martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Taccuino internazionale
Pubblicato il 22-08-2012


Il premier etiope Meles Zenawi, ex capo guerrigliero considerato un autocrate dai suoi avversari e un visionario dai suoi sostenitori, ha dominato la politica nazionale e regionale per oltre due decenni. Leader austero e dal pugno di ferro Zenawi faceva parte, insieme al ruandese Paul Kagame e all’ugandese Yoweri Museveni, della generazione di leader africani arrivati al potere tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, che l’allora presidente americano Bill Clinton considerava i possibili protagonisti “del Rinascimento africano”. Dopo aver guidato la rivolta che nel 1991 rovesciò Mengistu Haile Mariam, Zenawi si era imposto come l’uomo forte capace di lottare contro la povertà del suo Paese, anche a prezzo di violare i diritti umani.

Quindi, negli ultimi 10 anni della sua vita, era riuscito ad affermarsi sulla scena internazionale per rivendicare i diritti economici e ambientali del continente africano. Sebbene venisse regolarmente criticato dalle organizzazioni per i diritti umani, l’Occidente riteneva che l’Etiopia e la regione del Corno d’Africa avessero bisogno di Zenawi, diventato negli ultimi anni alleato chiave degli Stati Uniti nella lotta all’estremismo islamico.

SOMALIA – La scomparsa del leader etiope Meles è stata invece salutata con soddisfazione da coloro di cui l’ex leader guerrigliero tigrino fu implacabile nemico, una volta salito al potere ad Addis Abeba. «E’ un giorno storico, siamo davvero molto felici della morte di Meles. E’ sicuro, l’Etiopia crollera’», ha commentato lo sceicco Ali Mohamoud Rage, portavoce dei miliziani salafiti somali di ‘al-Shebaab al-Mujaheddin’. Si tratta di un gruppo testa di ponte di ‘al-Qaeda’ nel Corno d’Africa, che il defunto statista ha combattuto duramente, non esitando a inviare almeno due volte nell’ultimo decennio oltre frontiera un massiccio contingente militare, e a ordinare incursioni-lampo in numerose altre occasioni per sostenere il fragile governo transitorio di Mogadiscio. «La morte del dittatore etiopico può dare adito a una nuova era di stabilita’ e di pace, in Etiopia e nel Corno d’Africa nella sua interezza», si afferma d’altronde in un comunicato dell’Onlf, il Fronte di Liberazione Nazionale dell’Ogaden, un movimento separatista attivo nella regione omonima che punta alla creazione di una ‘Grande Somalia’.

SIRIA – Le sanzioni occidentali sono «illegali’» e benché ”dirette contro il nostro regime, pesano prima di tutto sul popolo che soffre piu’ di tutti”: lo ha detto il vicepremier siriano Qadri Jamil in una conferenza stampa a Mosca dopo un incontro col ministro degli esteri russi Sergei Lavrov. Jamil ha definito la posizione occidentale «ipocrita». La porta per il dialogo, ha ribadito, «resta comunque aperta, anche per i rappresentanti politici siriani che attualmente si trovano all’estero». Con Lavrov la delegazione ha discusso le prospettive di soluzione della crisi siriana: «Il popolo siriano vuole l’interruzione della crisi, che pesa molto fortemente sull’economia del paese e sulla vita di tutti gli abitanti del nostro Paese» ha aggiunto Jamil. «Una storia pensata all’estero, che ci ricorda la storia dell’Iraq» ha precisato il vicepremier in una conferenza stampa a Mosca ad una domanda sull’ipotesi relativa a possibili armi chimiche presenti in Siria. «L’Occidente cerca una scusa per un intervento armato in Siria. Se questa scusa non funziona, ne troveranno altre. Ma noi diciamo che questo non e’ possibile», ha aggiunto.

