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Opinioni e commenti
 

Taccuino Internazionale
Pubblicato il 27-08-2012


I ribelli siriani hanno diffuso su YouTube alcuni video – la cui autenticità non può essere accertata – che mostrano le vittime del massacro di Daraya, località nei pressi di Damasco dove sono stati scoperti centinaia di corpi, pochi giorni dopo un’operazione dell’esercito siriano. In uno dei filmati l’operatore spiega che le vittime sono state uccise dai bombardamenti dell’esercito su Daraya dove, secondo le organizzazioni siriane per la difesa dei diritti umani, almeno 320 persone sono state uccise negli ultimi cinque giorni; secondo fonti ribelli i corpi sono stati scoperti in una moschea e le vittime sarebbero per la maggior parte civili. Con questo massacro sale ad almeno 440 morti il bilancio delle vittime degli ultimi scontri in Siria.

Dei 320 cadaveri di cui riferiscono i ribelli, moltissimi sarebbero di donne e bambini. Daraya, è un sobborgo a sud-ovest di Damasco, dove le forze del regime dopo aver cannoneggiato e bombardato l’area dall’alto, avrebbero compiuto un sanguinoso rastrellamento casa per casa. Lo denunciano gli attivisti anti-Assad dei Comitati di Coordinamento Locale, secondo i quali si sarebbe consumata la strage più sanguinosa in oltre 17 mesi di conflitto.

LE DICHIARAZIONI DI ASSAD – Con una dichiarazione riferita dall’agenzia ufficiale siriana Sana, il presidente siriano Bashar al Assad ha detto che il suo regime sconfiggerà «ad ogni costo il complotto» straniero ordito contro il suo Paese. «Il popolo siriano non permetterà al complotto di avere successo e di raggiungere i suoi obiettivi» e lo sconfiggerà «a qualunque prezzo», ha promesso il presidente durante un colloquio con un emissario iraniano ricevuto oggi a Damasco. Assad ha anche specificato che «quanto sta accadendo non è solo rivolto contro la Siria ma contro l’intera regione», sottolineando che «essendo la Siria una pietra angolare nella regione, le forze straniere prendono di mira la Siria per portare al successo il loro complotto in tutta la regione». Proprio per questo, continua il presidente Assad, «la Siria continuerà nella sua strategia di resistenza a dispetto della collaborazione tra i Paesi occidentali e alcuni Stati della regione per farle cambiare posizione». Dall’inizio della rivolta, 17 mesi fa, il regime di Damasco accusa i ribelli che affrontano l’esercito regolare, di essere ”terroristi armati” al soldo degli stranieri. Assad accusa, inoltre, Paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia di finanziarli e di armarli per seminare il caos nel Paese.

CONFERENZA DI TEHERAN – Nel corso della conferenza dei “Paesi non Allineati” che si tiene a Teheran, promossa dal governo degli Ayatollah, l’Egitto ha difeso la proposta di creare un gruppo regionale di contatto sulla Siria che includa anche l’Iran, ritenendo che Teheran debba «essere parte della soluzione» alla crisi siriana: lo ha dichiarato il portavoce della Presidenza egiziana, Yasser Ali. «Risolvere il problema siriano richiede la presenza di tutte le parti attive nella regione» ha spiegato Ali, sottolineando come Teheran sia un «alleato influente» del regime di Damasco. La proposta di un gruppo di contatto regionale (che includerebbe anche Arabia Saudita e Turchia) era stata avanzata dal presidente egiziano, Mohammed Morsi, in occasione del recente vertice dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica alla mecca, e l’Iran aveva fatto sapere di «accogliere con favore» l’iniziativa del Cairo.

IRAN – Il ministro degli esteri iraniano Ali-Akbar Salehi ha fatto appello ai Paesi Non Allineati, che partecipano al summit di Teheran, a respingere le sanzioni imposte dall’occidente contro il sua Paese, accusato di costruire armi nucleari. L’Iran è soggetto a cinque risoluzioni delle Nazioni Unite, quattro delle quali contemplano sanzioni al rifiuto opposto da Teheran di fermare le sue attività di arricchimento nucleare. «Noi sottolineano -ha detto il ministro- la natura pacifica dei nostri programmi nucleari, non vogliamo affermare niente di più che i nostri legittimi diritti a questo riguardo e respingiamo i doppi standard usati dalla Iaea – L’Agenzia delle Nazioni Unite per l’energia nucleare – e dalle agenzie delle Nazioni Unite ad essa collegate».

