martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Taccuino internazionale
Pubblicato il 13-08-2012


IRAN – Sono oltre trecento i morti accertati e oltre tremila i feriti per le due violente scosse sismiche che sabato  hanno devastato l’Iran nord-occidentale,  al confine con Azerbaijan e Armenia. Le cifre in questione sono state fatte in mattinata dal ministro della Sanità,  Marzieh Vahid Dastjerdi, la quale ha riferito in Parlamento. Negli obitori sono state contate 219 salme di donne e bambini e  49 di uomini, ma la responsabile della Sanità iraniana ha spiegato  che  la discrepanza tra le cifre deriva dal fatto che in molti casi i familiari hanno provveduto alla sepoltura dei congiunti prima dell’intervento delle autorità. Il responsabile della cellula di crisi del ministero dell’Interno Hossein Ghadami ha aggiunto che 115 villaggi sono stati distrutti tra il 40 e il 60 per cento e sono state registrate tra le 4.500 e le 5.000 case danneggiate. Lo Stato finanzierà la ricostruzione, ma bisogna fare presto, ha aggiunto Ghadami, perché l’inverno è molto rigido nella regione.

EGITTO – Il cambiamento ai vertici delle forze armate egiziane segna a giudizio di molti osservatori una svolta, anche se il presidente Mohammed Mursi ha negato di aver voluto ridimensionare il ruolo dell’esercito. «Le decisioni che ho preso non avevano come obiettivo singoli individui e non ho l’intenzione di volere imbarazzare le istituzioni; non ho inviato alcun messaggio negativo a nessuno, il mio obiettivo è solo l’interesse della nazione e il suo popolo», ha detto Mursi, spiegato la scelta, annunciata ieri, di ritirare la delega di ministro della Difesa e di capo delle forze armate a Mohammed Tantawi, uno dei protagonisti della storia egiziana degli ultimi vent’anni. Tantawi aveva governato il Paese per oltre un anno dopo la caduta di Mubarak, in qualità di presidente del Consiglio supremo delle forze armate. A guidare le forze armate al posto di Tantawi è stato nominato il generale Abdellatif Sisi, mentre il nuovo capo di gabinetto sarà il generale Sidki Sobhi. Mursi ha, inoltre, cancellato la dichiarazione costituzionale emessa dall’esercito egiziano subito prima della sua nomina a presidente e che dava alle forze armate ampi poteri in materia legislativa. L’ex giudice Mahmud Mekki è stato nominato alla carica di vice presidente. Mekki, già vicepresidente della Corte di Cassazione, ha già prestato giuramento.

SIRIA – Mentre si combatte ad Aleppo e a Damasco – con i ribelli che hanno annunciato oggi l’abbattimento di un aereo governativo –  sulla crisi siriana permane lo stallo diplomatico e la  Lega Araba ha deciso di rinviare la riunione straordinaria prevista inizialmente per il fine settimana appena trascorso. Nessuna indicazione si ha per ora sulla nuova data della riunione. All’Onu, intanto, i  cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) hanno raggiunto l’accordo sulla nomina del diplomatico algerino Lakhdar Brahimi al posto di Kofi Annan come inviato speciale in Siria. Ora deve essere la Lega Araba ad accreditare Brahimi anche come proprio inviato  L’ultimo incarico all’interno dell’Onu di Brahimi, che ha al suo attivo una lunga carriera diplomatica, è stato quello di rappresentante speciale in Afghanistan.Nel frattempo, non si ferma il flusso verso il territorio turco di profughi e disertori. Altre 1.907 persone compresi una cinquantina di disertori, hanno passato  nelle ultime 24 ore ai valichi delle province di Antiochia e Kilis, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa turca Anadolu. Fra loro vi sarebbero anche 51 militari siriani disertori. Cinquanta feriti sono stati ricoverati nell’ospedale di Kilis.

STATI UNITI – Entra ormai nel vivo la campagna elettorale negli Stati Uniti, a tre mesi dal voto di novembre. «Sarà un’elezione combattuta: mancano 86 giorni e dobbiamo raddoppiare gli sforzi» perchè questa non è la «corsa di Usain Bolt (vincitore di nuovo alle Olimpiadi dei 100 e dei 200 metri piani, n.d.r.) dove siamo 40 yard avanti e possiamo camminare gli ultimi metri, dobbiamo correre fino al nastro, ma siamo ben posizionati non solo per vincere, ma per continuare a far andare avanti l’America». Ha fatto ricorso a una metafora sportiva il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel motivare il suo elettorato in vista del voto di novembre. Obama,  che ha definito le prossime  elezioni  «più importanti di quelle del 2008 sotto molti punti di vista», é dato dai sondaggi ancora in vantaggio sullo sfidante, il repubblicano Mitt Romney, ma di fatto non ha ancora incominciato la campagna  per la rielezione. Le scelte di Romney, soprattutto quella di candidare alla vicepresidenza Paul Ryan, appaiono a molti osservatori una radicalizzazione a destra delle posizioni repubblicane e fanno prevedere un confronto su temi cruciali  di economia reale e di diritti. Presidente della commissione bilancio della Camera dei rappresentanti, Ryan ha giocato un ruolo chiave nel mettere a punto le proposte di bilancio dei repubblicani, con modifiche al Medicare, il programma di assicurazione medica per quanti  hanno più di 65 anni o rientrano in  categorie svantaggiate. Lo scorso marzo, Rayan si è fatto promotore della contro-finanziaria repubblicana, per rispondere al budget presentato da Obama. La proposta di Ryan tende a cancellare il più possibile l’intervento pubblico soprattutto nella sanità e a smontare il concetto di tassazione progressiva (con due sole aliquote fiscali), cioè i due pilastri della politica sociale di Obama.

