lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Russia, dopo l’arresto delle Pussy Riot pattuglie di militanti ortodossi attaccano il museo dell’erotismo
Pubblicato il 29-08-2012


In Russia non si arresta il vento freddo della repressione. Dopo il tanto discusso caso delle Pussy Riot, militanti ortodossi, così li chiamano i media russi, hanno attaccato il museo dell’erotismo “Punto G”, sulla centrale via Novi Arbat a Mosca. A denunciare il fatto alla radio Eco di Mosca è il direttore del museo, Dmitri Donskoi. Dopo la condanna per “teppismo motivato da odio religioso” comminata alle tre ragazze delle Pussy Riot, colpevoli di aver cantato una preghiera anti-Putin nella cattedrale di Mosca, nella capitale russa si sono costituite pattuglie di volontari ortodossi con l’intento di evitare atti blasfemi, profanazioni e attacchi fisici ai religiosi.

IL PATRIARCATO SI DICE CONCORDE – La polizia ha dichiarato di non avere informazioni circa l’attività dei vigilantes ortodossi e il Patriarcato di Mosca ha fatto intendere di concordare con l’iniziativa. Nel fine settimana, sempre fanatici ortodossi hanno interrotto uno spettacolo teatrale dedicato alle Pussy al Teatro.doc nella capitale. In precedenza si erano verificate aggressioni verbali e fisiche contro ragazzi che indossavano t-shirt con slogan e disegni a favore della band punk femminista.

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