mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Inchiesta “Why Not”: assoluzione piena per il consigliere regionale Adamo. Luigi Incarnato (Psi): «De Magistris ha messo in atto una strategia politica che gli ha permesso la scalata»
Pubblicato il 03-08-2012


Era il settembre del 2006 quando il consigliere regionale della Calabria, Nicola Adamo, ha ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’Inchiesta “Why Not” da parte della Procura della Repubblica di Catanzaro. I reati ipotizzati a suo carico erano truffa, abuso d’ufficio e associazione a delinquere per ipotetici finanziamenti “pilotati” che hanno interessato aziende amministrate dalla moglie, Enza Bruno Bossio, anch’essa raggiunta da avviso di garanzia. Dopo sei anni, due giorni fa, è arrivata l’assoluzione: «La sentenza di oggi ristabilisce la verità. Restituisce onore e dignità. Assolto perché il fatto non sussiste è l’inevitabile esito processuale di una indagine condotta sulle persone e non su reati effettivamente commessi». Così si è espresso Adamo, commentando la sentenza sul caso “Why not”.

LA SENTENZA Quella conclusasi il 31 luglio con la sentenza di primo grado non è che una pagina processuale della complicata vicenda “Why Not”. Dopo oltre un anno di udienze i giudici del tribunale di Catanzaro hanno emesso la sentenza nei confronti di 26 imputati con 9 condanne, a pene variabili dai 3 anni e sei mesi agli otto mesi di reclusione, nove assoluzioni mentre, per altre 8 persone, i reati sono ormai prescritti. La condanna più dura è stata inflitta all’ex amministratore delegato della società “Why Not”, Giancarlo Franzé condannato a 3 anni e sei mesi.

SEI ANNI PER L’ASSOLUZIONE – «Sono trascorsi esattamente sei anni da quando il sottoscritto, mia moglie Enza Bruno Bossio e Giulio Grandinetti fummo sottoposti ad indagine per iniziativa del pm Luigi De Magistris. Sin dal primo momento si poteva capire fosse una bufala» ricorda il consigliere regionale. Adamo afferma in una nota che «la prima sentenza riportava quasi pedissequamente le calunnie contenute in un articolo apparso sulla prima pagina del Corriere della Sera a firma di Gian Antonio Stella. Che fosse una bufala si era capito quando il decreto di perquisizione e le ipotesi di accusa che lo sostanziavano furono rivolte invece che al mio amico Giulio Grandinetti ad un suo omonimo; fu quello un incredibile errore per uno scambio di persona che allora determinò molto imbarazzo agli uffici della Procura della Repubblica di Catanzaro».

LUIGI INCARNATO (PSI): «SI E’ COLPITO IL CENTROSINISTRA» – Luigi Incarnato, assessore ai lavori pubblici in Calabria e segretario regionale del Psi, intervistato dall’Avanti!online ha dichiarato: «in merito all’inchiesta “Why Not” ho un’opinione ben precisa. Nel 2005 il centrosinistra vinse in tutte le regioni del Sud come centrosinistra in controtendenza con il Nord dove si affermava l’idea del federalismo fiscale e, addirittura, della secessione. Improvvisamente sono partite delle inchieste, dalla Calabria alla Puglia fino alla Campania, contro questa classe politica che proponeva il cambiamento. Le inchieste partono dopo due mesi dalle elezioni e il capofila di queste indagini è stato proprio De Magistris» e, continua Incarnato, «si è arrivati fino all’arresto di Del Turco». Del resto, ricorda l’assessore calabrese, «le inchieste che hanno coinvolto Adamo dimostrano che molte di questi processi fossero basati sul sospetto più che sull’accertamento del reato». Incarnato conclude affermando di avere l’impressione che «attraverso il suo auto assegnarsi il ruolo di “Savonarola”, mettendo in discussione tutti dal Csm fino a Napolitano e scatenando un conflitto fra procure, De Magistris abbia messo in atto una strategia politica che gli ha permesso la scalata politica».

LA RISPOSTA DI DE MAGISTRIS – «La sentenza di condanna dimostra che c’era qualcosa, altrimenti non mi avrebbero strappato di dosso la toga di pm». Luigi de Magistris commenta così la sentenza nel processo “Why not”, indagine da lui avviata da sostituto procuratore a Catanzaro. «Non è il mio processo perché quello che avevo istruito io arriva fino al momento dell’avocazione dell’inchiesta. Accolgo però con favore la sentenza ottenuta da chi ha ereditato l’inchiesta. Il processo era molto solido». L’attuale sindaco di Napoli ricorda che vive «un profondo dolore che non si rimarginerà mai perché volevo fare il magistrato per tutta la vita». «In questo processo c’era molto di più, altrimenti non mi avrebbero strappato la toga da pubblico ministero», ha aggiutno Luigi de Magistris.

 

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