martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Fede e lo slogan del suo movimento politico “Vogliamo Vivere”: «Quanta demagogia su questi giovani. Serve esperienza»
Pubblicato il 31-08-2012


Dopo sessant’anni di carriera giornalistica, Emilio Fede, ha deciso. Scende in campo, proprio come disse il suo leader e amico Silvio Berlusconi, ed entra in politica. Lo scorso marzo, in seguito ad una trattativa con Mediaset non andata a buon fine – il giornalista e scrittore ha detto addio all’azienda e a diciannove anni di conduzione del Tg4. L’ex direttore intende lanciare la sua idea con circa un migliaio di manifesti nelle grandi città – in attesa dei risultati dei sondaggi – in base ai quali deciderà se procedere o no. Sulla necessità del Paese di avere una classe dirigente più giovane, Fede non è propriamente d’accordo. «Basta con questa retorica dei giovani. Serve esperienza», ha dichiarato all’Avanti!

La classe dirigente italiana ha un’età media 59 anni. Ed è la più vecchia dell’Unione Europea. Lei vuole inserirsi in questo panorama?

Politicamente io ho vissuto sia la I che la II Repubblica, i miei anni li metto a disposizione dei giovani che devono crescere. Basta con questa demagogia dei giovani. Abbiamo visto che alcuni sono bravini, ma qualcuno ti deve insegnare, serve esperienza. La prima volta che feci un servizio giornalistico, mi diedero un microfono. Non sapevo nè come prenderlo né come usarlo. Fu il cameraman ad insegnarmi.

Come è maturata l’idea di creare un nuovo partito politico?

Il partito è un’altra cosa, il mio è un movimento d’opinione. Se i sondaggi ci dicono che stiamo andando per la strada giusta, procederemo. Io voglio essere solo la voce del malessere della gente, senza alcuna presunzione.

“Vogliamo Vivere”: come mai questo slogan?

È una riflessione quotidiana che viene fatta a causa delle difficoltà che stanno aumentando. Ciò che sta facendo il governo – avrà senz’altro un valore sulla crisi europea – ma ciascuno di noi ha altri problemi. La gente soffre più di prima. Così non si vive. Ovunque e comunque ti ritrovi controlli fiscali. Anche prima c’erano, ma ora sono fatti in modo più evidente e ciò si ripercuote negativamente su altro.

La sua lista sarà d’appoggio al Pdl che ha bisogno di voti?

Se avrò la possibilità, lo darò senz’altro all’ala moderata in cui mi riconosco. Berlusconi ancora non ne sa niente, ma accetterò certamente dei suoi consigli.

Cosa pensa di questo governo tecnico?

Non lo condivido, sono per il governo parlamentare. Immagino i ministri e i sottosegretari affiancati da un comitato di esperti, che va rinnovato ogni sei mesi per evitare una radicalizzazione.

Silvia Sequi

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