martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

TACCUINO INTERNAZIONALE
Pubblicato il 09-08-2012


EGITTO –  Il presidente egiziano Mohammed Mursi ha rimosso dal loro incarico  il capo dell’intelligence, quello della guardia repubblicana, quello della polizia militare, il governatore del Nord Sinai e il capo della sicurezza della zona. La decisione è stata presa da Mursi in una riunione  con lo stato maggiore militare al completo, la prima dopo la strage di domenica scorsa che ha visto 16 guardie di frontiera egiziane uccise da  un commando armato. Intanto, mezzi blindati e per il trasporto di truppe sono in movimento in direzione di el Arish , il capoluogo del Nord Sinai, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato. Al tempo stesso,  le forze armate egiziane hanno iniziato  l’operazione di distruzione delle centinaia di tunnel che collegano Rafah, in territorio  egiziano, alla Striscia di Gaza.

LIBIA – Il Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) ha passato i poteri all’Assemblea nazionale  eletta lo scorso 7 luglio, a quasi un anno dalla caduta di  Muammar Gheddafi. In una cerimonia  tenutasi ieri notte a Tripoli, il leader del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, ha passato le consegne a Mohammed Ali Salim, membro più anziano dell’Assemblea. Il Cnt è stato così disciolto e il passaggio di poteri segna  la prima transizione pacifica del potere nella nuova Libia. I duecento membri dell’Assemblea dovranno ora eleggere il loro presidente e  nominare il Governo, che resterà in carica fino al voto che seguirà la stesura  della nuova Costituzione.

NIGERIA – È stato imposto il  coprifuoco  a Okene, la città nigeriana dello Stato di Kogi teatro lunedì  del massacro di venti fedeli riuniti all’interno del tempio  evangelico Deeper Life Bible, nel sobborgo di Otite.  Ad aumentare la tensione c’è stata mercoledì  una sparatoria  dinanzi alla moschea centrale della città contro una pattuglia di soldati. Secondo quanto  riferito da fonti investigative locali, sono morti due militari, oltre a due aggressori che la polizia ritiene probabilmente coinvolti anche nell’eccidio nella chiesa a Otite. La strage non è stata rivendicata, ma le autorità locali si dicono certe della responsabilità di Boko Haram, il gruppo terrorista di matrice fondamentalista islamico autore di attacchi e attentati che hanno provocato solo  nell’ultimo anno oltre milleseicento morti nel centro nord della Nigeria. Alcune fonti, peraltro, fanno notare che  lo stato di Kogi raramente è stato teatro di azioni riconducibili a Boko Haram e aggiungono che  nelle ore precedenti all’assalto alla chiesa la polizia aveva portato a termine un’operazione contro la criminalità locale conclusasi con l’arresto a Okene di 17 persone e il sequestro di esplosivi e kalashnikov, l’arma utilizzata nell’assalto di lunedì. Altri due  agenti delle forze di sicurezza sono morti, sempre mercoledì, in un attacco sferrato  nello Stato di Bauchi da un commando armato che ha aperto il fuoco contro una pattuglia in servizio  lungo  l’autostrada Bauchi-Kano.

UGANDA – L’organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene in procinto di essere messa sotto controllo la nuova epidemia di febbre emorragica Ebola scoppiata nel nord dell’Uganda, ma diverse fonti sottolineano la lentezza della risposta delle autorità sanitarie alla nuova emergenza. Secondo Joaquim Saweka, il rappresentante dell’Oms in Uganda, però, «primi soccorsi sono stati lenti perché i sintomi non erano del tutto nella norma» e comunque «il focolaio del virus sta per tornare sotto controllo». Sempre secondo l’Oms, dallo scorso 21 luglio nel distretto nordugandese di Kibaale ci sono stati 16 morti e sono stati accertati 176 casi di contagio.  Da parte sua, il  ministero della Sanità di Kampala ha invitato la popolazione alla calma e ad attenersi scrupolosamente alla profilassi per evitare il diffondersi del virus, oltre che a  tenere alto il livello di guardia segnalando febbri sospette. Analoghe Anche  Kenya, Rwanda, Tanzania e Sud Sudan hanno consigliato ai propri cittadini di segnalare ogni sintomo riconducibile all’Ebola.  L’Ebola (così chiamata dal nome del fiume nella Repubblica democratica del Congo presso il quale fu documentata nel 1976 la prima epidemia) è mortale in circa il 70 per cento dei casi di contagio e ancora non si è trovato un vaccino. Dall’identificazione del virus, si sono verificate più di 15 epidemie di Ebola in diversi Paesi dell’Africa centrale.

