sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

“Re Giorgio” verso il traguardo del 2013 e il nodo delle elezioni
Pubblicato il 23-08-2012


Partecipando alla sua ultima cerimonia del Ventaglio al Quirinale, lo scorso 20 luglio, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, disse di non voler “trarre alcun bilancio fino alla scadenza del mio mandato”. Un mandato – aggiunse – “che, lo ribadisco, avra’ comunque termine entro il maggio 2013”. Sulla scadenza primaverile e sulla parola ‘entro’ si possono concentrare, e sono state fatte, numerose analisi: ovvero se l’inquilino del Colle possa dimettersi in anticipo di qualche giorno/settimana per favorire una rapida elezione del suo successore o se la scadenza e’ quella fissata dal settennato e, quindi, quel ‘entro’ significa semplicemente che non andra’ oltre al suo mandato.

NAPOLITANO, REGISTA DELLA CRISI E DEL GOVERNO MONTI – Certamente, come ripete spesso lo stesso Napolitano, in questi mesi deve concentrarsi “sullo svolgimento dei miei compiti e doveri, senza indulgere a riflessioni retrospettive perlomeno precoci. E quel che mi aspetta e’ ancora sufficientemente impegnativo e complesso”. La complessita’ di un ruolo che negli ultimi mesi e’ andata anche via via aumentando: in particolar modo dallo scorso novembre. Quando, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi, con la nomina di Mario Monti prima a senatore a vita e poi a successore del Cavaliere, il ruolo di Napolitano e’ diventato di regista, prima della crisi di governo e poi del nuovo esecutivo del Professore. Un nume tutelare che Monti ha apprezzato pubblicamente quasi in ogni sua uscita pubblica. E che e’ valso a Napolitano l’appellativo giornalistico di ‘Re Giorgio’. Nei piani del Quirinale, ovviamente di concerto con Monti, c’e’ quello di lasciare il Paese con una finanza pubblica risanata e magari avviato verso la fine del tunnel della crisi: come annunciato dallo stesso Monti aprendo il Meeting di Cl a Rimini.

IPOTESI SCIOGLIMENTO ANTICIPATO – Il settennato scadra’ il 15 maggio. Stando al timing dettato dalla Costituzione, le Camere si riuniranno un mese prima in seduta comune per eleggere il nuovo inquilino del Colle piu’ alto di Roma. Questo implica la piena operativita’ del Parlamento entro il 15 aprile. Per arrivare a cio’ nei piani di Napolitano c’e’ uno scioglimento anticipato da firmare a febbraio, cosi’ da andare alle elezioni politiche a fine marzo o ai primissimi di aprile. A quel punto le nuove Camere elette per la XVII legislatura procederebbero all’elezioni dei loro presidenti e quindi all’elezione del dodicesimo capo dello Stato della Repubblica italiana. Con Monti sempre in carica come premier a rassicurare i mercati fino a che il successore di Napolitano – che molti indicano nello stesso Monti – non dia l’incarico di formare il nuovo governo post elezioni. Ed e’ proprio su chi debba dare l’incarico al nuovo presidente del Consiglio dopo le elezioni che nel dibattito politico, soprattutto in quello sotterraneo, si sta combattendo una vera e propria battaglia. Chi si batte per il Monti bis spera ovviamente che a dare l’incarico sia ancora Napolitano e si augura che Monti non sia stato eletto al Quirinale. Chi vuole che dalle urne esca un premier politico tout court – il Pd in primis, visto che ritiene plausibile e possibile una vittoria elettorale – vorrebbe che a dare l’incarico sia il successore di Napolitano. La posizione del Quirinale sul dopo Monti e’ piu’ volte stata espressa. Ed e’ quella di una prosecuzione del lavoro svolto.

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