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Opinioni e commenti
 

La crisi siriana “infetta” il Libano, evacuati cittadini arabi sunniti dal paese dei cedri
Pubblicato il 16-08-2012


Quattro Paesi arabi hanno iniziato le operazioni per evacuare i propri cittadini dal  Libano dopo una serie di rapimenti di musulmani sunniti da parte di un clan sciita. Questi sequestri hanno fatto aumentare i timori che la guerra civile siriana possa uscire dai confini nazionali e raggiungere il Libano. Per questo oggi l’Arabia Saudita, il Kuwait, il Qatar e gli Emirati Arabi hanno inviato aerei in Libano per riportare in patria i propri connazionali, come riferiscono fonti dell’aeroporto di Beirut.

LA NOTTE IN AEROPORTO – Molti cittadini dei paesi arabi coinvolti nell’evacuazione hanno trascorso la notte in aeroporto in attesa di un volo che li riportasse a casa. «Tutti i cittadini kuwaitiani attualmente in Libano devono andarsene per il timori che la situazione della sicurezza possa peggiorare in seguito ai rapidi sviluppi in Siria», ha detto una fonte del ministero degli Esteri del Kuwait. «Stanno partendo cinque voli per Gedda, cinque per Riad e due per Dammam, mentre di dorma sarebbero due a Gedda, due a Riad e uno a Dammam», ha detto una fonte dell’aeroporto di Beirut in condizione di anonimato.

STANNO BENE I PELLEGRINI RAPITI – Stanno bene gli undici libanesi sciiti, catturati dai ribelli siriani anti-regime nel maggio scorso e che, secondo alcuni rapporti di stampa, erano rimasti uccisi nei violenti bombardamenti compiuti ieri dall’aviazione di Damasco contro Azaaz, località tra Aleppo e il confine turco dove i libanesi sono stati, a lungo, detenuti. Hayat Awwali, organizzatore del viaggio di pellegrinaggio degli 11 sciiti libanesi, ha affermato stamani che «stanno tutti bene». Media libanesi avevano ieri riportato l’uccisione di almeno quattro del gruppo di pellegrini. Awwali ha invece detto di aver avuto rassicurazione sulla salute degli undici da Abu Ibrahim, capo dei ribelli che da maggio detengono i libanesi. Come condizione per il rilascio, i ribelli chiedono che le autorità di Beirut e, in particolare, il movimento sciita libanese Hezbollah, che «riconoscano come legittima la “rivoluzione siriana” e cessino di sostenere il regime di Damasco».

PESANTI BOMBARDAMENTI DEL REGIME AD AZAZ, PER HRW IL REGIME COLPISCE I CIVILI – E’ di oltre quaranta morti e almeno 100 feriti, tra cui molte donne e bambini, il bilancio dei raid aerei condotti dall’esercito siriano sulla citta’ di Azaz, nella provincia di Aleppo, nel nord della Siria. Lo ha denunciato l’osservatorio internazionale Human Rights Watch, precisando che gli ospedali della cittadina hanno chiuso i battenti per motivi di sicurezza e che i feriti sono costretti a fuggire in Turchia per potersi curare. «Questo orribile attacco ha ucciso e ferito diversi civili e distrutto un intero quartiere residenziale – ha detto Anna Neistat, direttore di Hrw per le emergenze – Ancora una volta le forze del governo siriano hanno attaccato con un cinico disprezzo per la vita civile». Hrw ha quindi spiegato che l’obiettivo dell’attacco dell’esercito siriano potevano essere le sue sedi dell’Esercito libero siriano nelle vicinanze. Il bombardamento di Azaz, che si trova a circa 50 chilometri a nord di Aleppo, ha seriamente danneggiato il controllo guadagnato dai ribelli nell’area. Human Rights Watch ha documentato, tramite suoi operatori sul posto, l’uccisione ieri di almeno 40 persone, tra cui donne e bambini, nel bombardamento di Azaz, cittadina di 70.000 abitanti diventata nelle ultime settimane roccaforte dei ribelli sostenuti dalla Turchia.

SOSPENSIONE DELLA SIRIA DALL’OCI, LA PROTESTA IRANIANA – Intanto, i 57 Paesi membri dell’Organizzazione della Conferenza islamica, tranne l’Iran, hanno annunciato stamani la sospensione della Siria dall’organizzazione allo scopo di isolare, simbolicamente, il regime di Damasco responsabile della repressione contro il popolo che va avanti ormai da 17 mesi. L’Iran ha denunciato la sospensione della Siria dall’Oci sostenendo che la decisione contro il suo alleato è «ingiusta». «La Siria avrebbe dovuto essere invitata al summit per difendersi», ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, citato dall’agenzia ufficiale della Repubblica islamica Irna. «Secondo noi, la cooperazione e’ più logica della sospensione», ha proseguito Salesi, aggiungendo che si deve «trovare un meccanismo attraverso il quale governo e opposizione possano condurre negoziati per porre fine alla crisi».

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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