mercoledì, 23 aprile 2014
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Opinioni e commenti
 
Questo campionato sarà una farsa
Pubblicato il 31-08-2012


Torna il calcio giocato, restano le polemiche. Anzi, aumentano a dismisura. La finale agli europei non ha placato gli animi. Le sentenze della giustizia sportiva hanno peggiorato la situazione invece di risolverla. E, a ben vedere ripartiamo esattamente da dove c’eravamo fermati. Ma perché? Cerchiamo di dare una risposta. Sul campo la Juve di Conte s’è guadagnato uno scudetto sacrosanto, sul campo ha perso meritatamente la Coppa Italia. Poi è arrivata “scommessopoli” col suo carico di accuse, indagini, processi e sentenze. E l’attenzione di tutti è scivolata sulla cosiddetta giustizia sportiva. Scatenando la solita baraonda di azioni e reazioni a catena. E chi c’era al centro dell’uragano? Manco a farlo apposta, la Juve.
Da un lato il lavoro del procuratore federale Palazzi, dall’altro le reazioni quasi infantili della dirigenza bianconera. Nel mezzo, un’estate di polemiche. Una stagione segnata, che è partita male prima ancora di iniziare - si veda la diatriba sul numero di stelle da cucire sulle maglie juventine – e rischia di essere la peggiore dai tempi di “moggiopoli”. Già, “moggiopoli”… C’è del rancore mai sopito negli atteggiamenti, nelle dichiarazioni, nelle scelte provocatorie, di questo nuovo corso juventino. E dire che dopo le squalifiche sembravano tutti agnellini. S’erano riconquistati l’affetto e la simpatia di chi, sotto sotto, la Juve in serie B voleva vederla da una vita.

E, dopo il ritorno alla massima serie, negli anni delle sconfitte e della confusione aziendale avevano suscitato tenere che tra i nemici più acerrimi. In quest’ultimo anno però gli agnellini sono cresciuti e hanno lasciato spazio ad un solo Agnelli: Andrea, che dei due nobili antenati ha ereditato solo cognome e arroganza. Il tavolo della pace saltato al primo incontro,  cento milioni di euro spesi al calciomercato in barba al fair play finanziario, la polemica sulle tre stelle, “trenta sul campo” cucito sulla maglia, la rottamazione di Alex Del Piero, la gioia rabbiosa e scomposta dopo la vittoria in un campionato pieno di contestazioni, le polemiche sull’arbitraggio in Coppa Italia. In poche immagini la direzione che Andrea Agnelli ha dato al nuovo corso juventino. Ma in fondo c’è da comprenderlo. Basta agnellini, torniamo ad essere Agnelli.

Forse è per questo che, di fronte al rischio di una squalifica seria, ha chiesto al suo allenatore di patteggiare. E, quando la squalifica s’è concretizzata – non i tre anni chiesti da Palazzi, ma solo dieci mesi – tirando un sospiro di sollievo ha gridato al complotto difendendo a spada tratta un tesserato complice del peggior reato che lo sport conosca: la truffa. In fondo c’è da capirlo. Oggi non ci sarebbe Juve senza Conte. Chi faticò a comprendere è la Federazione. Tollerare un club che si schiera apertamente contro le decisioni della giustizia sportiva, che contesta ripetutamente il valore delle istituzioni, che nel migliore dei casi finge di non vedere – l’allenatore della Juventus seppur squalificato continua ad allenare e anche quando non scende in campo al fianco della squadra impartisce direttive dalla tribuna – ecco, tutto questo significa abdicare.

Ma restiamo su Conte. Non si tratta di un tesserato che ha mandato a quel paese l’arbitro (e comunque, nel caso di Wenger che nonostante la squalifica istruiva il suo secondo dagli spalti usando il cellulare, la UEFA prese nuovi provvedimenti). Parliamo di un allenatore che è stato accusato di combinare le partite ed è stato condannato per omessa denuncia: ovvero sapeva e non ha parlato. Ha ragione Petrucci, ha ragione Zeman: Conte dovrebbe essere allontanato dal calcio. E, fin quando ciò non avverrà, fin quando la federazione non recupererà autorevolezza e credibilità, continueremo ad assistere a polemiche, rancori, litigi da bar di quartiere.

Un ultima notazione. De Laurentiis ha disertato la premiazione della supercoppa: ha sbagliato. A mio parere dovrebbe disertare il campionato. E, con lui, tutti gli altri presidenti. Perché se qualcuno non reagisce saremo spettatori impotenti di una farsa, una competizione viziata nella forma e falsata nei risultati. Ovviamente quello che ho appena scritto non accadrà mai. Perciò… Buon campionato a tutti. E questa era solo l’anteprima: Ala Sinistra sta per ricominciare.

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Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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Commenti all'articolo
  1. Il campionato e’ una farsa perché nasce da un debito pari a 2,6 miliardi di debiti. Tecnicamente lei commenta un fallimento.

    La federazione manda nelle partite degli ispettori che non vedono non sentono non parlano, si faccia delle domande.

    La dirigenza della Juventus e’ poco in stile ma il denaro lo investe e sopratutto a creato una struttura unica in Italia lo stadio. Conte non era alla Juventus quando non denuncio le dicerie o l’illecito.

    Francamente il suo commento mi sembra poco obbiettivo e poco informato.

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