lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Svendere non è la ricetta giusta
Pubblicato il 07-08-2012


In un recente editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, il professor Giavazzi propone che il Governo sospenda le aste dei Buoni del Tesoro Poliennali fino al marzo del 2013. In tal modo ci si affrancherebbe, almeno temporaneamente, dal famoso spread e dall’innalzamento del costo del debito pubblico. Per rimborsare i circa 100 miliardi di Euro di titoli pubblici in scadenza di qui alla prossima primavera, il professor Giavazzi suggerisce alla Cassa Depositi e Prestiti di prendere a prestito dalla Banca Centrale Europea portando a garanzia le partecipazioni nelle grandi imprese di Stato, quali Eni, Enel, Snam Rete Gas e Finmeccanica.

RIMBORSARE IL DEBITO SVENDENDO PARTECIPAZIONI PUBBLICHE – Questa manovra sarebbe però, come scrive lo stesso Giavazzi, solo temporanea. Prima della data di scadenza dei finanziamenti concessi dalla BCE alla CDP occorrerà aver trovato dei compratori a cui cedere le partecipazioni pubbliche e, con il ricavato, rimborsare il finanziamento della BCE. Aldilà dei tecnicismi, in sostanza il professor Giavazzi chiede di rimborsare il debito pubblico, in scadenza di qui alle prossime elezioni, con il ricavato della vendita delle partecipazioni pubbliche. La prima parte del discorso, quella relativa all’esigenza di lanciare un segnale di affrancamento ai mercati finanziari, può essere parzialmente condivisa. In effetti è quello che il Governo ha intenzione di fare ad agosto, quando rimborserà i Buoni del Tesoro Poliennali in scadenza. Si tratta di una posizione dettata dalla contingenza del momento.

INTERROGATIVI SCOTTANTI – Ma domando al professor Giavazzi, di cui ho avuto l’onore ed il piacere di essere allievo sui banchi della Bocconi, cosa succederà nella prossima primavera quando, pur nell’ipotesi di aver venduto buona parte delle partecipazioni pubbliche, ci ritroveremo con un debito pubblico ancora ingentissimo, i mercati pronti nuovamente a colpirci e senza più neanche le grandi imprese nazionali, che, è bene ricordare, producono non solo utili ma anche innovazione tecnologica e, come nel caso dell’Eni, politica energetica? Il professor Giavazzi pensa che vi siano oggi in Italia imprenditori con mezzi freschi tali – nonostante la bassa capitalizzazione di borsa delle menzionate società – da riuscire ad acquisire il controllo delle grandi imprese pubbliche, oppure queste non rischierebbero più realisticamente di finire in mani straniere? E in quest’ultimo caso non rischierebbe l’Italia di tornare ad essere considerata una colonia straniera, come nell’Ottocento?

ALLORA PERCHE’ NON USCIRE DALL’EURO? – Tanto varrebbe a tal punto uscire dall’Euro; se per salvare oggi la moneta europea ed i nostri risparmi, fossimo costretti domani a pagare luce, gas, infrastrutture, trasporti e tecnologia alle multinazionali straniere. E sorvolo sul tema difesa e sicurezza. L’analisi del professor Giavazzi a mio avviso evidenzia un limite comune della classe dirigente degli ultimi venti anni: affrontare i problemi sempre con politiche e soluzioni contingenti e di breve termine, senza saper pianificare e portare avanti politiche strategiche di lungo corso, aldilà dei colori dei vari Governi. Probabilmente se nel passato fossimo stati meno miopi, riducendo tornaconti clientelari e sprechi, forse ora non ci ritroveremmo con un debito pubblico “monstre” come quello attuale. Ma ora siamo qui e con i problemi di oggi occorre confrontarsi. Ecco perché, pur condividendo l’obiettivo ed il principio proposto dal professor Giavazzi di salvare l’Euro e lanciare un segnale ai mercati finanziari ed agli speculatori, ritengo che la soluzione proposta non sia valida per il timing scelto, per la mancanza di gradualità, per la logica di breve termine che la rende non risolutiva.

