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Opinioni e commenti
 

Sviluppo: Catricalà lancia la “Srl a 1 euro”, ma per l’economista Vaciago è una goccia nel mare
Pubblicato il 23-08-2012


Cinguettio trionfante del governo sulla “rivoluzione” delle imprese giovani “low cost” il cui eco, però, si riverbera nel vuoto del panorama produttivo italiano. «È finalmente possibile per i giovani fino a 35 anni costituire una società a rischio limitato (srl) con solo 1 euro di capitale. Non ci sono spese notarili. Un’opportunità». A scriverlo è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricala’, sul suo account Twitter. La dichiarazione arriva a commento della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale n. 189, del 14 agosto scorso, del Decreto del Ministero della Giustizia 23 giugno 2012, n. 138 che modifica la disciplina della società a responsabilità limitata semplificata, le cosiddette srl a “1 euro”. Ma Il professor Giacomo Vaciago, economista ed ex politico italiano, oltre che editorialista del Sole 24Ore, parlando all’Avanti!, solleva tutte le sue perplessità in merito all’efficacia del decreto: «In Italia, negli ultimi anni, produciamo servizi per un’industria che non c’è, non capisco come si possa sperare di sostenerci in questa maniera».

APRIRE UNA SRL CON 1 EURO, E POI? – I vantaggi derivanti dalla costituzione di una srl “semplificata”, come si chiamano in gergo, dovrebbero rappresentare uno strumento ideato dal governo Monti per favorire l’imprenditoria giovanile. Abolite le spese notarili, imposta di bollo e spese di segreteria, per costituire una società si potrà stanziare un capitale sociale compreso tra 1 euro e 9.999,99. Non mancano però i dubbi circa la norma, visto che il decreto non prevede regimi di tassazione agevolati e, soprattutto, nessuno strumento che favorisca l’erogazione del credito per la fase di start-up, il vero e proprio scoglio insormontabile per quei giovani che vogliono lanciare la propria azienda.

MAQUILLAGE – Inoltre, la norma sembra una goccia nel mare che, toni propagandistici a parte, non affronta minimamente le ben più complesse ragioni dello stillicidio dell’imprenditoria nel nostro Paese e dell’imprenditoria giovanile in particolare. Sfugge, in questo contesto, la ragione del favorire un possibile proliferare di microimprese di servizi “povere”.

Professore, oggi il Sottosegretario Catricala’ ha affermato che la possibilità di creare Srl ad 1 euro rappresenta un’innovazione importante per favorire l’imprenditoria giovanile. Condivide?

A fine dell’800 a Milano costruiscono il nuovo Politecnico e lo costruiscono in mezzo ai campi perché poi, tutto intorno dopo lo sviluppo dell’Università, i laureati fonderanno le aziende. Oggi il Politecnico è circondato di case perché il mondo è cambiato. Ma, a Stanford negli Usa ci sono i laboratori dove i neolaureati imparano a fare il loro mestiere e i campus dove dentro ci sono le aziende come parte viva del processo di formazione, vere e proprie fabbriche di “fabbricanti di aziende” e aziende che “allevano” imprenditori. In Italia, quando eravamo bravi, facevamo anche noi così. Ma oggi quanti sono i neolaureati aiutati dall’Università a fare impresa? Il problema del nostro Paese è che, oggi, per creare un’azienda, nel 95% dei casi, la devi ereditare da tuo padre. Così il modello imprenditoriale non va avanti, altro che imprese ad 1 euro. I migliori allievi non diventano più imprenditori, non hanno lo spazio per farlo e, senza una famiglia alle spalle, l’Università non li accompagna.

Quali sono dunque le risorse più importanti su cui contano i giovani per avviare un’impresa nel nostro Paese?

Oggi è la famiglia che conta. Le Università non sono un trampolino perché coltivano il passato invece di progettare il futuro. L’Università è diventata un luogo del conservatorismo, non a caso le facoltà più importanti sono facoltà come giurisprudenza che non forma classi industriali in grado di pensare il futuro, ma notai e avvocati. Manca un ceto industriale in grado di rilanciare il Paese. Ma pensiamoci: la Luiss è l’Università di Confindustria eppure, mi chiedo, quante aziende sono nate intorno ad essa. Un Paese progredisce creando ceti di professionisti o imprenditoriali? In Italia, negli ultimi anni, produciamo servizi per un’industria che non c’è, non capisco come si possa sperare di sostenerci in questa maniera. Va bene ridurre gli ostacoli per l’avvio di un’azienda, ma stiamo parlando proprio di un intervento minimale.

