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Opinioni e commenti
 

Infanzie negate. A colloquio con Vincenzo Spadafora, Garante per l’infanzia e l’adolescenza
Pubblicato il 17-08-2012


Perché si parla di bambini solo nei casi estremi di pedofilia o matricidio? E non quando questi si ritrovano costretti a vivere vite disagiate e per nulla dignitose? L’infanzia negata non è solo violenza, lavoro minorile, sfruttamento. É sottrazione di diritti e, insieme, furto di speranza. Secondo l’ultimo rapporto Istat – l’Istituto nazionale di statistica – in Italia ci sono un milione e 800 mila di minori che vivono in famiglie indigenti e 723 mila in condizioni di assoluta povertà. Come sempre il dato peggiora nel Mezzogiorno. Basta l’esempio dell’abbandono scolastico: il fenomeno è drammatico in tutta Italia, ma Sicilia, Sardegna e Puglia hanno le percentuali più alte di studenti che decidono di lasciare la scuola prima di conseguire il diploma. Le statistiche di lungo periodo mostrano che un bambino povero e privo di istruzione è destinato quasi inesorabilmente a diventare un adulto indigente. L’espressione “bambini disagiati” è un eufemismo. In realtà sono «quelli che si vedono compromesso qualsiasi diritto fondamentale», spiega il Vincenzo Spadafora, responsabile  dell’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. L’Autorità «nasce con il fine di occuparsi dei bambini dagli 0 ai 18 anni e di monitorare le azioni del Governo, i soldi che destina e come vengono spesi», ricorda Spadafora. Un compito cruciale, dunque, in un’Italia che ha il triste primato tra i Paesi dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, del più elevato tasso di povertà relativa tra i minori (nel senso che non muoiono letteralmente di fame, ma sono privi del minimo indispensabile a una vita dignitosa). «Da una parte c’è la crisi economica e dall’altra un aumentato disinteresse culturale nei confronti dei diritti dell’infanzia», ma soprattutto manca la convinzione che il primo autentico aiuto ai bambini è sostenere le loro madri, che la supplenza pubblica deve intervenire solo quando manca la normalità familiare. Per le madri «sono previsti pochi aiuti per essere presenti nel mondo del lavoro: dopo la nascita di un figlio le difficoltà nel mercato del lavoro aumentano», ricorda Spadafora, secondo il quale politiche efficaci in questo campo servono anche a livello internazionale. Per quanto riguarda l’Italia, il governo non sembra cosciente della necessità di porre la questione infanzia ai primi posti dell’agenda. La delega per le politiche per la famiglia e l’infanzia è del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che secondo Spadafora «ha come priorità il tema del lavoro» e con la quale risulta dunque difficile confrontarsi su tematiche nostre».

L’AUTORITÀ E I SUOI OBIETTIVI – L’Autorità è un organo di garanzia monocratico nato nel luglio 2011. Tra i suoi scopi vi è anche quello di garantire un continuo collegamento dei volontari, delle associazioni e degli operatori sociali con le istituzioni. Più in generale, l’Autorità, alla quale «negli ultimi tempi numerose famiglie si sono rivolte  per segnalare violazioni sui diritti dei minori» deve «tentare una sintesi tra bisogni e possibili risposte, tutelando sempre il benessere dei minori». A questo scopo «è in corso un lavoro importante con il Parlamento in merito alle riforme che questo può e deve fare» sempre se le forze politiche riescono a trovare un accordo – soprattutto per definire risorse certe da destinare alle politiche per l’infanzia. L’organismo non ha ancora una sede e utilizza gli spazi presso il Ministero del Turismo, ma a breve dovrebbe essere emanato un decreto governativo che sblocca le risorse destinate all’Autorità. «Ciò significa che a metà settembre dovremmo avere le risorse e quindi finalmente tutti gli strumenti necessari», dice Spadafora, che però non nasconde uno scetticismo comprensibile dopo tutti questi mesi di attesa. Uno scetticismo alimentato anche dalla burocrazia tipica del Paese, ma soprattutto di merito, dato che un’Autorità che si occupa d’infanzia «non rientra negli interessi dei poteri forti». «Serve un centro di coordinamento unico delle politiche per l’infanzia», aggiunge il Garante, lanciando un appello a chiunque governerà in futuro di prendere l’impegno di realizzarlo per avere «una visione unica, di sistema perché nel nostro Paese non esiste un piano nazionale dell’infanzia».