INDIA – Il «Quit India Day», festa nazionale nel settantesimo anniversario dell’arresto del Mahatma Gandhi che aveva avviato quel giorno l’insurrezione non violenta per liberare il Paese dal dominio inglese, si celebra oggi in India con un’iniziativa simbolica, ma rilevante contro una violenza anche maggiore di quelle del colonialismo. La giornata è infatti dedicata alle bambine, discriminate  da sempre, al punto da essere vittime di un genocidio selettivo oggi reso ancora più facile dal progresso tecnologico. In un numero altissimo di casi, infatti, si praticano aborti quando un’ecografia prenatale svela il sesso femminile del nascituro. La Costituzione garantisce pari diritti ai due sessi e dal 1994 c’è una legge specifica che vieta questa pratica, ma il fenomeno stando alle statistiche è persino in crescita. Oggi tutti i funzionari dello Stato, dai vertici istituzionali all’ultimo impiegato,  hanno giurato  di impegnarsi «solennemente a fare tutto il possibile, individualmente e collegialmente, per eliminare la selezione del sesso che minaccia la nascita e la sopravvivenza delle bambine; e per assicurare che le bambine nascano, siano amate e accudite e crescano diventando cittadine con pieni diritti di questo Paese».

AFGHANISTAN – Per la prima volta da cinque anni, il numero delle vittime civili in Afghanistan è diminuito del 15 per cento nella prima metà del 2012. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della missione dell’Onu in Afghanistan, che ha comunque definito il bilancio «devastante». Dal 1º gennaio al 30 giugno,  i civili uccisi sono stati 1.145, a fronte dei 1.510 dello stesso periodo del 2011. I feriti ammontano, invece, a 1.954. Il 30 per cento di morti e feriti sono donne e bambini.

CINA – Milioni di sfollati, centinaia di migliaia di case senza elettricità e palazzi distrutti sono le conseguenze del  tifone Haikui che si  è abbattuto ieri sulla Cina meridionale.   A Shanghai le autorità hanno fatto sgomberare  374.000 persone, mentre nella provincia dello Zhejiang, a sud della metropoli, militari e soccorritori della protezione civile  hanno coordinato una vera e propria migrazione di massa, sgomberando  un milione e mezzo di persone. I venti di Haikui, il terzo tifone che colpisce la Cina in meno di una settimana, stanno spirando a una velocità massima di 137 chilometri orari. Nel pomeriggio il Centro meteorologico nazionale cinese ha degradato la perturbazione al grado di «tempesta tropicale». Nel frattempo è ancora emergenza anche nelle Filippine, in particolare nella regione della capitale Manila, per le alluvioni provocate dal passaggio del tifone Saola.

UNIONE EUROPEA – La crisi diplomatica tra Bielorussia e Svezia sarà al centro di una riunione straordinaria degli ambasciatori al Cops (Comitato politico e di sicurezza dell’Ue) venerdì  pomeriggio a Bruxelles. Preso nota della decisione del ministero degli Esteri di Minsk di espellere tutti i diplomatici svedesi dal Paese e di richiamare i propri da Stoccolma, Bruxelles afferma di «avere con urgenza chiesto chiarimenti per permettere una discussione pienamente informata tra tutti i Paesi membri». Al centro delle tensioni c’è  la vicenda degli orsacchiotti di peluche sganciati il 4 luglio scorso nei cieli bielorussi da un piccolo aereo preso in affitto da un’agenzia pubblicitaria svedese. Gli orsacchiotti  portavano al collo cartelli a sostegno della libertà di espressione: un’iniziativa di protesta che aveva spinto Lukashenko prima a silurare i suoi capi delle forze aeree e della polizia di frontiera e poi a puntare il dito contro l’ormai ex ambasciatore svedese a Minsk, Stefan Eriksson.

UCRAINA – L’opposizione ucraina, coalizzata nel partito Patria,  presenterà ricorso contro la decisione della Commissione elettorale centrale di escludere dalla lista dei candidati alle legislative del prossimo ottobre l’ex premier Yulia Tymoshenko e l’ex ministro dell’Interno Yuri Lutsenko perché attualmente detenuti. L’opposizione aveva proposto Lutsenko e Tymoshenko come candidati,  scrivendo nelle biografie da presentare alla commissione che avevano ricevuto delle «condanne per motivi politici». La Commissione elettorale centrale ha però risposto  di non avere il diritto di pronunciarsi sulle sentenze dei tribunali e di doversi attenere alla legge, che vieta ai detenuti di candidarsi.  Il partito Patria si è quindi appellato alle istituzioni internazionali, e in particolare all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, all’Unione europea, e al Consiglio d’Europa.

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