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Opinioni e commenti
 

La cultura, il petrolio dell’Italia
Pubblicato il 17-08-2012


E’ ancora molto diffusa nell’opinione pubblica, anche ad alti livelli, l’idea che il settore culturale offra un contributo trascurabile all’economia dell’Italia. Anche nel recente passato abbiamo sentito ripetere Il luogo comune secondo cui con la cultura non si mangia. Una nuova indagine, condotta dalla Fondazione “Symbola” in collaborazione con Unioncamere, dimostra scientificamente quanto sia sbagliata questa convinzione. Di fatto il sistema produttivo che ha come filo conduttore la cultura, ossia quell’insieme di industrie che vanno dall’architettura al design, dall’artigianato alla produzione cinematografica, dalla musica ai libri, dal patrimonio storico alle rappresentazioni artistiche, contribuisce significativamente al valore aggiunto e all’occupazione italiana.

I NUMERI NON MENTONO – I numeri riferiti al 2011 evidenziano che il valore aggiunto prodotto dalla cultura ammonta a quasi 76 miliardi di euro, pari al 5,4% del Prodotto Interno Lordo, e dà lavoro a circa un milione e 400mila addetti, il che significa il 5,6% del totale degli occupati. Per avere un termine di confronto basti pensare che sono numeri superiori rispetto ai settori della meccanica o dell’agricoltura. E se si tiene conto dell’intera filiera della cultura, comprendendo le attività indotte, quali le attività turistiche, le produzioni agricole tipiche, i trasporti,  la percentuale sale dal 5,4% al 15% dell’economia e gli occupati nei vari settori salgono a ben 4 milioni e mezzo, pari al 18%  della forza lavoro nazionale.

IN BARBA ALLA CRISI – Il trend positivo di questo settore è continuato anche nel periodo di crisi. Dal  2007 al 2011 l’economia del Paese è cresciuta annualmente solo dello 0,4%, mentre il settore culturale ha avuto una crescita più che doppia. La nota dolente è che il Mezzogiorno, pur così ricco  di storia, cultura, bellezze naturali e artistiche ancora una volta fa la parte della Cenerentola. L’industria culturale del Sud incide sull’economia del territorio per appena il 3,8% del valore aggiunto, rispetto al 5,7% del Nord e al 6,1% del Centro. Gli occupati nel settore culturale al Sud sono solo 284mila, su un totale nazionale di circa un milione e 400mila. Nella graduatoria per province si scopre che ai primi posti sono le province dell’Italia centrale e settentrionale. Arezzo è la provincia che meglio sa sfruttare la cultura, con un’incidenza sull’economia del territorio di oltre l’8%. Roma è solo al sesto posto. La prima del Mezzogiorno è la provincia di Matera che occupa il ventisettesimo posto, con un’incidenza del sistema culturale sul PIL del 4,8%, seguita da Bari con il 4,4%, Benevento al 4,2% e poi Lecce, Napoli, Salerno. A Sud spiccano tuttavia alcune isole di eccellenza, dal design e produzione di stile in Puglia, all’architettura e all’artigianato in Campania.

UN ATTIVO DI 20 MILIARDI DI EURO – Da non trascurare neanche il contributo che il settore culturale offre al saldo della bilancia commerciale nazionale: si tratta di un attivo di circa 20 miliardi di euro, senza considerare la capacità attrattiva della cultura sul turismo che può essere quantificata in più di 23 miliardi. Sono numeri che alla fine non sorprendono se consideriamo le doti di creatività ed il grande patrimonio culturale di cui sono dotati gli italiani. In conclusione, in una fase di grave crisi recessiva come l’attuale, scommettere e investire sulle industrie creative e culturali, capaci di assicurare oggi occupazione a  circa un quinto dei lavoratori italiani e con ancora un grande potenziale di crescita, sembra una via da non sottovalutare. La cultura può davvero costituire il nostro petrolio.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. L’articolo mostra lucidamente,dati alla mano, l’immensa ricchezza culturale che possiede il nostro Paese sfruttata economicamente solo in parte Ma non è tutto. Penso alle attività connesse al patrimonio storico-artistico legate ai musei, alle biblioteche agli archivi ai monumenti sorici e anche a quelle che riguardano le arti visive. Un tesoro infruttifero, mentre forse saremo costretti ad elemosinare aiuti dall’Europa e dal mondo !

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