Come mai l’Università italiana non riesce a farsi cinghia di trasmissione con l’impresa?

Mancano dei rettori coraggiosi in gradi di farsi carico di questa mission, che poi dovrebbe essere la vera mission dell’Università. I migliori laureati o hanno una famiglia che li sorregge e li sponsorizza o se ne vanno all’estero perché sanno che da noi conta il cognome. Ai giovani non basta dire che possono migliorare il Paese per un euro.

La responsabilità è tutta dell’Università o manca una politica industriale seria?

Sono due lati della stessa medaglia. L’Accademia riflette i valori della società e, come società non si sta investendo sul valore del capitale umano. La tendenza rispetto a 30, a 40 anni fa si è invertita: prima i laureati erano figli di non laureati, oggi è difficile che chi viene da una famiglia di non laureati possa laurearsi. Manca completamente la meritocrazia e per questo non funziona la politica imprenditoriale. E’ la famiglia di provenienza che decide e non l’Università: ci si porta dietro il proprio cognome che influenza l’accesso alle esperienze che poi permettono anche di avere un curriculum. In Italia puoi essere anche il primo ma, se tuo padre è uno sconosciuto difficilmente farai strada. Ci vorrebbe un’Università che crei valore invece di conservarlo. Margaret Thatcher era figlia di un droghiere e Blair figlio di nessuno: anche nel governo Monti, che pure si vanta di combattere per la meritocrazia, vedo moltissimi nomi ben noti.

Perché si è finiti su questa strada, un motivo culturale?

Il Paese è governato da un blocco di potere che non vuole cambiamento perché sa di essere inadeguato al futuro e, se premettesse l’accesso a chi ha competenze, verrebbe scalzato via. E questa è una mentalità trasversale, sia a destra che a sinistra. Il problema è che i paesi conservatori non crescono e, da almeno 30 anni l’Italia privilegia la conservazione alla crescita. I migliori laureati, ogni anno, vanno fuori mentre i “figli di papà” restano a guidare il Paese.

Come si può uscire da quest’impasse?

Ci vorrebbe una scossa, ma questa può venire solo dalla miseria. Quando si dice che l’Italia non è come la Grecia è vero. Questo favorisce ancora di più il conservatorismo del sistema, perché c’è ancora della ricchezza che permette al sistema di sorreggersi. Le crisi dovrebbe provocare un cambiamento positivo, ma questo non avviene anche perché c’è un’altra valvola di sfogo. Oggi, infatti, è facile andare all’estero dove ci sono tante opportunità e si possono fare tante cose. Per quale motivo i migliori giovani italiani, che sono quelli più penalizzati, dovrebbero rimanere qui con “il coltello tra i denti” a combattere se possono realizzare i propri progetti ed essere valorizzati altrove?

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Bufala Italiana , come al solito si da la carota pensando di dare molto e invece non si da che una goccia , fatta la società , comunque le banche chiedono garanzie che qualcuno pagherà , allora a cosa serve la responsabilità limitata ?
    E poi ….. se le banche ti danno visto che continuano a dare come vogliono loro e poi scopri che hanno finanziato chi fa crack da milioni di euro .
    La micro impresa è quella che ha dato di più in questi ultimi 40 anni e poteva crescere e svilupparsi fino a che il titolare veniva valutato dai direttori e controllato sul territorio , con l’introduzione di Basilea e delle valutazioni con i pc con parametri fatti da chi capisce solo ( lasciamo stare tanto sono sempre troppo pagati ).
    quindi non lamentiamoci se le micro imprese ad 1 euro andranno in ………….. e poi i contributi inps ecc , ma hanno fatto i conti cosa costa fare impresa , invece di sparare stupidate , infatti il vero risparmio reale è di solo 1500 € .
    Fate i conti ………………..

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