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Opinioni e commenti
 

Lombardo nomina l’ennesimo assessore e si dimette: la Sicilia al voto nel caos delle alleanze
Pubblicato il 01-08-2012


Il Presidente della Regione Sicilia si è dimesso. La ratifica della decisione confermata nei giorni scorsi al Premier Mario Monti è giunta durante il discorso di Raffaele Lombardo di fronte all’Assemblea Regionale Siciliana. Le dimissioni per l’ormai ex governatore sarebbero il frutto di «una scelta lucida e ragionata»: Lombardo ha voluto precisare che, tra i motivi delle sue dimissioni ci sarebbe quella che definisce una «aggressione mediatica criminale» contro la Sicilia.

POCO PRIMA DELLE DIMISSIONI NOMINA UN NUOVO ASSESSORE – «In questo momento, con l’economia fragile di tante regioni meridionali, il sistema economico siciliano presenta non poche criticità. E in questo contesto registriamo una vera e propria aggressione all’autonomia speciale». Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, intervenendo in aula all’Assemblea regionale siciliana per formalizzare le sue dimissioni da governatore dell’isola. Ma, poco prima di recarsi in Assemblea, il presidente della Regione siciliana non si è fatto scappare l’occasione per nominare un nuovo assessore. Si chiama Nicola Vernuccio, già commissario Movimento per le autonomie a Palermo, cui è stata assegnata la delega alle Autonomie Locali lasciata vacante tempo fa dalle dimissioni di Caterina Chinnici. Vernuccio, che è stato anche assessore alla Provincia di Palermo nella giunta Musotto, si trova adesso alla Presidenza della Regione.

«NUOVO CENTRALISMO» – Lombardo ha affermato, in tono polemico, che «in Italia non si parla più di federalismo né di autonomismo ma si va affermando un nuovo centralismo per attuare tagli concordati in sede internazionale, e imposti registrando un atteggiamento di insofferenza». Per questo, per l’ex governatore, le dimissioni rappresentano «una scelta lucida e ragionata». Lombardo ha voluto sottolineare che «da più parti mi è stato chiesto di non dimettermi, ma io oggi farò seguito a ciò che avevo detto da tempo: che affronterò il giudizio del giudice da cittadino e non da Presidente della regione. Mi ero impegnato affinché nessun verdetto di un giudice raggiungesse il presidente della Regione. Do adesso seguito a questo impegno».

DOPO CUFFARO LA SICILIA TORNA NUOVAMENTE AL VOTO – Eletto presidente della Regione Sicilia il 14 aprile del 2008 con un milione di voti di scarto rispetto alla sua rivale di allora, la parlamentare del Pd, Anna Finocchiaro, con le dimissioni di oggi, Lombardo chiude un’esperienza di quattro anni di governo e cinque esecutivi caratterizzata da maggioranze variabili, alleanze andate in frantumi e nuovi schemi. Per la seconda volta, così, dopo le dimissioni del suo predecessore, Salvatore Cuffaro, travolto da un’inchiesta antimafia e condannato per favoreggiamento aggravato alla mafia a 7 anni di carcere, la Sicilia andrà al voto anticipato a fine ottobre. In vista di quella scadenza i partiti si muovono alla ricerca di un difficile accordo che permetta di scongiurare la frammentazione. L’obiettivo è evitare di presentarsi all’appuntamento elettorale senza delle coalizioni ben definite.

DIFFICOLTA’ NELLE COALIZIONI – La difficoltà nel mettere insieme coalizioni solide affonda le sue radici proprio nella gestione dell’era Lombardo che ha creato spaccature all’interno delle alleanze difficili da ignorare. A sinistra si analizza il problema dell’europarlamentare del Pd Rosario Crocetta che rifiuta la coalizione con l’Udc convinto di correre da solo o in un eventuale tandem con l’Mpa: un bel grattacapo per il Pd di Bersani che, da tempo,  insegue l’alleanza proprio con Casini. Porta in faccia per il Pd dall’Idv che in una nota ha fatto sapere che «con la sua scelta di appoggiare il governo Lombardo, il Pd ha rotto ogni schema formale di centrosinistra che in Sicilia appare superato e comunque insufficiente rispetto alla richiesta di cambiamento che avanza dalla società siciliana e dagli elettori». A destra, invece, è lotta fra gli abbondanti candidati papabili: dal co-coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, convinto sostenitore delle primarie, al presidente dell’Ars, Francesco Cascio, che al contrario frena sulle consultazioni interne e invoca il “buonsenso”, fino all’esponente della Destra di Storace, Nello Musumeci. L’unico candidato certo rimane, ad ora, Cateno de Luca, ex deputato regionale, candidato presidente della Regione che ha dalla sua Sicilia Vera, il Partito della Rivoluzione, il Movimento dei Forconi e Forza Nuova, e che nei giorni scorsi ha dichiarato che «La Sicilia ha bisogno di una rivoluzione politico-amministrativa per demolire il centralismo regionale e le lobby politico-affaristiche che hanno causato gli oltre 10 miliardi di euro di debiti».

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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