IRAN/EGITTO – L’Iran ha espresso la speranza che la visita del presidente egiziano Mohammed Morsi, la prossima settimana, porti a una ripresa delle relazioni diplomatiche dei due paesi a pieno ritmo. «Noi siamo quasi certi -ha detto il portavoce del ministro degli esteri Ramin Mehmanparast- che i rapporti tra Teheran e Cairo si amplieranno». Morsi è atteso in Iran per partecipare alla riunione dei capi di stato e di governo nell’ambito del summit dei paesi non allineati e per il passaggio delle consegne della presidenza dall’Egitto al Paese degli Ayatollah. Iran ed Egitto non hanno formali relazioni diplomatiche dalla rivoluzione di Khomeini del 1979 e dalla firma da parte del Cairo del Trattato di pace con Israele.

LIBANO – Con l’inasprirsi della violenza in Siria e gli scontri registratisi a Tripoli, nel nord nel Libano, aumenta l’incertezza in merito alla prevista visita del Santo Padre nel Paese dei Cedri. La speranza della Chiesa maronita libanese, di diversi esponenti delle chiese locali, dei leader cristiani e musulmani moderati che vogliono il dialogo, è che il Papa vada in Libano come previsto dal 14 al 16 settembre. Nelle ultime ore il patriarca maronita libanese, Bechara Rai, la più alta autorità ecclesiastica del Paese, in merito agli scontri in corso a Tripoli del Libano fra sostenitori e oppositori di Assad, ha detto che «la spirale di violenza e di guerra è inaccettabile». E’ anche inaccettabile ha aggiunto monsignor Rai, che «Tripoli diventi un campo di battaglia in ragione delle divisioni legate alla crisi siriana, Tripoli non è una città di estremismo religioso». Certo è che in questi giorni anche le componenti musulmane favorevoli alla visita del Pontefice stanno compiendo ogni sforzo perché questo possa realizzarsi. Dal Vaticano fanno sapere che è in corso «una riflessione» che proseguirà anche nei prossimi giorni. Nel frattempo, il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha precisato che i preparativi della visita vanno avanti senza indugio. Anche il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, ha rimarcato che la visita del Pontefice resta in calendario, e anzi ha affermato: «le voci relative a un rinvio dell’evento sono prive di qualsiasi fondamento». Ancora, Tauran, ha espresso un giudizio generale sulla Primavera araba: «A lunga scadenza – ha detto il cardinale – prevedo che porterà a un miglioramento. Nella breve scadenza invece ne dubito. La storia va verso società più aperte, e il motivo è che il mondo in cui viviamo è sempre più interrelato». «La gioventù -ha aggiunto Tauran- utilizza sempre di più Internet e i mezzi di comunicazione sociale, e quindi credo che a lunga scadenza anche il mondo arabo cambierà. Però per il momento sta attraversando una transizione difficile». Il cardinale Tauran è uomo esperto di diplomazia, ha rapporti frequenti con l’Iran, Paese indirettamente coinvolto nella crisi, è infatti alleato di Assad in Siria e vicino al movimento Hezbollah in Libano.

PUSSY RIOT – Due militanti del gruppo “Pussy Riot” che avevano partecipato alla “preghiera punk” contro Vladimir Putin in una cattedrale moscovita hanno lasciato il Paese per sfuggire all’arresto: lo ha annunciato la stessa organizzazione. «I nostri due membri ricercati dalla polizia sono riuscite a lasciare il territorio russo e cercano di reclutare altre militanti femministe all’estero per preparare delle nuove azioni» si legge in un messaggio diffuso sul social network “Twitter”. Il 17 agosto scorso un tribunale di Mosca aveva condannato Maria Alekhina, Nadezhda Tolokonnikova ed Ekaterina Samutsevich a due anni di detenzione in un campo di lavoro per «vandalismo» e «incitamento all’odio religioso»; tre giorni dopo la polizia aveva annunciato di essere alla ricerca delle altre due militanti che il 21 febbraio avevano partecipato all’irruzione nella cattedrale di Cristo Salvatore.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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