CUBA –  Non sono previste iniziative pubbliche a Cuna per la celebrazione, oggi, dell’86° compleanno di Fidel Castro, ritiratosi da sei anni dalla guida del Paese. Nell’ultimo anno, le apparizioni pubbliche di Fidel Castro sono state rarissime e sporadiche. L’ultima volta è apparso pubblicamente il 28 marzo in occasione del colloquio che ebbe con papa Benedetto XVI, durante la sua visita pastorale sul l’isola caraibica. Da due mesi,  il leader storico della rivoluzione cubana non ha più pubblicato nemmeno una puntata delle sue Reflexiones, gli articoli settimanali che cominciò a scrivere per i mass media durante  la convalescenza dall’operazione chirurgica subita nel 2006, quando trasferì i suoi poteri al fretello Raúl Castro. L’ultima delle 398 finora divulgate risale al 19 giugno scorso.

MESSICO – Almeno cento persone sono state uccise nel fine settimana in Messico dai cartelli del narcotraffico. Tra gli episodi più atroci c’è stato il massacro di una famiglia di sette persone, compresi tre bambini rispettivamente di 9, 7 e 3 anni,  in una tenuta agricola di Manlio Fabio Altamirano, una cittadina situata alle porte di Veracruz, capitale dell’omonimo Stato centrorientale. Secondo un calcolo fatto dal quotidiano La Reforma, nei primi dieci  giorni di agosto sono state uccise 283 persone in  20 dei 32 Stati messicani. Negli ultimi cinque anni, quelli del mandato presidenziale di Felipe Calderón,  che ha  affidato all’esercito il contrasto della criminalità, vi sono stati almeno 55.000 morti in Messico, tra scontri a fuoco, omicidi e vere e proprie esecuzioni sommarie.

FILIPPINE – Le Filippine si preparano all’arrivo di una nuova tempesta tropicale, dopo il disastro delle inondazioni causate dalle piogge monsoniche che hanno provocato  oltre cento morti la settimana scorsa. La tempesta tropicale Kai-Tak si sta infatti avvicinando  alle isole centrali e settentrionali dell’arcipelago e minaccia  la stessa capitale Manila.

SUDAN – Sono almeno trenta i morti nelle inondazioni in atto nel  Sudan, secondo quanto riferito ieri dal ministero dell’Interno di Khartoum in un comunicato nel quale si specifica che quasi cinquemila abitazioni sono state spazzate via dalle acque e 35.000 animali sono morti annegati.  Le prime inondazioni risalgono a più di una settimana fa e da allora la situazione è in continuo peggioramento, in gran parte del territorio sudanese. Secondo il ministero, la condizione più disastrosa si registra  attualmente nell’est del Paese, area particolarmente povera dove alcune comunità sono tuttora completamente isolate a causa delle acque che continuano a salire. L’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha parlato di almeno 14.000 persone colpite dalle inondazioni anche nella regione occidentale del Darfur, già teatro di una delle maggiori emergenze umanitarie in atto nel mondo a causa del conflitto civile che si protrae da quasi un decennio. L’Unhcr ha riferito di  villaggi interi spazzati via dalle inondazioni e di  senzatetto in condizioni disperate.

NIGERIA  – Le forze di sicurezza nigeriane hanno annunciato di avere ucciso in uno scontro a fuoco nel nord del Paese venti  sospetti militanti di Boko Haram, il gruppo terrorista di matrica fondamentalista islamica responsabile di sistematiche violenze nella regione.  La sparatoria, nella quale un soldato è morto e due sono rimasti feriti,  si è verificata a Maiduguri, la capitale dello Stato di Borno, mentre era in programma una riunione dei responsabili delle  forze di sicurezza e dell’intelligence. In precedenza, le forze di sicurezza aveva scoperto e smantellato una fabbrica che produceva ordigni a Kano, capitale dell’omonimo Stato nigeriano, sempre nel nord, dove pure è particolarmente forte la presenza di Boko Haram, che nell’ultimo anno vi ha condotto numerosi assalti sanguinosi sia contro strutture governative e sedi di esercito e polizia, sia soprattutto contro chiese e comunità cristiane, ma anche contro moschee e comunità musulmane moderate.

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