Socialista e incalzare il PD e SEL con un pressante e forte dibattito ad aderire al PSE, in quanto si sconfigge il Centro-Destra in Italia se lo sconfiggiamo in Europa. Non ha senso stare fuori dalla famiglia Socialista perchè nell’epoca della globalizzazione non si conta niente e già adesso l’Europa frantumata rischia di essere marginale nelle scelte mondiali. Non pensiamo ai strapuntini che servono a poche persone e mobilitamo tutti i veri Socialisti per un grande obiettivo della costruzione a Sinistra di un robusto Partito Socialista.

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