L’INFANZIA NEGATA, LA QUALITÀ DEI SERVIZI ASSISTENZIALI E I FONDI UE Sui dati dell’Istat relativi ai bambini che vivono in condizioni di povertà,  «mi spaventa il fatto che da parte dell’Esecutivo non vi sia alcun investimento per le politiche relative alla povertà: ciò significa minare la crescita di intere realtà sociali», aggiunge Spadafora, secondo il quale il Governo attuale sta sì affrontando alcuni problemi centrali  del Paese «ma ha perso il contatto con le persone ed è in corso una perdita delle politiche sociali». Nell’attuale e tagliente spending review è addirittura prevista la soppressione dell’Osservatorio Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza «un ente che esiste da molti anni, che ha un costo sostanzialmente pari a zero e che rappresenta il luogo di coordinamento per le varie politiche», spiega Spadafora,  aggiungendo che «manca una visione strategica su come si possa procedere». Questa è una condizione relativamente recente, dato che «alla fine degli anni ’80 e durante gli anni ’90 vi era una grande sensibilità culturale sull’infanzia e molte più risorse a disposizione. All’epoca, regioni come Toscana ed Emilia Romagna investirono molto e tutt’oggi ne godono dei frutti». Ma già a partire dalla fine degli anni ’90 si è affacciata una crisi culturale che solo poi è diventata economica: «è infatti aumentato il disinteresse per la cultura dei diritti dell’infanzia» afferma senza tentennamenti Spadafora. Anche in questo, comunque, la questione è politica e culturale insieme: «Alcune Regioni scelgono di adottare politiche a favore dell’infanzia, altre no», dunque da un lato c’è dunque la crisi economica, che si sta accentuando, e dall’altro la mancanza di visione complessiva. Per esempio, i fondi europei per l’infanzia sono spesso non utilizzati o destinati altrove. Spadafora ricorda che «Fabrizio Barca, Ministro per la coesione territoriale del governo Monti, aveva annunciato l’utilizzo di fondi Ue – una cifra considerevole a favore dell’infanzia e degli asili nido – ma stiamo ancora attendendo come e quando saranno ripartiti. Per ora non abbiamo nessuna risposta in merito».

AFFIDI E ADOZIONI: LIMITI NORMATIVI E POSSIBILITÀ D’INTERVENTO – Ai bambini in situazione peggiore aggiungono  ulteriori difficoltà i meccanismi di affido e adozione. Già il fatto che i due aspetti siano regolamentati dalla stessa legge rappresenta di per sé una stranezza. Adottare un bambino non è come prenderlo in affido. Non sono diverse solo le condizioni del minore, sono diverse le motivazioni – e forse persino la generosità – di chi  si occupa di loro. «Non abbiamo normative aggiornate. Per entrambi i settori non si trovano soluzioni, le forze politiche sostengono le loro proposte, ma senza trovare ciò che è più importante, cioè un punto di vista comune verso i bambini e gli adolescenti», sottolinea  il Garante. Recentemente è aumentato il numero dei bambini affidati ai servizi residenziali, quelli conosciuti come case famiglia,  rispetto all’affido alle famiglie ed  è cresciuto anche il numero di affidi giudiziari rispetto a quelli consensuali, il che significa che «sono i giudici a intervenire per tutelare bambini e adolescenti». Sui tempi lunghi delle alle adozioni, il Garante spiega che in Italia la qualità della gestione della pratica d’adozione è «buona poiché vi sono organizzazioni serie e il procedimento è chiaro, trasparente e corretto». Inoltre il trend sulla preferenza delle adozioni all’estero ultimamente si è ridotto a causa dell’inasprimento delle regole nei  Paesi stranieri.

IN ITALIA MANCANO UN FONDO NAZIONALE E UNA BANCA DATI Una lacuna grave del nostro sistema è la mancanza di una banca dati nazionale dei bimbi in affido o in adozione e delle famiglie disponibili. Il Garante spiega che «sulla carta, la banca dati esiste, è in fase sperimentale e, formalmente, il Ministero della Giustizia ha dichiarato che  dopo la fase di collaudo si potrà procedere alla diffusione sull’intero territorio nazionale entro il prossimo autunno». Il nuovo sistema comprenderà la banca dati delle adozioni e il sistema relativo ai servizi minorili. Ma, appunto, il tutto per ora è solo sulla carta. E sembra destinato a restarci, dato che il Fondo nazionale è prosciugato. O meglio il precedente Governo ha approvato un Piano nazionale dell’infanzia, ma senza dotarlo di risorse. «I suoi fondi sono a zero», spiega Spadafora, aggiungendo che l’attuale Esecutivo, impegnato su altri fronti, non nasconde che sarà difficile reperire il necessario. E di affrontare la questione non se ne parla: «Non si riesce a discutere con i rappresentanti del Governo di tematiche relative all’infanzia nonostante il numero dei bambini che vivono in povertà assoluta sia aumentato a 723 mila. E questa dovrebbe essere una priorità», denuncia Spadafora.

