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Opinioni e commenti
 

Spagna, contro la crisi i sindaci inventano espropri, raccolti di marijuana e tagli agli stipendi
Pubblicato il 17-08-2012


L’ultimo, Juan Manuel Sanchez Gordillo, sindaco comunista di Marinaleda e deputato regionale di Izquierda Unida, ha ordinato l’assalto’ ad un centro commerciale in provincia di Siviglia per rifornire una mensa sociale nella citta’ andalusa. Ma tanti altri suoi colleghi, in tutta la Spagna, hanno in questi mesi dimostrato di avere pari determinazione e altrettanta fantasia per cercare di affrontare insieme ai propri concittadini una crisi economica che nella penisola iberica ha morso dolorosamente piu’ che altrove. Gordillo -che come evoca il nome e’ corpulento- porta una barba alla Karl Marx e si lascia fotografare avvolto in colorate kefiah; professore di storia nel paese di cui e’ sindaco ininterrottamente dal 1979, il Robin Hood dell’Andalusia ha consentito a oltre 200 suoi sostenitori di assaltare un supermercato a Ecija e di uscire dopo la razzia con carrelli pieni di zucchero e riso,farina e frutta.

ESPRORIO POPOLARE? – ‘Esproprio forzoso’ l’ha chiamato il sindaco ribadendo in un’intervista: ‘Qui ci troviamo in una dittatura dei mercati, degli oligopoli commerciali e non governano né la stampa né Rajoy, ma le banche tedesche’. Va ricordato che qualche settimana prima Gordillo aveva guidato una vera e propria ‘occupazione delle terre’ di novecentesca memoria su proprieta’ appartenenti al demanio militare, e che gia’ 20 anni fa era riuscito ad espropriare 1200 ettari appartenenti ad un duca. E mentre il comune di Gerona fa apporre i lucchetti ai cassonetti per dissuadere i mendicanti, altri ‘espropri proletari’ sono avvenuti anche ad Arcos, presso Cadice. Ma la creativita’ degli alcalde spagnoli – eccettuata ovviamente quella della celebre Soledad Sanchez che nell’ultima campagna elettorale delle Canarie si mostro’ nei manifesti a seno nudo, con la scritta ‘Due grandi argomenti’ -, affinata dalla crisi economica, non conosce stanchezze.

OGNI SOLUZIONE E’ VALIDA CONTRO LA CRISI? – Dallo scorso anno i sindaci iberici hanno marciato in tutte le strade delle loro cittadine, si sono autodiminuiti gli stipendi, hanno eliminato interi settori dell’amministrazione, sono scesi a fianco dei minatori delle Asturie, hanno domato incendi, coltivato marijuana per rimpinguare le casse, scelto platealmente il trasporto pubblico, pregato (ieri, Ascensione) la Vergine Maria perche’ li aiuti a far fronte alla crisi, mandato avanti il municipio con i volontari. E cosi’ va sulle prime pagine Bernant Pellissa, sindaco indipendentista di Rasquera, piccolo comune vicino a Tarragona, che propone, e realizza, campi per coltivare marijuana a scopi terapeutici per conto terzi, per conto cioe’ di un’associazione (Abcda) disposta a pagare 36mila euro per l’autorizzazione a utilizzare quei campi, con il risultato di arricchire l’economia locale di 550mila euro l’anno per l’affitto e la gestione dei terreni. Ma c’e’ anche Manuel Garcia, il sindaco di Higuera della Serena, che manda avanti il municipio solo con i volontari, usa la propria acqua per innaffiare i giardini pubblici e nei week end scende in campo a capo di gruppi di cittadini volontari. Oppure la ‘sindachessa’ per eccellenza, quella Ana Botella moglie dell’ex premier Aznar e attuale primo cittadino della capitale che fa sapere di andare al lavoro in autobus ibrido. E il ricchissimo Arturo Torro’, sindaco Popolare di Gandia (Valencia, patrimonio 3,5 milioni di euro) che annuncia di rinunciare allo stipendio e a qualunque benefit natalizio ed elimina i capigruppo dei partiti.

CONTRO RAJOI, TUTTI – Naturalmente gli alcaldes spagnoli non sono scevri da critiche e soprattutto Gordillo, con le sue iniziative estreme, ha ricevuto rimbrotti e accuse da molti, anche nel suo partito di sinistra. Ma loro sono li’ a lottare per i concittadini che li hanno votati, e sempre piu’ spesso fanno la voce grossa contro il governo centrale a Madrid. Proprio oggi le amministrazioni regionali autonome hanno contestato la prossima entrata in vigore della decisione del governo Rajoy di negare a oltre 150 mila immigrati non regolari l’assistenza sanitaria. Andalusia, Catalogna, Asturie, Paesi Baschi e Canarie si sono ribellati e hanno fatto sapere che loro, l’assistenza ai sans papier la daranno comunque. E che questi lavoratori in nero non spariranno nel nulla. Armi affilatissime, insomma.

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