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Ilva: gli operai tornano a lavoro, ma la bonifica è al via. Il Riesame costringe il presidente Ferrante a vigilare sugli impianti
Pubblicato il 09-08-2012


Rimangono sotto sequestro i sei impianti dell’area a caldo delle acciaierie Ilva di Taranto. La decisione del tribunale del Riesame, presieduto da Antonio Morelli conferma la pericolosità ambientale delle strutture industriali ma modifica parzialmente il decreto di sequestro, senza facoltà d’uso, firmato dal gip Patrizia Todisco ed eseguito il 26 luglio scorso. Dopo i giorni di proteste, presidi e scioperi ad oltranza i dipendenti dell’Ilva sono tornati al lavoro. Confermati i domiciliari per Patron Riva e il figlio Nicola e per l’ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso.

LIBERI I DIRIGENTI, FERRANTE NOMINATO CUSTODE – Libertà invece per i cinque capi area Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Ivan Dimaggio, Salvatore De Felice e Salvatore D’Alo’. Ma il cuore della modifica apportata dai giudici del Riesame è la nomina presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, custode e amministratore di aree e impianti sotto sequestro a fianco degli ingegneri già nominati dal gip Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento. Ferrante ricoprirà anche il ruolo di rappresentante legale di Ilva spa. La mossa dei giudici rappresenta un passaggio strategico perché Ferrante, che sostituisce il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Taranto Mario Tagarelli, avrà il compito di «garantire la sicurezza degli impianti e il loro utilizzo in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e di attuare un sistema di monitoraggio continuo delle emissioni inquinanti» e dovrà rispondere alla magistratura. Sarà dunque l’Ilva, d’intesa con i tre ingegneri nominati, a individuare le misure necessarie per ridurre l’impatto ambientale ed eliminare i punti di criticità indicati nelle perizie e dall’ordinanza del gip. In merito alla sentenza, il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, ha detto che «la finalità del provvedimento è fare i lavori, non è produrre e lavorare. Questa, semmai, potrà essere una conseguenza indiretta».

FERRANTE, PARZIALMENTE SODDISFATTO – «Se dicessi che sono soddisfatto direi una grossa bugia ma non si parla più di chiusura e di interruzione dell’attività, si parla di utilizzo dell’impianto per la sicurezza e risanamento ambientale». Lo ha dichiarato lo stesso Ferrante che ha aggiunto che si tratta comunque di «un segnale molto netto e preciso nei confronti della società», ha sottolineato il massimo esponente dell’azienda, esprimendo «grande amarezza» per la decisione di confermare gli arresti di Emilio e Nicola Riva e di Luigi Capogrosso.

IL MINISTRO FORNERO, «DECISIONE EQUILIBRATA» – Quella del Tribunale del Riesame «è una decisione equilibrata» che va «in una direzione certamente positiva». Ad affermarlo è il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, intervenendo sugli sviluppi della situazione dell’Ilva di Taranto. «Tutti abbiamo detto che rifiutiamo la contrapposizione tra lavoro e salute e che occorre cercare un equilibrio. Deve essere possibile lavorare in un’acciaieria che non metta a rischio la salute dei lavoratori e che Taranto abbia una fabbrica senza che la salute dei cittadini ne risenta», ha spiegato la Fornero, aggiungendo che «occorre collaborare in modo cogente per far sì che l’operazione di modifica possa avvenire in tempi rapidi per dare serenità a tutte le famiglie, che sono tante, che dipendono dall’Ilva».

IL MINISTRO CLINI, A TARANTO NON FAREI CRESCERE MIO FIGLIO – «Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, è intervenuto sulla situazione dell’Ilva di Taranto affermando che «non farebbe crescere un suo nipotino nel rione Tamburi di Taranto». Il riferimento è al quartiere che sorge al ridosso delle acciaierie dove, aggiunge il ministro, «non ci prenderei mai casa». Per il ministro, il patron dell’Ilva, Riva stava «tirando un po’ troppo la corda» e ha aggiunto che «la situazione ambientale di Taranto richiede una strategia di risanamento urgente». Clini ha anche dichiarato di apprezzare «la posizione di disponibilità» dell’Ilva, che si è detta pronta ad investire 90 miliardi di euro per il risanamento ambientale, Clini precisa che «il ministero ha stanziato 336 milioni di euro per avviare un processo di messa in sicurezza del territorio al di fuori dell’Ilva, area compromessa da 50 anni di contaminazioni».

LE REAZIONI DEL SEGRETARIO UIL ANGELETTI E FIOM LANDINI- «Non sappiamo quali saranno le scelte dell’azienda, e ci auguriamo che faccia scelte positive, di restare e continuare a investire a Taranto e negli altri stabilimenti italiani», a dichiararlo è il leader della Uil, Luigi Angeletti. Per il segretario è necessario «adottare gli stessi standard della produzione di acciaio in Germania, con la stessa competitività: se lo fanno i tedeschi possiamo farlo anche noi». L’Italia, conclude Angeletti, «senza l’industria non avrà i soldi per mangiare: ogni giorno bisogna ricordarlo, perché a partire da questo governo si tende a pensare che questo problema non esiste». Per il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, l’ordinanza del Tribunale del Riesame «può essere occasione per una strada nuova, senza mettere in discussione la salute dei lavoratori» anche perché stabilisce che «per risanare l’Ilva non bisogna fermare gli impianti».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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