REPORTER UCCISI – Il ministero degli Esteri giapponese ha confermato ufficialmente la morte ad Aleppo di una connazionale, la giornalista Mika Yamamoto di 45 anni, che lavorava per la piccola agenzia di stampa indipendente “Japan Press”: a identificarla e’ stato un collega che si trovava insieme a lei, Kazutaka Sato. La donna, prima cittadina di Tokyo e quarta reporter straniera a perdere la vita nel conflitto in Siria, era una veterana del giornalismo di guerra, con esperienze in Afghanistan e Iraq, dove nel 2003 sfuggi’ per miracolo al bombardamento del ‘Palestine Hotel’ di Baghdad da parte di un carro armato americano: per quel reportage fu insignita del premio ‘Vaughn-Ueeda’, sorta di versione nipponica del ‘Pulitzer’. Si sono perse le tracce anche di altri due giornalisti, una libanese, un reporter arabo di nazionalità non precisata che lavora per un media americano. Intanto la rete televisiva in lingua araba Al-Hurra, con sede a Washington, ha confermato anche la morte di un suo corrispondente da Aleppo: il giornalista morto sarebbe rimasto coinvolto nella stessa circostanza in cui è stata uccisa la collega giapponese Mika Yamamoto. Mika Yamamoto è la quarta giornalista straniera uccisa nelle violenze in Siria dal marzo 2011, dopo Gilles Jacquier, di France 2, ucciso a Homs l’11 gennaio, l’americana Marie Colvin, del Sunday Times e il fotogrago francese Rémi Ochlik, uciisi a Homs il 22 febbraio a cui si somma il collega turco. Un numero imprecisato di giornalisti siriani o “cittadini-reporter” sono rimasti uccisi in questi 17 mesi di rivolta in Siria.

IRAN – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu «è determinato ad attaccare l’Iran prima delle elezioni americane» per le presidenziali: lo ha annunciato l’emittente israeliana Channel 10, precisando che «Israele è adesso più vicina che mai» a un’operazione militare contro Teheran. Dopo il sostanziale fallimento delle sanzioni internazionali, che non hanno impedito all’Iran di procedere con il suo programma nucleare, «dal punto di vista di Netanyahu sarebbe giunto il momento di agire», ha detto il reporter dell’emittente, Alon Ben-David. Il giornalista è molto vicino alle forze armate israeliane e nelle ultime settimane è stato ospite dell’Air force israeliana per un periodo di addestramento per attività in aree di guerra, si legge oggi sul Times of Israel.

IRAN/EGITTO – L’Iran vuole stabilire con l’Egitto relazioni di «amicizia e fratellanza», dopo oltre 30 anni di gelo nei rapporti. Lo ha assicurato il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, mentre Teheran e Il Cairo, con la fine dell’era Mubarak, vanno verso la normalizzazione delle relazioni diplomatiche. «L’Egitto e’ il cardine della regione e ha un’importanza speciale nei Paesi arabi e musulmani. L’Iran vuole relazioni di amicizia e fratellanza (con l’Egitto) – ha affermato – Seguiremo questo percorso e il ripristino dei rapporti dipende solo da misure di protocollo». Le parole di Salehi arrivano a pochi giorni dalla visita a Teheran del presidente egiziano Mohamed Mursi, espressione dei Fratelli Musulmani, in occasione del summit dei Paesi Non Allineati in programma dal 26 al 31 agosto. Il capo della diplomazia ha sottolineato come la “rivoluzione” egiziana, che lo scorso anno ha costretto alle dimissioni Mubarak, abbia «aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra l’Egitto e il resto del mondo». Iran ed Egitto hanno interrotto le relazioni diplomatiche dopo la crisi scoppiata nel 1980 in seguito alla firma da parte del Cairo della pace con Israele, con la ratifica degli accordi di Camp David, e della sfida lanciata dall’Egitto alla Repubblica Islamica con la concessione dell’asilo politico allo Shah deposto, Mohammad Reza Pahlavi.

UCRINA/RUSSIA – L’Ucraina ha sospeso l’estradizione in Russia di Adam Osmaiev, arrestato a febbraio a Odessa come capo di un gruppo sospettato di aver provato a organizzare un attentato dinamitardo contro Vladimir Putin. Lo fa sapere il ministero degli Esteri ucraino, citato dall’agenzia Interfax, specificando che la Corte europea dei diritti dell’Uomo ha deciso di prendere in considerazione il ricorso presentato da Osmaiev contro l’estradizione. Il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Alexander Dikusarov, ha spiegato che «il 17 agosto la procura generale e’ stata informata della decisione della Corte europea dei diritti dell’Uomo di accettare l’esame del ricorso di Osmaiev in cui si contesta la legittimità dell’estradizione» e ha «contestualmente informato la Russia che l’estradizione è stata sospesa». A fine febbraio, appena una settimana prima delle elezioni presidenziali, i servizi segreti russi diffusero la notizia di un attentato dinamitardo contro il futuro presidente Putin sventato con l’aiuto dei servizi segreti ucraini. La tempistica dell’annuncio suscito’ sospetti fra gli oppositori del Cremlino.

Roberto Capocelli

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@robbocap

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