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Opinioni e commenti
 

Meeting Cl, l’ottimismo di Passera non piace ai sindacati: «Sarà un autunno molto difficile»
Pubblicato il 21-08-2012


Dopo l’ottimismo espresso da Monti domenica scorsa, è suguito quello del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenuto ieri al meeting di Comunione e Liberazione, in corso a Rimini. Dopo aver dichiarato di vedere «l’uscita dalla crisi» – che «dipenderà molto da quello che riusciremo a fare» – Passera ha poi toccato numerosi temi tra i quali la coesione sociale, la lotta all’evasione, il cuneo fiscale, i redditi bassi e la sussidiarietà. L’ottimismo del ministro è stato però accolto con scetticismo dai sindacati, che hanno gelato l’esecutivo.

LE REAZIONI DEI SINDACATI – I sindacati hanno espresso un consistente scetticismo. «Noi non vediamo l’uscita dal tunnel, anzi ci aspetta un autunno molto difficile», così ha commentato Elena Lattuada, segretaria confederale della Cgil. Il leader della Uil, Luigi Angeletti ha parlato di «un autunno per nulla piacevole», riferendosi anche in allo sciopero degli statali indetto con la Cgil per il prossimo 28 settembre. Sulla dichiarazione di Passera in merito alla produttività che «è nelle mani delle parti sociali», Angeletti ha spiegato che: «Se fosse un problema solo tra di noi già avremmo risolto: abbiamo già fatto molte cose importanti, ma da soli più di tanto non possiamo fare». Il leader della Uil ha poi invitato l’esecutivo a non tirarsi indietro, aggiungendo che sarebbe necessario «un tavolo a tre», ma, «credo poco che il governo abbia la forza per una operazione di questo tipo: non ha la forze politica per una vera concertazione, e su questo fronte non c’è una convinta consapevolezza di tutti i suoi membri». Secondo il segretario «parte del governo non conosce l’economia reale, ed è invece concentrata solo sulle tasse e sul bilancio dello stato». Sulla pressione fiscale, Angeletti ha ricordato che l’attuale esecutivo «fino ad ora ha fatto solo il contrario, ha alzato le tasse sul lavoro invece che diminuirle».

LE PRIORITÀ: REDDITI BASSI, POVERTÀ E CUNEO FISCALE – Quando lo stato di salute delle finanze pubbliche sarà migliorato, le priorità del governo dovrebbero essere i redditi bassi, il cuneo fiscale e la povertà estrema. Questo è l’auspicio del ministro espresso durante l’incontro con i cronisti, a margine del meeting di Cl. «Quando ci saranno le risorse, nessuna azione del governo metterà a rischio i conti pubblici» e che «su come utilizzare un’eventuale margine, ci sarà una decisione collegiale del governo», ha poi spiegato.

PRODUTTIVITÀ È COMPETENZA PARTI SOCIALI – Sul tema della produttività, Passera ha spiegato che è un tema «di competenza delle parti sociali». L’esecutivo ha «messo in moto tutti gli strumenti che potevano essere messi in moto» per spronare l’uscita dalla crisi che attanaglia il Paese. Su questo tema, il ministro percepisce «un senso di responsabilità ad andare ad affrontare il tema, quando ci sono 5-10 punti di svantaggio con i Paesi con cui si compete» è necessario dunque uno «sforzo di relazioni», addirittura, «direi, di sana concertazione», per incrementare «la competitività» dell’Italia.

PER RIDUZIONE TASSE PRIMA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE E SPENDING REVIEW – Il ministro ha poi sottolineato che tra gli obiettivi politici, vi è «quello di ridurre le tasse dei cittadini e delle imprese che le pagano» e facendole «pagare a chi non le paga». Sui tempi per poter alleggerire la pressione fiscale, Passera ha spiegato che: «Il grande lavoro di recupero dell’evasione e sulla spending review va nella direzione di compiere, appena possibile, un passo nella direzione di ridurre la fiscalità, senza mai mettere a rischio i conti pubblici».

SUSSIDARIETÀ E TERZO SETTORE – Secondo Passera, l’Italia può restare competitiva a patto che «l’esercizio corale» – avviato con il governo Monti – prosegua anche dopo le elezioni. La costruzione del futuro «deve essere una responsabilità condivisa e non solo dalla politica, ma di tutta la classe dirigente. La sussidiarietà è una parola chiave per la costruzione della società» ha sottolineato il ministro. Il terzo settore «ha già ora un ruolo rilevante, deve avere un ruolo molto più ampio». Il settore dei servizi rappresentano «una parte del made in Italy particolarmente forte, un vantaggio competitivo per il nostro Paese già oggi, figuriamoci che riusciremo a usarlo bene, fino in fondo» ha poi concluso.

Silvia Sequi

 

 

 

 

 

 

 

 

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