lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Sulcis, ancora tensione: due operai scendono -400 metri. Ma poi desistono
Pubblicato il 31-08-2012


Nuovo gesto di protesta da parte dei minatori del Sulcis, barricati da sei giorni, nella miniera di Nuraxi Figus, nel Comune di Gonnesa. Ieri, due lavoratori sono scesi a 400 metri sotto il livello del mare, asserragliandosi nel pozzo, ma sono stati convinti a rinunciare al gesto, ritenuto estremamente pericoloso. Sale ancora dunque la tensione dopo il clamoroso gesto da parte del delegato sindacale Stefano Meletti che mercoledì scorso – durante un incontro coi giornalisti – si è tagliato un polso in segno di contestazione. Oggi è previsto – a Roma – un vertice al ministero dello Sviluppo Economico tra Regione, Provincia, azienda e sindacati, a sostegno del progetto integrato CCS Sulcis.

L’INTERVENTO DELLA SQUADRA DI SOCCORSO – I colleghi hanno prontamente avviato le procedure di emergenza – a causa delle condizioni proibitive a quelle profondità – chiamando anche l’ambulanza nel caso di eventuale malori dei minatori. Per fortuna le squadre di salvataggio interne alla miniera hanno convinto i due operai a desistere dal gesto estremo. «In quelle condizioni era impossibile resistere – ha spiegato Franco Fais, della squadra di soccorso – siamo scesi a – 400 e abbiamo subito parlato con i nostri colleghi. Abbiamo spiegato che non potevano restare a quella profondità, che era pericoloso e che bisognava mantenere la calma. Alla fine li abbiamo convinti tutti e due».

IL SEGNALE DI SPERANZA LANCIATO DAL GOVERNO – Sulla vicenda è intervenuto, ieri mattina, il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, dichiarando che: «Non sta scritto da nessuna parte che la miniera debba chiudere il 31 dicembre». «Noi pensiamo che si possano trovare soluzioni» ha poi precisato, aggiungendo che i progetti di riconversione della miniera del Sulcis devono essere «economicamente sostenibili». La precisazione fa riferimento al fatto che non è sostenibile l’ipotesi di riconversione presentata dalla Regione Sardegna – proprietaria al 100% della miniera – «con costi per gli italiani di 250 milioni» l’anno. Oggi, la Regione Sardegna dovrà chiarire i suoi intenti, ma «il futuro del Sulcis passa per attività economiche che sappiano stare sul mercato», ha poi concluso De Vincenti.

Silvia Sequi

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