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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale: dopo l’incontro di ieri in Senato ancora nessun accordo tra i partiti
Pubblicato il 30-08-2012


Niente di fatto per l’intesa sulla riforma legge elettorale. Il “comitato ristretto” dei senatori che ha ripreso le trattative per raggiungere l’accordo, non è riuscito ad arrivare ad un testo e, addirittura, sono tornati i distinguo su preferenze o collegi uninominali. Nonostante i risultati non siano stati proprio dei migliori, al termine della riunione in Senato, sia Pd che Pdl si sono mostrati ottimisti e speranzosi. Infatti, tanto il relatore Enzo Bianco (Pd), quanto il vicecapogruppo del Pdl, Gaetano Quagliariello, hanno persino ipotizzato un via libera del Senato al testo entro la fine di settembre, per «chiudere alla Camera entro ottobre e – ha detto Bianco – avere poi due mesi per ridisegnare i collegi».

IL SOCIALISTA VIZZINI SI DICE «PESSIMISTA» – Secondo i singoli esponenti dei gruppi «passi avanti se ne sono fatti» e «si è trovato l’accordo su alcuni punti seri», ma sul tavolo è riapparso il nodo preferenze: il Pdl, infatti, lo ritiene il miglior modo di garantire agli elettori la scelta, mentre il Pd resta fermo sui collegi. Tutti torneranno a vedersi mercoledì 5 settembre per quella che dovrebbe essere la «giornata di svolta». Entro quella data, il presidente della Commissione, Carlo Vizzini, ha annunciato di voler informare il presidente del Senato, Renato Schifani, dello stato dell’arte e poi, in apertura di seduta, «informare la commissione in seduta plenaria sull’andamento dei lavori».

Proprio il presidente della I commissione di palazzo Madama, del resto, è stato l’unico a non ostentare sicurezza e ottimismo. «Diciamo che io sono l’opposto di Quagliariello: lui è sempre ottimista, io sempre pessimista. Insieme – ha continuato Vizzini – facciamo uno normale. Quando qualcuno dice che “in una settimana si può fare la legge elettorale” mi viene da rispondere: “Prego, si accomodi”. Sull’ipotesi che l’aula di Palazzo Madama approvi una riforma elettorale entro la fine di settembre Vizzini osserva: «Tutto è possibile. Ma non pensate che questa legge passerà all’unanimità. Bisognerà vedere come reagiranno le forze che non condividono l’impianto che si va delineando». Ma, per Vizzini, una cosa è certa: «Continuo ad escludere che si tornerà a votare con il Porcellum».

LETTA: «IL RITORNO DI BERLUSCONI PEGGIORA LE COSE» – «Il ritorno di Berlusconi ha peggiorato le cose. L’accordo sulla legge elettorale l’avremmo fatto molto prima. Senza di lui il Pdl stava diventando un partito conservatore europeo e invece ritorna l’anomalia del partito carismatico personale. E’ colpa sua se ora ci sono difficoltà». Lo dice Enrico Letta, vicesegretario del Pd. «Un po’ di liste bloccate purtroppo resteranno -aggiunge Letta – anche se noi non le vogliamo. Ci sono dei prezzi da pagare per cancellare il Porcellum che è il male assoluto perché crea un Parlamento delegittimato. C’è un premio di coalizione che non esiste in nessun Paese al mondo».

ESCLUSO IL VOTO ANTICIPATO A NOVEMBRE – Tutti hanno escluso l’ipotesi di voto anticipato a novembre, nonostante le voci (puntualmente smentite) che vorrebbero un Silvio Berlusconi interessato ad andare alle urne il prima possibile. A tenere il punto in Commissione sono stati proprio gli uomini del Cavaliere, in particolare il relatore del Pdl Lucio Malan, che ha sottolineato: «Per fare la legge i tempi volendo ci sono, settembre non è ancora cominciato. Bisogna che ci sia la volontà di farlo». Anche il relatore del Pd, Enzo Bianco, ha escluso un nesso tra la riforma elettorale e l’ipotesi di elezioni anticipate a novembre: «E’ del tutto destituita di fondamento – dice Bianco- noi continuiamo a lavorare per dare una buona legge elettorale ai cittadini. Il tempo c’è per approvarla entro fine settembre al Senato ed entro fine ottobre alla Camera. E avere così due mesi per riscrivere i collegi e un sistema elettorale operativo per i primi mesi del 2013».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. L’impressione forte è che le forze politiche oggi presenti in Parlamento, nonostante le loro differenze connaturate, stiano combattendo una affannosa lotta contro il tempo per creare una legge elettorale in grado di soddisfare le loro esigenze innanzitutto garantendo la permanenza di chi in Parlamento è presente e poi l’esclusione di chi è stato lasciato fuori con ignobili sbarramenti utili a garantire non la governabilità nè tanto meno la democrazia bensì la solida presenza di interessi di imprese e privati cittadini. Noi socialisti siamo stati già una volta vittime di tali artifici elettorali. Non credo dovremmo avallare questo mercanteggiare. Abbiamo il Presidente della Commissione Affari Costituzionali che sono certo leverà alta la voce contro quanto sta accadendo.

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