giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Taccuino internazionale
Pubblicato il 10-08-2012


TUNISIA – Nuovi disordini sono scoppiati nella tarda serata di ieri a Sidi Bouzid, nella Tunisia centrale, dove almeno ottocento manifestanti, in massima parte studenti e operai, sono tornati in piazza per reclamare le dimissioni del governo guidato dal partito islamico Ennadha. La manifestazione era stata indetta dai sindacati e dai progressisti del Fronte 17 Dicembre, del Partito repubblicano, del Partito dei lavoratori tunisini e di Al Watan. Proprio a Sidi Bouzid il 17 dicembre 2010 si diede fuoco per protesta Mohammed Bouazizi, un giovane laureato senza occupazione al quale era stata revocata la licenza da ambulante con cui si guadagnava da vivere vendendo frutta e verdura: il suo gesto innescò la cosiddetta rivoluzione dei gelsomini, che il 14 gennaio successivo avrebbe condotto alla caduta del regime di Zine El Abidine Ben Ali, primo atto della di quella che è poi stata chiamata  primavera araba.

EGITTO –   Resta alta la tensione in Sinai, dove l’esercito egiziano ha inviato tank e soldati, mentre è iniziata la distruzione dei numerosi tunnel che collegano il nord della penisola alla Striscia di Gaza. Nuovi scontri sono scoppiati fra polizia e miliziani armati vicino alla città di Al Arish, capoluogo del governatorato del Sinai del Nord. La militarizzazione dell’area (dagli accordi del 1978 il Sinai è formalmente zona demilitarizzata) è stata decisa all’indomani della vasta offensiva lanciata dal Governo del Cairo per ripristinare  l’ordine in Sinai, teatro lo scorso 5 agosto dell’uccisione di sedici guardie da parte di un commando armato. Il Governo israeliano ha autorizzato Il Cairo al sorvolo del Sina. Il via libera è arrivato attraverso quello che alcuni analisti hanno definito «un allentamento» dei vincoli del trattato di pace del 1978, che limita i movimenti militari egiziani nella penisola. A convincere Israele sarebbe stato il successo dell’operazione con cui gli elicotteri egiziani sono riusciti a snidare ed eliminare venti miliziani.

LIBIA – L’Assemblea nazionale libica ha eletto Mohammed Al Magarief come suo presidente, con 113 voti contro gli 85 andati ad Ali Zidane, un indipendente di tendenze liberali. Oppositore storico di Muammar Gheddafi, Magarief è il leader del Fronte nazionale (filoislamico) ed è originario di Bengasi, la città della Cirenaica da cui ebbe inizio la rivolta. L’Assemblea nazionale — composta da 200 membri — ha assunto i poteri mercoledì sera dal Consiglio nazionale di transizione (Cnt). Considerato vicino agli islamici, Magarief è stato il leader del Fronte di salvezza nazionale libico, una formazione politica all’estero, che raccoglieva gli oppositori in esilio di Gheddafi.

SOMALIA – Almeno otto militari dell’esercito somalo sono stati uccisi con un ordigno comandato a distanza che ha fatto esplodere il veicolo sul quale viaggiavano nei pressi della capitale Mogadiscio. L’attacco è stato rivendicato dalle milizie radicali islamiche di al Shabaab che guidano da anni l’insurrezione contro le autorità di transizione guidate dal presidente Sharif Ahmed. Come noto, tale transizione deve concludersi tra dieci giorni, il 20 agosto, data ultima stabilita dall’Onu. Sul piano formale sembra destinato a essere rispettato il calendario della transizione. Ma  rimangono da superare praticamente tutti gli ostacoli sostanziali che impediscono la normalizzazione, a partire proprio dalla mancanza di sicurezza.

NIGERIA – La polizia nigeriana ha arrestato quattro presunti terroristi sospettati di essere tra i responsabili dell’attacco di lunedì notte alla chiesa pentecostale di Okene, nello Stato  di Kogi, costato la vita a venti  persone e attribuito al gruppo  fondamentalista islamico Boko Haram. Nell’operazione sono state inoltre sequestrate munizioni e un kalashnikov,  l’arma utilizzata nella strage. Fonti locali citate dalle agenzie di stampa internazionali hanno accusato la polizia di un uso eccessivo della forza durante l’operazione. A Okene è ancora in vigore il coprifuoco notturno imposto dalle autorità locali per ristabilire l’ordine dopo  l’uccisione, a meno di 24 ore di distanza dall’attacco alla chiesa, di due soldati di guardia alla moschea centrale. In Nigeria si era recata giovedì  Hillary Clinton, impegnata in una missione che l’ha portata già a fare tappa in Senegal, Sud Sudan, Uganda, Malawi, Sud Africa e che si conclude oggi in Benin e  Ghana. Il contrasto al terrorismo è stato tra i temi principali dei colloqui tra  Clinton e le autorità nigeriane.

MALI – Il Governo di transizione del Mali considera inevitabile un intervento armato nelle regioni del nord da mesi sotto il controllo di gruppi armati considerati parte della galassia del terrorismo di matrice fondamentalista islamica. In questo senso si esprime una dichiarazione diffusa ieri  dal ministero della Comunicazione di Bamako, poche ore dopo la notizia che i gruppi islamici in questione hanno amputato la mano a un uomo accusato di furto a Ansongo, a sud di Gao. «Mentre si moltiplicano gli sforzi per una soluzione negoziata, si fa sempre più inevitabile l’opzione militare per gli atteggiamenti dei terroristi e dei narcotrafficanti che si mascherano dietro falsi propositi religiosi», precisa la nota  ministeriale.

BRASILE –  All’ondata di scioperi indetti dagli statali in Brasile,  giunta ormai al terzo mese consecutivo, si sono aggiunti i membri  della polizia federale (con ripercussioni immediate soprattutto negli aeroporti internazionali) e della polizia stradale. Secondo la Confederazione dei lavoratori del servizio pubblico federale (Condsef), ci sono almeno 27 categorie in sciopero nel Paese, che colpiscono 25 Stati, oltre al Distretto federale. In totale, sarebbero oltre 350.000 i lavoratori del settore pubblico che hanno incrociato le braccia. L’agitazione  rischia così di diventare la più ampia del genere da un decennio a questa parte, da quando a guidare il Paese sono stati prima Luiz Inácio Lula da Silva e poi  Dilma Rousseff che gli è succeduta lo scorso anno.

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