RIMBORSARE SI MA CON INTELLIGENZA – E così va bene rimborsare parte del debito pubblico, ma con una maggiore gradualità, saltando o riducendo l’importo rifinanziato in una o due prossime aste, ma non tutti i mesi. Per rimborsare il debito pubblico in scadenza, ulteriori risorse potrebbero essere recuperate con una imposta sui grandi patrimoni, ad esempio sui conti correnti superiori a due milioni di euro, secondo un principio di progressività, come previsto dalla Costituzione. Inoltre, occorrerebbe intensificare gli sforzi contro l’evasione fiscale, introducendo una volta per tutte la moneta elettronica, un argomento su cui mi riservo di tornare prossimamente con delle proposte. Inoltre, vorrei qui lanciare un’idea destinata a far discutere: perché non pagare Parlamentari e Consiglieri Regionali e, almeno per una parte dello stipendio, i dirigenti di prima fascia della Pubblica Amministrazione  con Titoli di Stato?  In fondo i policy makers ed i commis di Stato sono i principali artefici del destino di noi cittadini e delle finanze statali. Un default dello Stato sarebbe così per loro una perdita netta e, specularmente, sarebbero incentivati ad adottare e mettere efficacemente in atto le giuste politiche.

IL VERO OBIETTIVO? LA CRESCITA – Oltre alla riduzione del debito, l’obiettivo primario è però rilanciare la crescita economica. A tal fine è fondamentale preservare lo sviluppo delle imprese e a queste dedicare in parte le poche risorse disponibili. Per il mondo imprenditoriale medio e piccolo è esiziale oggi ricevere i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione in tempi brevi e certi, non oltre i novanta giorni. Quanto ad incentivi, questi devono essere soprattutto a sostegno dell’ innovazione e della internazionalizzazione delle imprese. Ma non a pioggia né tantomeno a fondo perduto. Uno schema adeguato potrebbe essere quello del Fondo Nazionale dell’Innovazione, in cui lo Stato facendosi gratuitamente garante delle imprese nei confronti del sistema bancario, che seleziona prenditori e progetti meritevoli, consente alle imprese più innovative di accedere al credito e ridurre gli interessi sui finanziamenti.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. La proposta di Giavazzi è, se ho ben compreso, quella di realizzare una sorta di bridge financing per lo stato. Concordo sul fatto che i problemi sarebbero li ad attenderci a distanza di un’anno. Il problema è che l’empasse finanziario nel quale viviamo è figlio di un’incertezza politica che prescide dal fatto che ci si debba rifinanziare per 10 o 100 bln (senza l’Italia l’Euro non esiste, la Grecia invece deve uscire e non è un dramma se il mercato non lo considera l’inizio di una disgregazione..!!). Per quanto riguarda le società di stato, sono arrivato a credere sinceramente che la cessione di questi colossi sia un passo necessario per eliminare quelle ultime sacche di corruzione nel settore industriale che alimentano il settore pubblico e la politica. Il discorso della moneta elettronica è invece una battaglia FONDAMENTALE che potrebbe immediatamente portare seri benefici alla lotta all’evasione fiscale (si tratta di una pratica largamente in uso in tutta Europa!!). Bene Siano, attendo la Sua proposta in merito.

  2. L’articolo è di ampio respiro e tocca tematiche complesse.C0ndivido soprattutto l’idea che le soluzioni proposte da Giavazzi sono legate alla contemporaneità e non affrontano le prospettive a lungo termine. Non è che l’abitudine della nostra classe politica ad interessarsi solo del presente, ha contagiato anche la nostra intellighenzia. I politici, per gretti calcoli elettorali, non hanno fatto altro che comprare il consenso immediato aumentando il debito per il futuro. Ma gli intellettuali perché rinunciano a ricercare soluzioni a lungo termine ? Miopia intellettuale o motivi diversi ?

  3. Mi meraviglio come ancora si possa proporre di svendere il patrimonio italiano solo per rimandare un problema e magari nell’immediato avere la gratitudine di un popolo non lungimirante! Ma vi siete dimenticati di ” Mortadella” che ha svenduto l’iri ed oggi paghiamo profumatmente una societa’ privata per usufruire di strade fatte con il sudore degli Italiani ??
    Insistiamo con la riduzione dello stipendio aiparlamentari e con la loro retribuzione proporzionata (come dovrebbe essere in ogni lavoro !!) al risultato

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