SI TENDE A PARLARE DI BAMBINI SOLO IN CASO DI VIOLENZA O MATRICIDIO – È innegabile: di bambini si parla solo in questi casi estremi perché «non è un tema sensibile, non in questo periodo», spiega Spadafora, aggiungendo che è «spaventoso. Come Garante devo dire di sperare, a settembre, di andare sui territori. Noi dobbiamo essere il punto di raccordo tra i Comuni e le Regioni, realtà veramente vicine ai cittadini. Dobbiamo portare avanti un’azione forte affinché il tema torni al centro dell’attenzione». Spadafora durante i primi mesi del suo incarico ha visitato soprattutto zone caratterizzate da emergenze particolarmente forti, come per esempio il centro romano che raccoglie i profughi afgani, e ha denunciato che i bambini disagiati oramai ci sono anche nel centro della città. «Ho girato molto e ho potuto constatare la mancanza d’organizzazione».

COME SI ARTICOLA LA RETE CON LE FORZE PUBBLICHE «La rete che siamo mettendo in piedi ha lo scopo di mettere in stretto contatto le Regioni e i Comuni che hanno la voglia di dare risposte concrete al problema dell’infanzia e dei minori (secondo i dati Istat l’Italia conta 10 milioni e 837 mila bambini e adolescenti, ma il dato più chiaro e allarmante è quello relativo alla povertà: il 15% dei bambini italiani vive infatti in famiglie con redditi inferiori alla media nazionale, N.d.R.)

L’ABBANDONO SCOLASTICO E I BAMBINI DI STRADA Nel 2012, invece di ridursi, l’abbandono scolastico tende ad aumentare soprattutto al Sud, con Sardegna, Puglia e Sicilia ai primi posti di questa negativa classifica. «È necessario fare un’analisi più complessa poiché l’abbandono è frutto di tante componenti, tra le quali il lavoro minorile che spesso rappresenta l’unico mezzo di sostentamento per la famiglia d’origine». Per quanto concerne la presenza di bambini per strada obbligati a mendicare, per esempio, Spadafora argomenta che che il loro sfruttamento è figlio della debolezza della famiglia: «Nelle periferie napoletane ho incontrato giovani ragazzi che non avevano alcun interesse per la scuola e che mantenevano le loro famiglie in un modo o nell’altro». La soluzione al problema non può essere affidata al pur rilevante contributo dell’associazionismo, ma interpella le istituzioni «che devono trovare l’alternativa per la famiglia e per i bambini».

COSA PUÒ FARE E COSA CI SI ATTENDE DALLA POLITICA «La politica deve fare il proprio lavoro: interessarsi ai problemi dei cittadini, e tra questi i bambini», dice Spadafora secondo il quale oggi c’è un sempre più marcato distacco tra le istituzioni e il popolo. «Il governo e il Parlamento deve essere costituto da persone che abbiano a cuore i problemi, nel concreto, dei cittadini». Sul piano personale, comunque, nonostante le tante difficoltà nel trovare degli interlocutori, Spadafora si dice deciso a «lottare al fine di tutelare i minori». Indifesi e spesso soli.

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Gentile dott.,,mio figlio che ha avuto a Roma una triste vicenda di separazione,è finito davanti al Tribunale dei Minorenni,il quale in data 9 luglio di quest’anno,dopo nove mesi di ingiusto monitoraggio,gli ha rispistinato la condizione giuridica,dichiarando sostanzialmente di avere sbagliato.Ora l Mio figlio ha scoperto che la ex moglie ,senza informarlo ha prodotto pratica di invalidità civile per il figlio affetto da malattia rara.L’INPS si rifiuta di dargli la documentazione,benchè egli avesse prodotto richiesta documentata con titolo di identità e diritto di padre. Probabilmente qualcuno cerca di coprire irregolarità o peggio ancora qualche falso,mancando sulla pratica assenso e firma del padre.Oggi mio figlio ha inoltrato diffida formale con avvertimento che avrebbe interessato tra gli altri anche il Garante.La informo che perverrà la predetta diffida.grazie avv gerardo spira. PS mi sono interessato della vicenda e ho scoperto,purtroppo che a Roma le istituzioni sono la parte malata del problema.Ho lasciato un commento a proposito del caso Puma sull’osservatore laziale del 20 sett. Se lo ritiene utile,posso farle tenere la storia della vicenda,anche perchè è finita davanti alla Procura della Repubblica di Roma.

  2. Signor Spadafora, continua a tacere sul caso. E’ una decisione concordata con le altre istituzioni o un comportamento di rito ?
    Nell’uno e nell’altro caso Lei dimostra di non essere all’altezza della funzione ricoperta. Il suo comportamento, come quello della Giustizia interessata al caso non ha nulla a che fare con la legge.

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